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Mani di Maddalena Lonati 14-04-06 "Non puoi lasciare Marrakech
senza aver provato le sue mani." Il viso del vecchio si trasfigurò
in un sorriso malizioso, la pelle rugosa cotta dal sole e i radi denti
gialli sembravano appartenergli solo per incidente. Era giovane, di nuovo
giovane, e attratto da quel sottile piacere sensuale. Ero a Marrakech
da una settimana, il suo fascino torbido e decadente mi aveva ammaliata,
e quella che doveva essere una semplice tappa lungo un articolato itinerario
rischiava di diventare la mia dimora. Almeno per un po'. Ero partita con
le idee confuse ed il bagaglio leggero, seguendo quell'irrequieta voce
che mi ripeteva :"Lascia tutto, è tempo di rigenerarsi."
Ciclicamente la vocina mi pungolava, ed io le avevo dato retta trasferendomi
per un anno in una Parigi un po' bohémien e poi in una nevrotica
New York. Tutto ciò che mi occorreva era dentro la valigetta nera:
un portatile pronto ad accogliere le mie storie. Il resto poteva attendermi
a tempo indeterminato. Il primo giorno avevo incontrato il vecchio, ed
ora non potevo più rinunciare al suo the alla menta. Emanava il
fascino antico della sapienza orale, ed io lo seguivo ipnotizzata nel
frastuono dell'odoroso suk. Varcando la soglia fui stordita dall'intenso
profumo di mirra, era una stanza minuscola e densa di decorazioni. Alle
pareti decine di mani fotografate, tutte ornate di henna. Lei, completamente
celata da veli variopinti, più per vezzo che per necessità,
mi studiò con i suoi grandi occhi d'inchiostro. Un lieve movimento
dell'esile polso per indicarmi il lettino ed un silenzio eloquente. Mi
spogliai ed attesi. Mi versò il tiepido olio berbero sulla schiena
ed iniziò a prendersi cura di me. Non era un semplice massaggio,
le sue mani cannella erano quanto di più soave e sensuale si potesse
sognare. Con una voce un po' gutturale ed una cadenza da nenia mi spiegò
dell'albero delle capre da cui si ricava quell'olio fragrante che trasforma
la pelle in seta, ed io diventai acqua fra le sue dita sapienti. Ero fuori
dal tempo e dallo spazio, i rumori indistinti del mercato mi cullavano,
e polvere di luce mi accarezzava dalla stretta finestra. Divenne una dipendenza.
Ogni giorno, quando il cielo sanguinava e gli incantatori di serpenti
affascinavano i turisti, io interrompevo le storie del vecchio e mi abbandonavo
alle sue mani. Allora sembrava che le mie parole uscissero dal luogo segreto
in cui le custodivo, bisbigliavo con lentezza le frasi che avrebbero trovato
riposo tra le pagine mentre lei mi impastava il corpo. Le vicende del
vecchio, filtrate dalla mia fantasia, si inanellavano sulle mie labbra
appena dischiuse, ed io ringraziavo la sorte d'aver trovato la giusta
alchimia per poter continuare a creare. Le mani rugose del vecchio gesticolavano
agilmente mentre mi narrava di quel passato misterioso ed idealizzato,
le sue mani tatuate scorrevano abili sulla mia pelle lucente d'olio, le
mie ricadevano scomposte e rilassate nel benessere. Non sono più
partita da Marrakech, le mie mani continuano a digitare veloci nelle notti
stellate, e la mia impaziente voce interiore resterà in silenzio
sinché la mia ispirazione non si sopirà. Solo allora potrò
stringere le loro mani per l'ultima volta senza rimpianti. <- torna all'Archivio racconti |
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