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  il racconto

La bambola di pezza
di Donatella Cascio

Camminavo velocemente, l'aria era fresca, aveva appena smesso di piovere. Le righe d'acqua scivolavano intrecciandosi tra i lastroni grigi del manto stradale. Né stelle né luna, solo la fioca luce giallastra dei lampioni. Un immagine si riproponeva; un cielo pieno di sole ed il verde compatto dopo una larga striscia di sabbia.Vedevo il tutto sopra di me.
Passi decisi mi rincorrevano.
"Avrei dovuto provare paura"? continuavo a chiedermi mentre quell'uomo teneva la lama appuntita poggiata alla gola e mi faceva violenza. Nessuna rabbia, nessun disgusto, nessun dolore. "Non provavo nulla: perche"?
L'uomo corse via.
Ripresi a camminare e l'immagine tornò. Il cielo azzurro, la sabbia, il verde, adesso erano tutt'intorno. Un pontile si prolungava parecchi metri su un mare piatto, una bambina bionda ci correva sopra. Più distante un uomo osservava sorridente, probabilmente un padre .
Attraversai le viuzze, strette tra le case, ripide ed irregolari. Non avevo una meta, non riconoscevo quei luoghi: "Avrei forse dovuto?"mi chiedevo sempre più confusa. Samanta, l'unica certezza il mio nome!
Entrai in una chiesa, riprese a piovere. Sedetti su una panca. L'immagine cambiò. Non riuscivo più a vedere la bambina, tornarono il cielo azzurro ed il verde visto dal basso.
Stavo in terra a braccia aperte, coglievo l'infinito sopra di me. Roteando gli occhi il panorama si chiudeva nel mare. Ero distesa sul pontile. Uno strattone brusco e mi trovai in movimento trascinata per un piede. Scivolavo trattenuta dalle imperfezioni delle travi di legno sulle quali s'impigliava il vestito facendomi sobbalzare.
Non ricordavo dolore provocato dai colpi.
"Forse ero quella ragazzina"?
Un uomo sedette accanto a me. L'unica navata era deserta. Poggiò una mano sul mio ginocchio, lentamente avanzò sulla coscia. Desiderava quella donna bionda con l'impermeabile caffelatte che non ero io.
Mi alzai, la mano scivolò via, lo sguardo rimase fermo.
Adesso l'immagine era completa. La bambina bionda correva davanti a me, trascinandomi legata per un piede. Le mie braccia, due sottili rettangoli, cuciti ai lati opposti d'un rettangolo tozzo e più grosso. Non avevo dita ma punte arrotondate. Il fitto laccio deformava stringendo uno dei rettangoli, molto più lunghi che cuciti affiancati fungevano da gambe. A differenza delle braccia s'incurvavano quasi ad angolo retto; quelli erano i miei piedi.
Non avevo sangue, carne e muscoli, ma morbida ovatta. In viso due piccoli puntini neri segnavano le narici, gli occhi disegnati da un pennarello blu, le labbra da una matita rossa.
I capelli fitte trecce di lana gialla. Dal vestito corto verde a quadri bianchi, con maniche a sbuffo, venivano fuori gli arti ed il volto tondo e senza collo in maglia rosa pallido. Ero Samanta, la bambola di pezza, non riuscivo a vedermi continuavo a guardare quella donna che non ero io: "Perche"?


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