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  il racconto

Il Sazio Animale
di Anita Vestuto

L’acqua, nel ruscello correva dolce e conversava con i ciottoli alla riva, i pesci, nuotavano tra le erbette ed altri piccoli animali, mescolandosi tra loro in una sana e fresca confusione…
Due lucertole in amore, gli occhi negli occhi, assaporavano con il corpo e la mente, nei ritmi incessanti di un ballo arcaico fatto di colpi di coda e di morsi, l’istante meraviglioso dell’accoppiamento; più in là, accanto a ghirlande di fiori, melograni, mele, rosse fragole di bosco e rovi pieni di more mature, un Sazio Animale, né maiale né cinghiale, non equino non bovino, contemplava il paesaggio dall’alto di un mucchio di legna secca dove si era momentaneamente seduto…
Quasi un poeta… muoveva la grossa bocca carnosa come a voler fissare con parole, la magia del momento e in versi incomprensibili, declamare al cielo e alla luna l’amore per il luogo e le bellezze circostanti …

Mamma Orsa e i suoi piccoli, scesero la collina a passi frettolosi, percorsero il pendio, salutarono il grande albero di rovere e l’olmo solitario, spizzicarono al volo qualche bacca colorata, bevvero un po’ d’acqua fresca …
Da poco, Mamma Orsa aveva partorito, la voracità dei suoi piccoli la fece uscire dalla tana prima che il buio catturasse la sua stessa paura, quella paura che non le permetteva quasi di dormire, quasi di mangiare, controllava i piccoli ora dopo ora, che stessero bene, che avessero mangiato a sufficienza, in una fobia quasi maniacale li leccava a notte fonda per lasciarvi il suo odore, la saliva, nel caso si fossero persi il giorno dopo.

E lì dal pendio, nella discesa affannosa scorse il poeta…il sazio animale, né cinghiale né maiale, non bovino non equino…
Passò la lingua più volte intorno alla bocca, come già ad assaporare la succulenta preda.
Con un “silenzioso” grido, scansò i piccoli e li fece eclissare sotto gli ultimi rami di un pino.
La sua “carica”, la corsa spasmodica che fece per acciuffare lo strano animale, fu tutt’altro che silenziosa: forse la stanchezza del parto, le notti insonni, chissà… Mamma Orsa cadde dal pendio e non si rialzò più.
I piccoli orsetti le corsero incontro e disperati le stettero vicino molto tempo, fino a quando si resero conto che era morta.

Il poeta, lo strano animale, né cinghiale né maiale, non equino non bovino, li trovò allacciati alla madre nell’ultimo abbraccio d’amore.
Non fu per lui difficile farsi seguire dai piccoli affamati e non difficile fu per lui procurarsi cibo e un ritrovo per la notte.
Non fu per i piccoli difficile, amare il poeta, lo strano animale che parlava ai ruscelli e amava l’amore …


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