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  il racconto

Un amore nel cielo
di Manuela Fragale

Volavano lievi nel fresco cielo azzurro di un pomeriggio di gennaio. Solo loro due, tra i raggi caldi del sole: due ali nere nell’immensità.
Arintha e Martin, una rondine e un rondone, uniti da sincero amore, avevano intrapreso un viaggio sin dalla nascita. Spesso si domandavano per quale motivo fossero nati e presto lo compresero. Chiunque guardasse il cielo dalla Terra poteva vederli volteggiare felici nell’universo senza fine.
Si erano incontrati in una mattinata primaverile: gli alberi stavano per ricoprirsi di fiori, l’erba verde brillante gioiva per le goccioline di rugiada, il mondo sembrava improvvisamente ridiventare felice. Dopo essersi allontanati dal proprio nido, si erano scontrati volando lungo una stessa linea retta e da quello scontro era nata una amicizia destinata a diventare presto un grande amore. D’altronde, quello scontro non era avvenuto per caso: chissà da quanto tempo era predestinato. Forse anche la loro stessa unione non era una unione-per-caso, ma un’unione tesa a far sì che portassero a compimento la sconosciuta missione che era stata loro affidata all’inizio dell’eternità.
In quell’istante guardavano dall’alto una vallata ricca di pini, abeti ed eucalipti, completamente circondata da montagne verdi e ocra. Tra la Catena delle Montagne Orientali e la parte di pianura che si stendeva ai suoi piedi, scorreva molto lentamente un fiume limpido sul quale s’incontravano uccelli luccicanti e sul quale planarono i due innamorati.
“Salve, siamo Martin e Arintha, compagni di viaggio e di avventure.”
“Benvenuti tra noi! Io sono Val, il comandante di questo stormo di Luccichii. Come potete notare, non è un nome-per-caso.”
“Possiamo trascorrere qui la notte?”
“Certamente, abbiamo un nido libero.”
Improvvisamente, Martin si destò, rimanendo affascinato dai doni che la notte elargiva e che pochi conoscevano: il cielo, privo di nuvole, era popolato da migliaia di stelle che dirigevano sulla Terra bagliori ideali. Svegliò la sua compagna e i Luccichii, desideroso di condividere tale bellezza. Insieme agli sguardi si levarono esclamazioni, sospiri accorati, parole di gioia.
Trascorsero la giornata seguente svolazzando di qua e di là, fotografando mentalmente ciò che di più bello avevano visto. Quando giunse il tramonto, si adagiarono nel loro nido, guardarono il sole rosso-fragola che stava per andar via (chissà dove) e poi si volsero dall’altra parte. La Catena delle Montagne Orientali era violacea e, poiché plasmata dai venti, appariva compatta, solida e monocolore. Dietro la Catena, visibile tra le vette, stava spandendosi un manto di nuvole rosa. La luce violacea baciava aiuole di bianche margherite, rosee piume ondeggianti verso l’alto, candidi gigli, chiare rose invernali. Come era bello contemplare il creato (ma chi e quando l’aveva creato?)!
Intrapresero una strana e lunga conversazione al termine della quale compresero che:
- tutti e tutto erano sempre esistiti e mai avrebbero terminato di esistere;
- tutto accade in un determinato modo perché così è stato deciso nella notte dei tempi da un Essere perfetto;
- la vita sulla terra è destinata a terminare ma si continua a vivere in qualche altro luogo.
Alle prime luci dell’alba, Martin e Arintha salutarono lo stormo.
“Qualcuno o qualcosa ci attende: abbiamo compreso alcune verità”
“Non resta che salutarci, allora.”
Continuarono il loro viaggio nell’universo, volando oltre le Montagne d’Ovest: sotto alle loro ali si dispiegava una larghissima fascia di fine sabbia dorata, ornata da un ininterrotto nastro di spuma bianca increspata e sulle impercettibili onde si posavano i gabbiani reali per beccare un po’ d’acqua salata.
Martin e Arintha fecero amicizia con loro. “Noi gabbiani proveniamo da quelle montagne appuntite laggiù: tra quegli spuntoni di roccia scorrevano alcuni torrentelli ormai essiccatisi.”
“Non tutto è perduto, potete sempre ammirare i vostri bellissimi monti.”
Volarono per mesi in quel cielo che esiste da sempre e per sempre, finchè un giorno, dopo un battito d’ali all’unisono, scesero su una spiaggia formata soltanto da pietre rosa.
La luna fece capolino all’orizzonte, sorridendo con gli occhi chiari brillanti. Parlò con Martin e Arintha di ciò che vedeva giorno per giorno, ovunque andasse; svelò loro che presto sarebbe giunto il momento più importante dell’esistenza: il Momento.
L’indomani ripresero a volare, stretti l’uno accanto all’altra, scambiandosi teneri sguardi.
All’improvviso, Martin e Arintha attraversarono una nuvola bianca e udirono una voce chiara e forte: “Martin e Arintha, sono colui il quale vi ha creati nella notte dei tempi.”
“Come mai siamo qui, era predestinato?”
“Ho deciso il vostro incontro e i vostri viaggi. Poichè avete dimostrato di saper gioire con tanti nuovi amici, voglio investirvi di un compito molto importante.”
“Ogni compito sarà un onore per noi.”
“Continuate ad amarvi e insegnate all’umanità ad essere felice in qualsiasi momento!”
“Certamente, certamente.”


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