Sono nato con due settimane di anticipo, di domenica, in una bella mattina d'aprile. Mia madre, come spesso mi ha raccontato, se ne stava tranquilla con i capelli fatti ad aspettare che papà la accompagnasse a Messa: il sole non aveva ancora cominciato ad arroventare il paese. Poi, all'improvviso, le doglie, il dolore, l'attesa.
Sono nato con lo scirocco: lo scirocco ha scurito le mie guance, mi ha sfinito sul letto nei pomeriggi d'estate. Lo scirocco ci brucia le campagne e gonfia gli incendi come giganti. Mio padre ha sempre saputo predire un giorno di scirocco: diceva di avvertirlo guardando le nuvole, il loro appostarsi silenzioso all'orizzonte, o dal moto del mare che, d'improvviso, diventa più lento, sabbioso, come sabbioso in quei giorni è il colore del cielo.
Ma questo vento che soffia adesso è nuovo: è tra le montagne, nella valle che circonda il paese. Perchè la mia nuova destinazione è un nido di roccia, una prigione di sughero, da cui non vedrò il mare, neanche all'orizzonte. Questo paese, in cui giungo a notte inoltrata, è uno sputo di case sulla montagna, sembra quasi che un artiglio di rapace le abbia poggiate sulla cima e che queste , timorose, se ne stanno una addosso all'altra, terrorizzate, strette: una crocchia grigia di finestre socchiuse, di porte scure e di lenzuola che penzolano.
Qui il vento si infila nei pertugi, nelle gallerie sotto la strada, stordisce gli alberi e torna al cuore con un lamento cupo, straziante: e il mio arrivo si fa lento, infinito.
La piazza è un quadrato storto di panchine e tigli: una fila di botteghe corre sulla sinistra, poi c'è una chiesa, un campanile snello, un bar ed una fontana.
Avevo venti anni quando ho deciso di partire carabiniere: ricordo ancora mia madre alla stazione di Siracusa. Aveva gli occhi gonfi di lacrime, un cappottino verde scuro abbottonato in fretta e senza attenzione, un fazzoletto ricamato tra le mani. Teneva lo sguardo abbassato sulle scarpe, come per nascondere il dolore. La sera prima della partenza eravamo rimasti in piedi tutta la notte: la casa era sveglia, dall'orto alla cucina, tutta Avola si era addormentata e rimaneva viva solo la luce della mia cameretta; in alto, sul lettino c'è il poster dei Propaganda, sul comodino i giornalini di Tex di Pippo Fiducia e la cravatta ancora incartata, l'ultimo regalo di mia sorella Cettina; nel corridoio la bicicletta è poggiata al muro con una ruota sgonfia, Miele, il mio gatto, è acciambellato sulla sedia, e il profumo dei mandorli, se lascio aperta la porta arriva e non va più via . Davanti casa c'è la cinquecento bianca di papà: pulita, passata di spugna, dorme e aspetta che vi entri nuovamente di nascosto per correre in mezzo alle trazzere assetate. E poi, il sabato, le feste da ballo a casa di Lucia, le musicassette di Franco, le scampagnate a Cavagrande, giù per i sentieri in cerca di asparagi, e nonna Santa che ci prepara il pane caldo.
Mi sembra di essere ancora lì, con i calzoni corti sulle ginocchia livide e la polo bianca.
Avevo venti anni quando ho deciso di indossare la divisa: ed eccomi qui solo, con la giacca di panno scuro e la cravatta annodata bene, i capelli corti e puliti sulla nuca, gli occhi stanchi.
Comincia a piovere: le gocce cadono sul parabrezza pesanti e viscide come olio, un cartello mi indica che la caserma è vicina.
Nel portafogli, accanto al tesserino, c'è la tua foto, amore mio.
Vorrei averti accanto : vorrei tenere le tue mani, sentirti ridere, portarti in giro, magari al mare.
Ricordo quando ti ho incontrata: è stato in una piazza come questa, alla sagra, gli alberi erano festoni carichi di luci , e tutto intorno era una giostra di bancarelle di palloncini e noccioline, di zucchero filato e giocattoli, di caldarroste e barattoli da colpire. Ricordo quando ci hanno presentati, come ti tremavano le mani!E come mi guardavi! E' stato allora che ho capito che ti avrei voluta per sempre, con le tue paure ed i tuoi desideri, con le tue labbra schiuse e tenere come petali, con i tuoi capelli capricciosi.
Da qui, questa sera, non vedrò il mare, e non vedrò i tuoi occhi che mi ricordano il mare.
Adesso la luna si sporge tra le nuvole rosse di tempesta ed illumina avara solo un pò di via: la caserma è uno spettro appena tinteggiato , due piani ed un terrazzo.
Buonanotte, amore mio.