Il Denaro  
racconti
  Home racconti
  Archivio racconti
  Invia il tuo racconto

la libreria del denaro
  Home
  Indice dei libri
  Libri in redazione
  Mediterran_io3
  Iniziative del Denaro

libri dallo scaffale
  Archivio

Google
web
denaro.it
ildenaro.it

 


  il racconto

Come il sole d'ottobre
di Manuela Fragale

Seduto alla scrivania di legno scuro sulla quale spiccavano il ripiano verde e i fogli affiancati da una lampada verde, poneva l'uno vicino all'altro tanti frammenti di ricordi, così come egli - inesperto archeologo della memoria - li aveva trovati, senza curarsi di ordinarli cronologicamente.
Le tessere si affiancavano piano piano; a volte restavano piccoli spazi vuoti - incolmabili lacune del tempo -, spesso i frammenti coincidevano alla perfezione e creavano un impianto musivo prezioso e di rara bellezza. Le parole desuete seguivano quelle di uso corrente; la calligrafia palesava il tratto di una mano non più ferma; il passato riaffiorava e si impadroniva del foglio debolmente illuminato dal sole d'ottobre che filtrava dalla finestra.
Si alternavano una vena di malinconia e sprazzi di allegra giovinezza. Come il sole d'ottobre - non più cocente, ma splendido nell'azzurro delle "ottobrate" - che ha visto i boccioli schiudersi al tocco carezzevole della brezza e i frutti maturare, e che tende a indebolirsi sempre più: così era il sole interiore che faceva capolino tra le parole.
La penna ripercorreva il cammino delle genti, le vicende di generazioni, la favola triste dei suoi avi, eredi disconosciuti di una famiglia di baroni, che sognavano di riprendere possesso di un antico castello a picco sul mare.
Rivedeva se stesso bambino intento a giocare con un carrettino di legno nei vicoli stretti del paese e ad ascoltare suo nonno paterno, profondo conoscitore della storia calabrese, raccontare con entusiasmo le vicende della famiglia. Quante volte era rimasto affascinato da quel racconto che si snodava attraverso le campagne e il mare! Affiorava nella sua vecchia ma lucida memoria un altro nostalgico ricordo che lo riportava indietro all'età di undici anni: il primo fiabesco viaggio in treno. Pur essendo durato soltanto mezz'ora, si era rivelato davvero divertente poiché, guardando dal finestrino, aveva potuto trastullarsi nell'osservare gli alberi, i contadini intenti ai lavori campestri, le greggi che pascolavano, le belle e semplici casette bianche dai tetti rossi. Gli era parso che tutti - come mossi da un vento impetuoso - volassero e si allontanassero a velocità sostenuta mentre il treno restava incredibilmente fermo. Vinto dalla curiosità, aveva chiesto spiegazioni a suo padre ma, improvvisamente, un signore anziano dall'aspetto elegante dal volto burlesco dai lunghi baffi candidi gli aveva risposto: "ragazzo, scappano tutti perché hanno paura di essere sporcati dal fumo della locomotiva".
Il sole d'ottobre regalava uno straordinario viaggio oltre lo spazio e oltre il tempo all'inesperto archeologo della memoria, il quale portava negli occhi lo spettacolo, semplice e maestoso nel contempo, delle colline ricche di alberi di pero e delle montagne che in inverno si adornavano di rossi arabeschi di fichi d'India e mandorli in fiore. Bastava salire i gradini - ricordava - per arrivare sul bastione e lasciare che la vista spaziasse sulle stradine tortuose fino a raggiungere il mare.
Ripercorreva mentalmente i vicoli stretti del paese che conducevano dall'alto muro ricoperto di capperi alla chiesetta nella cui facciata era incassato il bassorilievo di un sarcofago medievale; proseguiva fino alle arcate del castello, fatto erigere da Roberto il Guiscardo, la cui cinta muraria caratterizzata dai merli chiusi risplendeva nel sole d'ottobre.


<- torna all'Archivio racconti