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Juliette (bianco) era la più scatenata. Ballava senza ritegno, e con una teatralità istrionica da riderne e da divertirsi. Prese per la mano a Pit (bianco) e lo invitò a scuotere Leo (nero) che sembrava abbacchiato, culo moscio su quella poltrona spellata. Storia di donne, si diceva; più probabilmente storia di J&B. Imma (bianco) sapeva parlare di filosofia, aveva letto Poe e Machiavelli, Kerouac e De Sade; Pablo (nero) aveva soltanto letto fumetti, di ogni genere, e ascoltava musica pop che tanto dava fastidio a Franz (nero), che possedeva una cultura nel genere e non tollerava grossolanità. Il viaggiatore, Al (nero), e la danzatrice sognante Angela (bianco). Sopratutto spiccava la storia d'amore fra Nando (nero) e Violet (bianco). Questo rapporto aveva appassionato ogni altro del gruppo e i due erano voluti bene, tutti tifavano per loro. E nessuno, nessuno immaginava che le loro crisi potessero essere serie, potessero fare storia. E se proprio può esistere un fratello adottivo della felicità, un'ombra artificiale di questa chimera mostruosa... allora vi giuro che quella esisteva in quel piccolo piccolo parallelepipedo. Le solite sei pareti, sì, ma un incrocio talmente beato di emozioni condivise e ricordi trasmessi da sguardi o da risate durate sempre troppo, da suscitare invidia, invidia e solo invidia.. Marica (bianco) filtrava le depressioni di tutti attraverso la sua immensa capacità di immedesimazione. E Phil (nero), Lionel (nero) e Francois (bianco) erano passati dalle sue parole, avevano dipeso da un suo sguardo, avevano venerato le sue orecchie, che tanto sapevano ascoltare. Poi, d'improvviso, a scansione angosciosamente irregolare, questi 24 brillanti attori di sè stessi erano costretti bruscamente ad interpretare un demone. LUI li prendeva tutti (le prendeva tutte) e li disponeva sempre nello stesso schieramento. Lui toccava solo quelli più chiari, e il secondo orco di turno, il secondo burattinaio della miseria, toccava solo quelli più scuri. Istigate ad uccidersi, per gioco, ogni volta. E sarebbe stato meglio uccidersi una volta sola, che diamine! Macchè. Aggrappati alle loro facce conosciute, lisi e consunti dalle maschere di una tragedia dal finale irrilevante ma di certo stupido. Se solo esistesse un cugino malefico dell'inferno, quello era rappresentato da quelle voci spettrali orchesche; e se solo esistesse un gioco inventato da Satana in persona per rendere cruda l'espiazione di un'anima innocente, per un peccato non commesso, beh... quello era rappresentato da quel confronto 12-12. La dama, la chiamavano. Uno di loro scrisse, in una pagina mai esistita: "E pure col tempo avevamo capito che bisognava prenderla con ironia, sapersi uccidere con garbo, e bestemmiarsi addosso con autoconsapevolezza, addirittura distacco. Ma da soli, in quella scatola, avevamo imparato a possedere dei sensi, e troppa troppa fame di noi ostacolava anche il solo e naturale farsi coraggio tra amici. Ogni testardaggine, ogni sogno, ogni miseria, ogni ricchezza, veniva annullata da un gioco a farsi male. Da un pezzo di risibile competizione. Orrore. Per me, Jacob (nero), l'unica dama sarebbe rimasta dell'altezza di una sola pedina, dal nome di Gemma (bianco), amore mio, che, fosse l'ultima bugia che dirò, porterò fuori da questo posto". <- torna all'Archivio racconti |
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