Volavano lievi nel fresco cielo azzurro
di un pomeriggio di gennaio. Solo loro due, tra i raggi caldi del sole:
due ali nere nell’immensità.
Arintha e Martin, una rondine e un rondone, uniti da sincero amore, avevano
intrapreso un viaggio sin dalla nascita. Spesso si domandavano per quale
motivo fossero nati e presto lo compresero. Chiunque guardasse il cielo
dalla Terra poteva vederli volteggiare felici nell’universo senza
fine.
Si erano incontrati in una mattinata primaverile: gli alberi stavano per
ricoprirsi di fiori, l’erba verde brillante gioiva per le goccioline
di rugiada, il mondo sembrava improvvisamente ridiventare felice. Dopo
essersi allontanati dal proprio nido, si erano scontrati volando lungo
una stessa linea retta e da quello scontro era nata una amicizia destinata
a diventare presto un grande amore. D’altronde, quello scontro non
era avvenuto per caso: chissà da quanto tempo era predestinato.
Forse anche la loro stessa unione non era una unione-per-caso, ma un’unione
tesa a far sì che portassero a compimento la sconosciuta missione
che era stata loro affidata all’inizio dell’eternità.
In quell’istante guardavano dall’alto una vallata ricca di
pini, abeti ed eucalipti, completamente circondata da montagne verdi e
ocra. Tra la Catena delle Montagne Orientali e la parte di pianura che
si stendeva ai suoi piedi, scorreva molto lentamente un fiume limpido
sul quale s’incontravano uccelli luccicanti e sul quale planarono
i due innamorati.
“Salve, siamo Martin e Arintha, compagni di viaggio e di avventure.”
“Benvenuti tra noi! Io sono Val, il comandante di questo stormo
di Luccichii. Come potete notare, non è un nome-per-caso.”
“Possiamo trascorrere qui la notte?”
“Certamente, abbiamo un nido libero.”
Improvvisamente, Martin si destò, rimanendo affascinato dai doni
che la notte elargiva e che pochi conoscevano: il cielo, privo di nuvole,
era popolato da migliaia di stelle che dirigevano sulla Terra bagliori
ideali. Svegliò la sua compagna e i Luccichii, desideroso di condividere
tale bellezza. Insieme agli sguardi si levarono esclamazioni, sospiri
accorati, parole di gioia.
Trascorsero la giornata seguente svolazzando di qua e di là, fotografando
mentalmente ciò che di più bello avevano visto. Quando giunse
il tramonto, si adagiarono nel loro nido, guardarono il sole rosso-fragola
che stava per andar via (chissà dove) e poi si volsero dall’altra
parte. La Catena delle Montagne Orientali era violacea e, poiché
plasmata dai venti, appariva compatta, solida e monocolore. Dietro la
Catena, visibile tra le vette, stava spandendosi un manto di nuvole rosa.
La luce violacea baciava aiuole di bianche margherite, rosee piume ondeggianti
verso l’alto, candidi gigli, chiare rose invernali. Come era bello
contemplare il creato (ma chi e quando l’aveva creato?)!
Intrapresero una strana e lunga conversazione al termine della quale compresero
che:
- tutti e tutto erano sempre esistiti e mai avrebbero terminato di esistere;
- tutto accade in un determinato modo perché così è
stato deciso nella notte dei tempi da un Essere perfetto;
- la vita sulla terra è destinata a terminare ma si continua a
vivere in qualche altro luogo.
Alle prime luci dell’alba, Martin e Arintha salutarono lo stormo.
“Qualcuno o qualcosa ci attende: abbiamo compreso alcune verità”
“Non resta che salutarci, allora.”
Continuarono il loro viaggio nell’universo, volando oltre le Montagne
d’Ovest: sotto alle loro ali si dispiegava una larghissima fascia
di fine sabbia dorata, ornata da un ininterrotto nastro di spuma bianca
increspata e sulle impercettibili onde si posavano i gabbiani reali per
beccare un po’ d’acqua salata.
Martin e Arintha fecero amicizia con loro. “Noi gabbiani proveniamo
da quelle montagne appuntite laggiù: tra quegli spuntoni di roccia
scorrevano alcuni torrentelli ormai essiccatisi.”
“Non tutto è perduto, potete sempre ammirare i vostri bellissimi
monti.”
Volarono per mesi in quel cielo che esiste da sempre e per sempre, finchè
un giorno, dopo un battito d’ali all’unisono, scesero su una
spiaggia formata soltanto da pietre rosa.
La luna fece capolino all’orizzonte, sorridendo con gli occhi chiari
brillanti. Parlò con Martin e Arintha di ciò che vedeva
giorno per giorno, ovunque andasse; svelò loro che presto sarebbe
giunto il momento più importante dell’esistenza: il Momento.
L’indomani ripresero a volare, stretti l’uno accanto all’altra,
scambiandosi teneri sguardi.
All’improvviso, Martin e Arintha attraversarono una nuvola bianca
e udirono una voce chiara e forte: “Martin e Arintha, sono colui
il quale vi ha creati nella notte dei tempi.”
“Come mai siamo qui, era predestinato?”
“Ho deciso il vostro incontro e i vostri viaggi. Poichè avete
dimostrato di saper gioire con tanti nuovi amici, voglio investirvi di
un compito molto importante.”
“Ogni compito sarà un onore per noi.”
“Continuate ad amarvi e insegnate all’umanità ad essere
felice in qualsiasi momento!”
“Certamente, certamente.”