Un cielo coperto di nuvole, un giorno che non avevo pensieri di grande importanza.
Non chiedevo impegno a nessuno, solo affetto che partiva ed arrivava a me stessa.
Un Angelo mi incontra per strada chiedendomi cosa fosse la vita, io non seppi rispondere.
Così ci salutammo, ma ci saremo incontrati di nuovo, ed io avrei saputo rispondere.
Intanto il mio tempo passava, e la mia vita non era il soggetto di una commedia teatrale di cui ero spettatrice, ma un semplice foglio rosa strappato da un diario, scritto con le mie lacrime ed i miei sorrisi.
In effetti in quei giorni i sorrisi erano aumentati: le mani che volevo mi accarezzavano, gli occhi che chiedevo mi parlavano, il cuore che amavo mi rispondeva.
E mia sorella non faceva altro che stare dentro di me e con me.
Stavo bene.
Il mio amore, però, era troppo per fluire in un unico essere fantastico, così da riversarsi dentro di me in un’altra forma.
Nei tuoi occhi vedevo già la luce delle albe rosee come la tua pelle, profumate di novità e bene.
E già lacrimavo.
La felicità si paga amaramente, ma il prezzo che ho dovuto scontare io per il mio benessere è stato davvero salato.
Non conoscevo più niente, la mia mente non accettava richieste e rifiutava risposte.
Solo il mio elfo riuscì a farmi sentire l’anima più leggera, dicendo che tutto sarebbe andato per il verso giusto, era tutto ok, era tutto ok, era tutto ok…
Una festa, un gioco, una serata da favola, una notte di magia, di pensieri che volavano altissimi, mano nella mano con le emozioni di un cuore innamorato.
Efil, appena il suo palmo sfiorò il mio, sentii la vita abbandonarmi e poi corrermi incontro, veloce.
Le dita divennero messaggi delle vite trascorse insieme, degli istanti di bellezza ed armonia, di saltelli nelle tenebre del paradiso… Stralci di frasi rubate ad altre vite, muri che crollavano, e sulle colline dolci che sovrastano i suoi mari vedevo perle di sudore- o lacrime dell’anima…?
Un attimo che valeva dieci delle mie vite, e le avrei date.
Facemmo l’amore tutta la sera, ma avevamo già ascoltato i nostri battiti decifrare i mattoni dei nostri palazzi di cemento armato.
Mancava il coraggio, la paura era folle, ma lui era il mio elfo, ed io l’amavo, e diceva che era tutto ok.
Sentivo attraverso di lui le mie sensazioni che si moltiplicavano, giravano attorno al sole, danzavano di una danza tribale, primitiva, dell’Eden.
Eppure lui non faceva altro che mostrarsi a me, in tutta la sua semplice bellezza e nella sua disarmante fragilità, tanto che a volte avevo paura di spezzargli le ali con un bacio troppo profondo, e la paura tornava ad aleggiare nella mia mente e nel mio cuore, ma lui non aveva bisogno di sentirmi parlare, e mi sussurrava un dolcissimo “andrà tutto bene, tutto bene, è tutto ok”.
Non so cosa avrei fatto se non avessi avuto la forza della sua sincerità e dei suoi sentimenti, mentre pensavo alle tue mani tenere ed ignoranti.
Quando parlavi con Efil anche tu sobbalzavi nell’accorgerti del suo amore.
Il vento soffiava ancora per il verso giusto, ed io non mi accorgevo che crescevi, ma nel frattempo già ti ascoltavo…
Efil era accanto a me, con la testa sul mio petto, i pensieri nei miei ed il cuore offuscato… Forse anche lui sentiva qualcosa…
Avevamo già visto monumenti antichi, prati fioriti, sentimenti che prendevano forma…
Avevamo condiviso giacigli sotto i salici, ore vitali e vibrazioni vitree, ma ci mancava l’infinito moltiplicato per due.
La strada era ancora lunga e tortuosa, ma la spinta ci veniva data dal desiderio comune di prendere le stelle, sapendo che scottavano, bruciavano, ma brillano ancora di luce propria, così come te che ormai sei la fonte primaria dei miei pensieri.
Avevo una voglia esagerata di passare il resto della mia vita esattamente così come avevo passato quei mesi di innocenza e purezza, nella cristallinità del mio amore per Efil e della giustizia delle cose che facevo.
In questo mi appoggiava come sempre Amina, ormai i miei gesti sono relazionati a quello che lei ne pensa, e da sempre siamo come due sentieri paralleli che corrono in due direzioni opposte, è mia sorella e la sento scorrere nelle mie vene quando i nostri corpi sono lontani.
Avrei voluto un giardino tutto nostro, dove si poteva camminare su polvere di stelle e nuotare nelle galassie degli affetti reciproci guidati da pensieri superiori e certamente non terrestri, dove anche Ares non avrebbe avuto da ridire nulla… Ti saresti trovato sicuramente bene in un giardino così, lo so.
Da un fiore vedevo sbocciare i tuoi sogni, ancora incoscienti.