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  il racconto

Il pentolino
di Maria Pia Monticelli

Mi ritrovavo veramente troppo stretto là dentro quella pentola panciuta ed annoiata. Non era certamente colpa mia se quando Tina tirava il tiretto per prendere qualcuno di noi, poi lo sbatteva senza garbo provocando una reazione a catena che ci faceva violentemente urtare l'uno contro l'altro, contenitori e contenuti. Io venivo usato davvero poco, sia perchè era difficile tirarmi fuori da quella panciona, sia perchè, essendo di rame, ero difficile da ripulire. E così passavo i giorni della mia vita in quel tiretto aspettando con ansia che qualcuno si ricordasse di me. Fu per opera di zio Vincenzo che finalmente tornai alla luce e la mia vita cambiò di colpo. Ormai non sono più un pentolino, o forse è meglio dire che non ne ho più la funzione. Sono qui appeso alla cappa che me la godo a vedere i miei ex colleghi al lavoro, sbuffanti e scoppiettanti. E lascia poi fare alla Nina che: "oh Dio, ho dimenticato tutto sul fuoco" è una frase che ripete quasi tutti i giorni quando si intrattiene al telefono con la Elvira. Io invece sono qui tutto lindo e pinto e i miei giorni li passo a guardare tutto quello che accade intorno e dalla mia posizione vedo pure fuori dalla finestra il mondo che vive convulsamente: altro che cassettone! Bhè, un piccolo cruccio ce l'ho. Mi hanno piantato proprio nel petto, idea di zio Vincenzo, un orologio piccino il cuoi costante battito mi fa sì compagnia, ma a volte... a volte mi fa pensare al tempo che passa inesorabilmente. Questo mi porta tristezza perchè, giorno dopo giorno, vedo i miei amici invecchiare ed anche la Nina non è più quella di prima, e se il sugo brucia non è perchè parla al telefono con le amiche, ma perchè si addormenta sulla poltrona a fiori qui in cucina sola sola com'è! Il mio orologio emette invece un ticchettio che a volte mi logora e mi esaurisce e non mi dispiace affatto se quando la pila si scarica dimenticano di cambiarla subito. Sono quelli, giorni di pace e di vero riposo!
Questa volta però è un bel po’ che non cambiano la pila, non vedo nemmeno la Nina e c'è un movimento strano. Mi ritrovo all'improvviso le mani di zio Vincenzo addosso e, dopo un viaggio estenuante all'intero di una vecchia cassa, sono in bella mostra su un tavolino alla fiera domenicale dell'antiquariato. Molti occhi curiosi si posano su di me e sono costretto a sentire tutti quei commenti: "è vecchio", "è solo molto sporco", "forse è veramente antico", e via così per innumerevoli ore. Spero proprio che la giornata finisca in fretta e che il mio amico torni a ticchettare e a vivere con me: sono proprio stanco di essere solo in quest'incubo!


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