Conobbi Zazzà, o meglio il conte Federico Sciattapalloni detto don Zazzà, nel 1971, io avevo poco più di dieci anni,ero una formosa e sviluppata ragazzina dai calzini bianchi e la gonna a scacchi.
Don Zazzà abitava nel quartiere Sanità ma spesso veniva da papà a farsi visitare.
"Babbo mio", era nato e cresciuto in quel quartiere e aveva amicizia di lunga e felice data con la famiglia di Zazzà.
Tutti "guappi" per discendenza, per obbligo morale verso una società ingiusta e per...ottemperare alla giusta eredità dei nonni e bisnonni di originale "fariniello"...
Vi domanderete che significa? "O ' Fariniello" è un giovanotto di discreto aspetto e poca cultura, possibilmente con i baffi alla Clark Gable, che con fare quasi parigino, (...? ) corteggia ragazze, piccirelle, signorine e signore di mezza età, tutto fa brodo...perchè lui, il fariniello, è predatore,cacciatore ,all'ennesima potenza, tigre, leone coccodrillo e all'occorrenza... ippopotamo di grosso peso e dimensione...
Ma torniamo a noi, Don Zazzà si recava nello studio di papà sempre lo stesso giorno alla stessa ora, ogni settimana, sempre accompagnato dai suoi "scagnozzi" ,una specie di segretari- guardia spalle- scacciaguai, che il padre suo, il Conte Gennaro Sciattapaloni, settantenne guappo in pensione, gli aveva messo alle costole per evitargli guai. (E che guai!)
Naturalmente,il giovedì lo studio di mio padre non era frequentato da molte persone, solo qualche vecchia signora molto fissata con malattie che non aveva, e qualche rappresentante di case farmaceutiche.
Papà sapeva il vizietto di Don Zazzà di correre dietro le gonnelle, e sapeva anche ,che don Zazzà era perseguitato (poverino), da non pochi mariti gelosi, che avevano come arma unica e sola, (non potendo far di più di fronte a tale guapparia): la bestemmia...
La sana, unica, completa ed irripetibile BESTEMMIA...
Spesso passando per case e palazzi, bassi e villette signorili, sentivi ad alta voce volare la parola:" mannaggia quà e mannnagia là ..."tutto riferito a Don Zazzà...
Naturalmente Il Conte Federico Schiattapalloni non sapeva nulla della bestemmia l'unica arma del popolo cornificato, e beato di lui stesso, amante della sua bellezza sopraffina, viveva come nelle favole, felice e contento.
Fino a quel pomeriggio che si avventurò nello studio del mio babbo, dove guarda caso mi trovavo anche io, seduta in sala d'aspetto ad aspettare la "paghetta" che mio padre mi doveva elalgire appena si liberava della vecchierella con l'otite cronica.
Aspettavo così da oltre venti minuti, avevo anche accavallato le gambe per sembrare un poco più signorina ,quando don Zazzà che era seduto due poltroncine dopo di me, cominciò a raccontare alla sua guardia del corpo di... Carmela la pizzaiola, bruna, bella, carnosa come una bistecca al sangue, giovane e fresca prossima preda.
Lo osservavo incuriosita e affascinata, primo, perchè era un discreto giovanotto, poi perchè la signora Carmela Esposito era la mamma di Francesco il mio compagno di classe.
Sentii attentamente tutto il discorso di Zazzà, i commenti degli "scagnozzi", e ruotai bene bene le antenne quando sentii parlare Don Federico Schiattapaloni di come avrebbe fatto a sedurre la bellissima Carmela.
Non aveva molta fantasia, devo dire la verità, infatti prendendo spunto all'incontraio,dal famoso film interpretato dalla Loren e dell'anello che fu nascosto nella pizza, decise di recarsi il giorno dopo nella pizzeria della vittima designata e di nascondere un anello da mignolo nella pizza per poi, in un primo momento accusare la pizzaiola del furto, e in un secondo tempo, quando questa, confusa ed impaurita avesse chiesto pietà, ricattarla minacciandola di farla andare in galera se lei non avesse acconsentito ad una passeggiata nella sua casa di campagna.
Tutto era pronto secondo il famoso fariniello.
Fu un lampo, un guizzo di serena e sana vendetta che pervase il mio animo di bimba... decisi di rinunciare alla paghetta, per il momento e salutando a testa bassa tutti i presenti nella saletta decisi di andare da Francesco a raccontargli tutto.
Francesco non ci mise molto a credermi, aveva già notato che Don Zazzà, spesso mangiava la pizza nella sua trattoria e che guardava molto assiduamente sua madre.
Decidemmo il piano di vendetta.
L'indomani Federico si accomodò nella pizzeria e si sedette sulla sedia della tortura.
Francesco in persona gli propinò una birra al lassativo, una enormità di gocce scesero nel suo bicchiere forse trenta o quaranta...non ricordo, so solo che un solo flacone non bastò.
Don Zazzà, iniziò ad impallidire sempre di più, le sue mani sudatissime afferrarono l'addome, quello alto e quello basso, si contorceva sulla sedia quando un olezzo fastidioso e nauseabondo pervase e sostituì l'odore della pizza...
Iniziarono tutti a ridere, la signora Carmela non capì subito quello che stava succedendo...
Si accorse solo che Don Zazzà dopo la brutta figura si ritirò nella sua casa di Benevento a circuire streghe e corvi neri...