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  il racconto

La Chiesa di San Giorgio
di Emilia Filocamo

Sono arrivato: il mio viaggio è finito, Marisa. Non avverto la stanchezza, la confusione dei giorni scorsi: improvvisamente le mie gambe, così deboli, riescono a stare in piedi con ostinazione, a salire, un gradino dopo l'altro, e i miei occhi, che da tempo fanno fatica a rimanere aperti e si addormentano anche in mezzo alla gente, hanno ancora voglia di vedere, di scoprire, di guardare oltre, e di stupirsi.
La scalinata della Chiesa di S. Giorgio è una terrazza sulla città, e le luci, infinite, sanno di presepio.
I motorini e le auto, sfrecciano impazziti sulla via principale, ed i ragazzi, in questa sera lattiginosa di aprile che accarezza la pelle, ridono e cantano.
E' così bella Modica, anche se oggi mi sembra diversa, così piena di vita, rumorosa ed allegra, con le vetrine dei negozi lucide ed invitanti, con la musica che sale da qualche piazza ed inonda le vie.
Ti piaceva stare seduta qui, su questi gradini, proprio come quei ragazzi: io ti aspettavo, arrivavo sempre in anticipo, poi ti vedevo spuntare da quella stradina, a passo svelto, con i capelli lunghi e scuri raccolti in una coda morbida, il sorriso pulito ed ingenuo, il golfino giallo appoggiato sulle spalle. Quanto eri freddolosa! Arrivavi veloce e silenziosa, mi parlavi, ma i tuoi occhi si sollevavano dal mio viso e si guardavano intorno preoccupati " se arriva mio fratello, se arriva mio fratello..." continuavi a ripetere ansiosa. E io, imbambolato e perso di te , continuavo a fissarti, a benedire questa terra che ti aveva fatta così bella e rara. La pietra bianca delle strade diventava incandescente con il bacio del sole: ed in quel bianco spuntavano le finestre di Modica sorda e l'orologio della piazza e le biciclette dei bambini. Gli Iblei rimanevano morbidi ed azzurri nel giorno, come dei giganti addormentati.
Ed amavi il mare: allora, un giorno, ti ho portata al mare. Una piccola fuga, sulla sabbia umida di settembre, io mi avvolgevo i pantaloni sulle caviglie, mi piaceva sentire il bacio tiepido delle onde, e ti dicevo: " dai, scendi! Vieni qui!". Ma tu niente. Ostinata. A te bastava rimanere seduta sulla sabbia bianca ed inoffensiva, ti bastavano quel vento profumato che ti accarezzava i pensieri, e l'orizzonte, che, con il tramonto, si allagava di rosso ed arancio..
E il primo giorno che ti vidi? Ricordi , Marisa, ricordi? Era domenica, la gente usciva dalla Chiesa dopo la Messa, anche Don Ele, con i tre chierichetti.
Eri una bambola con gli occhi verdi , con un fazzoletto di merletto sulla testa, più alta ed infinitamente più bella delle tue compagne, non sapevo come avvicinarti, con quale parola iniziare un discorso, mi tremavano le labbra: quella mattina, stordito, ricordo solo di aver detto " è un angelo". Non ti conoscevo, come avevo fatto a non vederti, a non accorgermi di te? E, improvvisamente, mi sentivo goffo, sgraziato, con quei pantaloni sdrucidi, le bretelle di mio padre, la coppola sui capelli irti e capricciosi: perchè un cigno, anzi, il più bello dei cigni, avrebbe dovuto notarmi? E, invece...
Avevamo un posto tutto nostro, a Modica : quella scalinata della Chiesa di San Giorgio con le campane che impazzivano a Pasqua ed a Natale. Avevamo i balconi colmi di fiori che occhieggiavano sulle vie, le pastiere di carne servite ai tavolini dei bar nei giorni di festa, avevamo il nostro amore.
Poi, un giorno, tuo fratello ci ha scoperti : sei scappata via, spaventata. Io non ho detto niente. Pensavo che non ti avrei rivista mai più.
Ma tu mi hai cercato. Marisa Fichera diventava mia moglie, in una uggiosa giornata del quarantasette, con le strade di Modica lucide di pioggia ed uno sbuffo di nuvole scure nel cielo, un bouquet di fiori di campagna nella mano destra ed un vestito semplice.
Ecco, Marisa: volevo tornare qui, in questa città di marzapane e chiese, di ricordi e mandorli. Perchè so quanto ti è mancata, e so quanto hai sofferto nello svegliarti sotto un cielo che non era più il tuo, ma quello di una periferia pallida della Germania: tu volevi il sole, volevi il tuo mare, e le tue spiagge. Ma mi hai seguito, perchè mi amavi.
Ora non sei più con me , ma so che puoi vedermi: vivere senza di te è la mia fatica e la mia pena più grande. Sono un vecchio buono a nulla che crede di rivederti davanti a questa scalinata, con il golfino giallo sulle spalle ed una parola dolce da sussurrarmi.
La sera spegne Modica, è silenzio, improvviso, ed il tuo sorriso di madonna di porcellana mi guida dal Cielo.


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