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  il racconto

Bacio
di Alexander Iuma

Bacio. Passione, respiro, labbra morbide, occhi profondi, anima viva, confusione, tempo immobile, attimi infiniti, capelli d’oro, pelle, vicino, lontano, vero, speciale, unico, abbraccio, emozione, timidezza, slancio incontrollato, midollo della vita, vita da vivere, sogno di una vita, trasparenza, umori, rubare, convincere, convincersi.
E’ tutto questo. La bacio e non riesco a trovare parole diverse per descrivere la mia vera condizione. Mi vede ora, davvero. No, non mi ha sognato. Le sono davanti, fissa i miei occhi. La tocco, si ritrae. Ha avvertito la mia vita e non le sono passato attraverso. E’ la prima volta. Il verde mi incanta ineluttabilmente. Non ho più difese. Vivo, vivo davvero. Passano attimi che si espandono in eterno. No, non l’eternità che conosco io: quella si osserva. Siamo solo testimoni, passeggeri. No, adesso no lo sono. Le sto di fronte e mi avvicino. Non si difende. Ogni millimetro è un chilometro di emozioni da cogliere: il cuore batte veloce. E’ il mio! Sento il tum tum, sempre più intenso: il ritmo perde la sua regolarità. Ne ho sentiti tanti, il mio mai. Non ho mai provato il calore di toccare un corpo. Non ho mai provato un bacio. Vivo questa vera eternità. Finisce presto, capirò poi. Mi ritraggo. Scappo via. Torno in piazza. La lascio tra mille pensieri e mille perché. Io ne ho qualcuno in più.

Ho caldo. Ho caldo? Come posso aver caldo? Come mai il cappotto lungo nero e stretto di spalle mi procura questo affanno? Cammino spaesato per la piazza. Lontano seduto ad accarezzare una colomba, una figura uguale alla mia: cappotto nero di pelle, occhiali da sole che non lasciano intravedere lo sguardo, capelli stirati all’ìndietro. E’ uno dei miei. E’ Samael.

Accarezza la colomba senza usare le sue capacità. “Devi imparare a capire le cose che ti circondano”, mi dice sempre.
Mi vede. “Hai caldo?” Sono sconvolto, non ho paura di ciò che ho fatto. Troppe e tutte insieme le passioni che mi assalgono. “Come può essere?” rispondo mettendo le mani nei capelli ormai bagnati e spettinati. Si alza. E’ calmo, distaccato. Come sempre. “Hai fatto il salto!” fa un sorrisetto: è compassione o invidia? “Si, Angelo, hai fatto il salto. No, non è come nei film: saltare da un palazzo altissimo. Quella è Holliwood. La realtà è che tu hai provato la vita e ora la vita, quella degli uomini, si è impadronita di te.” Le storie che vanno raccontando, dunque, non sono vere. Il salto è uno stato che ti prende quando decidi di vivere. “Cosa succede ora?” gli chiedo timoroso. “Tra qualche giorno perderai la tua memoria di angelo. Dimenticherai ogni riferimento a questi decenni passati al nostro servizio. La tua mente umana non potrebbe accettarlo e ti porterebbe alla pazzia. Vivrai la vita che hai tanto invidiato agli altri. Sappi farlo. E non credere che farlo sia la stessa cosa che guardarlo fare.” Si, è il mio superiore ma si dimostra un amico. E’ dispiaciuto: la tristezza lo assale.
“Un giorno, senza una ragione apparente, diventerai malinconico. Non saprai a cosa attribuire l’inquietudine. Stai tranquillo è solo la cicatrice delle tue ali che tornerà a bruciarti il cuore.” Lo ascolto, non ho pensieri. Se non quelli di una ragazza che mi ha fatto impazzire.
“Ti affideremo ad una persona per questo primo periodo. Non potremmo lasciarti da solo in questo mondo di matti. E quando la tua memoria sarà completamente volata via, avrai un angelo che ti guiderà, ti vedrà vivere e ti sarà accanto in silenzio. Buona fortuna, Angelo.”
Va via, lo seguo con lo sguardo e mi tornano in mente una canzone:

Un giorno, lontani, torneremo a vivere.
Il corpo stanco di sale approderà alla riva.
La malinconia strazierà il cuore per il mare lasciato.
Le nuvole seguiranno i miei pensieri.
Il cuore capirà, la mente capirà.
Torneremo a viaggiare per nuove rotte:
il sole seguirà indomito la nostra passione.
Di notte le stelle testimonieranno silenziose.
La luna mi ricorderà di te, abbandonata per una
Insana voglia di viaggiare.
Sarà triste. Tanto. I gabbiani capiranno.
Tu capirai. Io no. Vado via, sempre. Torno. Mai.
Non bisognerebbe viaggiare quando si sta cosi.
Non bisognerebbe chiedere clemenza al mare.
Buon amico, fidato e silenzioso.
Torneremo a viaggiare, un giorno. Ti abbraccerò di nuovo.
Un giorno.

(“Testi sparsi su ghiaia marina”, Alexander Iuma, inedito)


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