E' sera: insieme guardiamo il cielo scurire lentamente, e la luce che combatte, invano, fino all'ultimo istante. Io me ne sto con le braccia conserte, in piedi, accanto alla finestra, quella che hai riparato tu, e spio il passeggio lento del paese, le sfere lucide dei lampioni che, appena accese, sembrano prendere fuoco poco alla volta.
Oggi fa freddo, tanto.Il Terminio ha il naso ficcato fra le nuvole: nuvole bianche, sottili, soffici, di quelle che annunciano e partoriscono la neve. A te piace tanto la neve.
Lucrezia sgambetta e cade nella culla, le ho comprato un nuovo giocattolo, proprio questa mattina: è una buffa mucchina di gomma, tutta rosa che mi squassa e sorprende i timpani ogni volta che le schiaccia il ventre. Ora la tiene stretta fra le mani, apre la bocca contenta, le tira un morso con quei dentini doloranti, poi mi guarda, divertita, stupita, incantata.
Se tu fossi qui non smetteresti di ridere: le ho stretto i capelli in due codine arruffate, le codine sono tenute dai laccetti di spugna verde, i suoi preferiti, e la tutina di nonna Giuseppina le fascia le gambette grosse, tenere. E' un miracolo la nostra bambina: è come questo cielo, come i suoi colori, è un respiro eterno, un soffio leggiadro, una promessa. Ogni tanto le mostro la tua foto che sta lucida sul comodino della camera da letto: lei la indica , agita le braccia, sorride, le si illuminano gli occhi, e mi immagino che voglia dirti tante cose, così, con quel suo modo semplice di esprimersi, di raccontarsi, di sorprenderci, di provare a dira mamma o papà, tra le labbra, sillabando, con un mugolio. E' la foto che ti hanno scattato con i tuoi colleghi prima di partire: hai uno sguardo fiero, deciso, coraggioso.
Dopo cena, ci mettiamo strette strette sotto le coperte, a volte si addormenta su di me, e con la manina si tiene ai miei capelli, li attorciglia fra le dita, come se fossero una ninna nanna, un racconto bellissimo.
"Papà ti vuole tanto bene, papà torna presto": lo sussurro in continuazione quando siamo sole, perchè so che mi ascolta, che mi capisce, che ti sente vicino , che sa, pur non potendo gridare, esprimere, combattere il suo dolore per la tua assenza.
Allora prendo a raccontarle di noi, per ore, del giorno in cui ci incontrammo: di solito accade quando le preparo da mangiare, quando la imbocco. Se ne sta calma, non fa capricci, è una bambina bella e buona, ed ha i tuoi occhi, le tue sopracciglia folte, le tue labbra, persino la forma delle tue mani, le dita cicciottelle.
Quanto silenzio, questa sera. Mi tengo stretta le mani al petto, aspetto che arrivi domani, che inizi un altro giorno, perchè un nuovo giorno è un giorno in meno distante da te. Ma è faticoso, troppo. Soprattutto adesso. Lo so, lo so: la tua missione è lì, tra chi ha bisogno, lì non c'è neve e non ce ne sarà domani, mai. La terra brucia di sole e di odio, la polvere copre tutto , copre il viso, le mani, si mescola alla paura, zittisce il cuore, frena il respiro, impasta la bocca.
Allora mi faccio coraggio, guardo Lucrezia e penso al pomeriggio di agosto in cui è nata, e penso alle sue braccia che ti stringeranno forte fra due mesi, quando tutto sarà finito.
E' sera: Ariosto scodinzola felice accanto al camino, ha una zampetta dolorante e si porta addosso gli anni con dignità. Era un bastardino ghiacciato, nascosto nell'immondizia sulla strada buia verso Montella, accecato e terrorizzato dai fari delle auto.Tu lo hai raccolto, gli hai regalato una casa ed un nome.I nostri amici continuavano a dirti che non era un granchè, che come cane era piuttosto goffo, sgraziato. Ma per te, per noi è il più bello degli animali, la più armoniosa delle creature. Anche lui ti aspetta. Se qualcuno si avvicina al giardino, corre trafelato alla porta, si solleva e crede di vederti. Poi si ravvede, capisce, china il capo e torna al suo posto.
Abbi cura di te, laggiù. Ricorda che ti aspettiamo, che non smettiamo di pensare a te e al tuo sorriso.
Ecco, Lucrezia si è addormentata: il respiro è calmo, caldo, la mucchina ancora stretta nella mano destra.
E' un angelo che aspetta il suo papà. Papà il soldato. Papà l'eroe.