L’acqua,
nel ruscello correva dolce e conversava con i ciottoli alla riva, i pesci,
nuotavano tra le erbette ed altri piccoli animali, mescolandosi tra loro
in una sana e fresca confusione…
Due lucertole in amore, gli occhi negli occhi, assaporavano con il corpo
e la mente, nei ritmi incessanti di un ballo arcaico fatto di colpi di
coda e di morsi, l’istante meraviglioso dell’accoppiamento;
più in là, accanto a ghirlande di fiori, melograni, mele,
rosse fragole di bosco e rovi pieni di more mature, un Sazio Animale,
né maiale né cinghiale, non equino non bovino, contemplava
il paesaggio dall’alto di un mucchio di legna secca dove si era
momentaneamente seduto…
Quasi un poeta… muoveva la grossa bocca carnosa come a voler fissare
con parole, la magia del momento e in versi incomprensibili, declamare
al cielo e alla luna l’amore per il luogo e le bellezze circostanti
…
Mamma Orsa e i suoi piccoli, scesero la collina a
passi frettolosi, percorsero il pendio, salutarono il grande albero di
rovere e l’olmo solitario, spizzicarono al volo qualche bacca colorata,
bevvero un po’ d’acqua fresca …
Da poco, Mamma Orsa aveva partorito, la voracità dei suoi piccoli
la fece uscire dalla tana prima che il buio catturasse la sua stessa paura,
quella paura che non le permetteva quasi di dormire, quasi di mangiare,
controllava i piccoli ora dopo ora, che stessero bene, che avessero mangiato
a sufficienza, in una fobia quasi maniacale li leccava a notte fonda per
lasciarvi il suo odore, la saliva, nel caso si fossero persi il giorno
dopo.
E lì dal pendio, nella discesa affannosa scorse
il poeta…il sazio animale, né cinghiale né maiale,
non bovino non equino…
Passò la lingua più volte intorno alla bocca, come già
ad assaporare la succulenta preda.
Con un “silenzioso” grido, scansò i piccoli e li fece
eclissare sotto gli ultimi rami di un pino.
La sua “carica”, la corsa spasmodica che fece per acciuffare
lo strano animale, fu tutt’altro che silenziosa: forse la stanchezza
del parto, le notti insonni, chissà… Mamma Orsa cadde dal
pendio e non si rialzò più.
I piccoli orsetti le corsero incontro e disperati le stettero vicino molto
tempo, fino a quando si resero conto che era morta.
Il poeta, lo strano animale, né cinghiale
né maiale, non equino non bovino, li trovò allacciati alla
madre nell’ultimo abbraccio d’amore.
Non fu per lui difficile farsi seguire dai piccoli affamati e non difficile
fu per lui procurarsi cibo e un ritrovo per la notte.
Non fu per i piccoli difficile, amare il poeta, lo strano animale che
parlava ai ruscelli e amava l’amore …