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Un uomo di successo di Annamaria Trevale Ti ho visto in
televisione anche ieri sera. Stamattina, in ufficio, ascoltavo i commenti dei miei colleghi e, come il solito, dovevo evitare di farmi coinvolgere nella conversazione generale, perché mi è davvero difficile esprimermi in modo del tutto obiettivo su di te. Immagino già le reazioni isteriche di qualche collega, soprattutto di sesso femminile, se confessassi d’averti conosciuto personalmente! Temo che la mia pace sarebbe perduta per sempre, perché dovrei rispondere ad un’infinità di domande, ed io non ne ho assolutamente voglia. E’ strano osservarti mentre ti muovi con disinvoltura davanti alle telecamere, trattando con familiarità uomini e donne che hanno raggiunto posizioni di spicco nella nostra vita nazionale, e che talvolta appaiono persino intimoriti di fronte alla tua fama di persona capace di mettere in crisi chiunque soltanto con l’uso di poche parole ben calibrate. A volte mi chiedo quanto di tutto ciò sia esclusivamente merito tuo e quanto dipenda, almeno in parte, da una squadra di validi collaboratori scelti e addestrati… Non credere che io sia invidiosa del tuo successo, caro Marco: tutt’altro. Sono convinta che sia davvero meritato, poiché conosco perfettamente le tue origini e so che lo devi soprattutto alla caparbietà che ti accompagna fin dall’infanzia: non siamo forse cresciuti insieme in un modesto quartiere di periferia? Anche se ora vivi lontano spero
tu non abbia dimenticato proprio del tutto i tempi di quand’eravamo
adolescenti nelle stesse strade, studiando nelle medesime scuole e considerandoci
per un certo periodo persino quasi fidanzati, e forse nessun’altra
persona al mondo, ora che non rimane più nessuno della tua famiglia,
ti conosce meglio di me: Non sei mai tornato a salutare i vecchi amici, per esempio: io sì, anche se non abito più da anni in quel brutto quartiere dove siamo cresciuti. Non sono diventata famosa come te, anche se qualche progresso l’ho fatto anch’io, eppure non provo nessuna vergogna delle nostre comuni origini modeste. Oggi è sabato, e come faccio spesso mi sono messa al volante, dirigendomi verso le strade della nostra giovinezza. Nuove costruzioni sono sorte accanto alle vecchie case di un tempo, conferendo al quartiere un aspetto bizzarro, in parte più piacevole ma anche leggermente straniante: a volte non mi ci riconosco proprio più, devo ammetterlo. La casa della signora Bonomi, ad
ogni modo, è sempre la stessa, e quando suono il campanello sono
accolta senza variazioni dalla sua voce tremula ma piena di calore: Chissà se ti ricordi ancora di lei, Marco? Matilde Bonomi, la nostra insegnante di lettere alla scuola media, cui piacevano tanto i tuoi temi, e che in seguito era così orgogliosa di leggere i tuoi primi articoli stampati, quando iniziasti la carriera giornalistica, prima di passare alla televisione. Ha continuato ad insegnare nella nostra vecchia scuola fino alla pensione, mantenendo i contatti con molti ex allievi, tanto che, grazie a lei, abbiamo formato un’associazione per aiutare ragazzi disagiati della zona e collaborare allo sviluppo di svariate iniziative per gli studenti. E’ anche un’ottima scusa, in fondo, per ritrovarci ogni tanto fra di noi e passare qualche serata in compagnia, da vecchi e buoni amici di gioventù. La signora Bonomi, ingenuamente, era convinta che avresti aderito con entusiasmo al nostro progetto e ci ha pregato di scriverti: lei non perde una sola delle tue trasmissioni ed è convinta che prima o poi ti farai vivo per offrirci la tua preziosa collaborazione di ex allievo divenuto così famoso. Nessuno di noi ha il coraggio di disilluderla, povera donna… Certo, oggi sei un uomo di successo ed io capisco perfettamente che tu non abbia né tempo né voglia di rivedere i vecchi compagni di scuola, la tua ex professoressa anziana e malandata in salute ed il brutto quartiere di periferia dal quale sei fuggito tanti anni fa: forse anch’io, al tuo posto, mi sarei comportata allo stesso modo, ma credo che sarei riuscita a trovare almeno dieci minuti per rispondere con gentilezza ad una tua lettera, se tu mi avessi scritto come ho fatto io un paio di volte per accontentare la signora Bonomi. Dev’essere per questo, forse, che quando sento gli estranei parlare di te con tanto entusiasmo mi astengo dal fare commenti. In fondo temo che un giorno o l’altro potrei lasciarmi andare a dichiarare che anche un uomo di successo, conosciuto personalmente, può rivelarsi assai meno affascinante di quanto appaia visto in televisione: anzi, a volte può anche comportarsi in modo piuttosto meschino. <- torna all'Archivio racconti |
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