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Canto notturno di un vecchio marinaio Partì un giorno d’Ottobre. Nessuno sapeva che non sarebbe più tornato. Abrham Coleridge. Così si chiamava. «Capitano, il vento è a noi favorevole» Partì un giorno d’ottobre. Il mare lo attendeva. Nessuno sapeva che non sarebbe più tornato. Celine, la sua donna, ancora attendeva il suo ritorno. Lei non sapeva, non ancora almeno. Non poteva. Il vecchio Abrham le promise che sarebbe tornato, prima o poi. «Tutto ha a che fare con la morte. In quell’istante, sei solo. Te stesso e tutti gli errori della tua vita. E un respiro, l’ultimo. Dopo, il nulla» disse Abrham a Celine il giorno in cui decise che sarebbe partito. «Il mare, solo il mare può rendere meno spaventosa la morte. Devo partire». «Tornerai, vero?» «Tornerò». Erano passati undici anni da quella frase. Alcuni erano nati, molti erano morti. Celine aveva ormai ottantasei anni. Da due riposava e passava ogni suo giorno su di un letto. «Tornerà» diceva a chi con occhi compassionevoli la vedeva fissare la foto del suo Abrham. D’oro l’orecchino di Abrham, d’oro. Glielo regalò sua madre, gitana innamorata di tutti gli uomini e di nessuno, il giorno in cui il vecchio Abrham - allora diciassettenne - disse per la prima volta: «Addio». Disse alla madre che sarebbe partito per trovare se stesso. «Troverai te stesso perdendoti in una donna» le disse la madre, gitana che tanti uomini aveva fatto perdere nel suo letto. «Straniero…i tuoi occhi…me ne farai morire…»
disse una donna. «Io, ho appena iniziato a morire» disse
un uomo con un orecchino d’oro. «Dispiegando i suoi veli giunge silenziosa la notte. Nel suo grembo riposano i miei silenzi, fra le sue labbra quel che resta di tutte le parole infrante». «Come un amante Risveglia le passioni sopite, la sua funerea melodia mi seduce».
Celine è morta. La tua foto tra le mani.
Sei un figlio di puttana. Rilesse la lettera - un’unica frase - e la rilesse
ancora una volta. Silenzio. Il nulla negli occhi del vecchio Abrham, il
nulla. Aprì un cassetto, prese - sigaretta tra le labbra - la vecchia revolver. Tre proiettili.
Salì sul ponte. Lontana, ma sempre più vicina, la fioca luce del faro
sulla costa era sempre meno fioca. Stava tornando a casa. Nessuno ad aspettarlo.
Vento tra i capelli del vecchio Abrham. Era vento del nord. Suonava come
la sua Celine. - Caricò la sua vecchia revolver -. Celine, nome che a
saperlo suonare…nome che adesso era un’unica cosa col vento. Il vecchio Abrham, pistola alla testa. S'udì uno sparo. S'udì del vento. 18 marzo 2007 <- torna all'Archivio racconti |
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