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  il racconto

No Global Story
di Raffaele Zocchi

Per poco non andò a sbattere con la sua city car nuova di zecca contro un'auto di grossa cilindrata che procedeva in senso opposto, provocando la spropositata reazione dell'autista, una specie di armadio di mogano, con il medio della mano sinistra di dimensioni paragonabili a quelle del tubo del gas. E proprio mostrandogli tale dito, il negrone gli indicò, senza parafrasare, il posto in cui se lo sarebbe ritrovato se mai avessero avuto la ventura di incontrarsi di nuovo.
Bill in altre occasioni gli avrebbe risposto per le rime, ma era troppo impegnato a guardare gli operai che rimuovevano dalla base delle Twin Towers uno striscione verde con la scritta :"NO GLOBAL - STOP TO THE OZONE HOLE". Bravi ragazzi, pensò Bill e quasi si fermava per dare loro una mano, come pure a quei poliziotti che gliele stavano suonando di santa ragione a quei bastardi di no global, verdi o ecologisti, che avevano attaccato lo striscione.
Il rancore che, da bravo cittadino medio e conservatore americano covava contro i movimenti ecologisti ora esplodeva i tutta la sua virulenza, e ne aveva ben donde! Proprio quel giorno era stato licenziato dall'azienda per cui lavorava, la GENERAL FOOD AND ALCOOLICS INC, proprio a causa di quei stramaledetti figli di mucca pazza di difensori dell'ambiente.
Era dalle dieci di quella mattina che Bill continuava a rimuginare su quello che gli stava accadendo, da quando Annie, la segretaria tutta curve gli aveva detto, con un sorriso, che Richard voleva vederlo subito. Richard Connolly era Sales manager della compagnia e Bill lo conosceva molto bene, perché aveva sempre lavorato con lui. Erano entrati insieme nella GENERAL FOOD, e Richard, di qualche anno più vecchio, aveva fatto una brillante carriera, fino ad occupare un posto di prestigio. La faccia di circostanza di Richard fece subito capire a Bill come sarebbero andate le cose quella mattina. Ciò che eliminava ogni possibile equivoco era il grafico che troneggiava sullo schermo alle spalle di Richard: l'andamento della vendita di banane nei paesi scandinavi negli ultimi due anni. Ad un occhio poco esperto sarebbe parso di vedere una montagna, ma Bill lo conosceva fin troppo bene, sapeva quanti sforzi e sacrifici c'erano voluti per portare le vendite su qual picco, per poi vederle cadere in maniera inarrestabile.
" Mi dispiace, Bill, ma tu conosci le regole………….Lo so, lo so che la causa determinante è stata la protesta di quei rompiscatole di New Greenpaeace, nata dalle ceneri della vecchia organizzazione ecologista, come se quello stramaledetto effetto serra dipendesse dalla coltivazione intensiva di banane nella foresta equatoriale!"
"Ma io ho fatto pubblicare articoli su giornali e riviste scientifiche, interviste alla CNN e alle altre reti di scienziati e tecnici, ed erano tutti concordi nell'affermare che il contributo della coltivazione sull'effetto serra è meno dello 0,5 %!" protestò Bill.
"Bill, so tutto! Ma tu sai anche qual è il motto del nostro fondatore e presidente Jonathan Mc Manfoot " replicò Richard, con un disgustoso tono servile nella voce, facendo cenno con il capo alla scritta a caratteri cubitali dietro la sua scrivania.." THE ONLY IMPORTANT THING IS THE RESULT" e sai anche che questo non è il tuo primo caso"
"Perdio, Richard, datemi un'altra possibilità! Lo so che ti riferisci alla Grecia, ma anche lì, dopo meno di sei mesi avevo aumentato del 39% le vendite di Sushi giapponese! Che cosa dovevo fare? Assoldare una corazzata e mandare a picco quelle barcacce puzzolenti dei pescatori greci che avevano bloccato il Pireo, spalleggiati dagli ambientalisti greci e giapponesi! Come se non si sapesse che anche i greci pescavano a strascico e con le bombe!
"Bill, io sto rischiando quanto te" replicò Richard" per poco non hai fatto saltare l'intero budget del dipartimento Europa della General Food! Mi dispiace! Passa da Janet a ritirare la tua liquidazione e… buona fortuna!"
Tutta la scena gli si ripresentava nella mente, per l'ennesima volta, come un film visto e rivisto, mentre parcheggiava l'auto e chiamava l'ascensore e salutava la mora del piano di sotto ed entrava nell'ascensore e premeva il pulsante e saliva al piano 115, coordinate B115 3-HG, dove si trovava il suo mini appartamento da scapolo.
Il magone che aveva dentro si fece più forte, mentre l'ascensore partiva come un razzo verso i piani alti: la sua brillante carriera di venditore rischiava di interrompersi bruscamente!
Quasi gli venivano le lacrime agli occhi, ripensando agli inizi della sua carriera, brillante laureato in economia e marketing, subito assunto alla General Food e sbattuto nelle gelide steppe della Siberia. Eppure c'era riuscito! Nel giro di due anni aveva portato le vendite di grappa veneta ad oltre 1 milione di litri nella sola Siberia. Il povero Mike Mc Guire, della Scotland For Ever Ltd. era rimasto con un palmo di naso e con una scorta di whisky scozzese che gli sarebbe bastato per ubriacarsi, lui ed i suoi compatrioti, per qualche secolo.
Elementare, Mc Guire! Era bastato fare un accordo con la cooperativa dei produttori di vodka, che, sfruttando la rete commerciale della General Food si erano assicurati il 3 percento del mercato europeo.
Ma questi erano solo vani ricordi: la dura, la triste realtà era che si ritrovava solo, a trent'anni, senza lavoro e con un insuccesso alle spalle.
Pronunciò meccanicamente la password davanti all'uscio del suo appartamento, che immediatamente si aprì, mentre una voce femminile lo accoglieva dicendo "Bentornato, Bill! Giornata dura, eh! Ma ora potrai rilassarti : prego, accomodati agli attrezzi" Maledizione, non si ricordava più come s'interrompeva il suo " personal home program". La voce, implacabile, continuava" Ricordati i record: 50 flessioni in due minuti e trenta secondi - corsa sul posto : 2 chilometri in 10 minuti - pesi: 2kg 20 volte per braccio, 30 volte per gamba, bilanciere……………"
Ma Bill non l'ascoltava più, steso sul letto, con un cuscino intorno alla testa che sembrava sul punto di scoppiare. Quando finalmente tacque, Bill restò immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto, seduto sul letto, per un tempo che gli sembrò eterno, ma, in realtà,era solo di alcuni minuti. Poi, mentre la voce entusiastica annunciava" Bene, ti ricordo il programma della serata: dopo cena, passaggio al club aziendale per un drink e poi appuntamento con Melanie Mills per visione del film di Woody Allen - La maledizione dello scorpione di giada- e poi… (risatina) ..buona fortuna!" una porticina di fianco all'ingresso si apriva per lasciare passare un contenitore isolante, di polistirolo verde, che conteneva la sua cena. La voce ricominciò stridula" Ecco la tua cena!Questa sera: insalata russa, filet au poivre vert con tagliatelle alla bolognese, gamberi alla tailandese e avocado per finire.Buon appetito! La voce di Sting si sostituì a quella dell'annunciatrice, mentre Bill, raccolte le sue forze, sradicò dal muro la presa del suo Personal Computer, unico modo che aveva per interrompere il suo supplizio.Tralasciando completamente la cena, tirò fuori dal mobile-bar una bottiglia di Seagram's e, con fredda determinazione, nel giro di mezzora la ridusse a imballaggio vuoto di vetro, riciclabile, come era scritto sull'etichetta.
Quando era circa a metà dell'opera di svuotamento, il trillo del telefono lo richiamò per qualche istante alla realtà: la voce di Melanie gli sembrò particolarmente stridula, forse perché aveva aspettato inutilmente per mezzora fuori dal cinema la sua venuta. Bill riuscì a farfugliare qualche cosa sulla sua disavventura lavorativa, provocando un empito di commiserazione nella sua interlocutrice, che lo convinse a riattaccare e a staccare la spina del telefono.
Dopo aver continuato il travaso di alcool nel suo stomaco da una mezza bottiglia di Fundador, Bill provò una grande gioia nello scovare in fondo al bar una bottiglia, bianca ed elegante, della vecchia, cara grappa Nardini, che tanta gloria gli aveva dato in Siberia. Quando di alcolico in casa non c'era rimasto che il disinfettante, Bill cadde in un sonno comatoso, che solo il suo fegato integro gli consentì di superare.
Al mattino successivo si risvegliò con un'emicrania da Guiness dei primati, con la bocca più secca del Sahara e con il fiato al cui confronto i miasmi della cloaca maxima sembravano Chanel n.5: in successione una coppia di aspirine effervescenti, una tazza di tè caldo ed una doccia prima calda e poi fredda lo misero in condizioni accettabili di marcia. Guardò l'orologio. Erano le otto del mattino, ce l'avrebbe fatta ad arrivare alle Twin Towers in contemporanea con il gran capo della General Food and Alcoolics, mr. Mc Manfoot, che ogni giorno iniziava la sua attività esattamente alle nove del mattino.
Bill aveva preso la sua decisione sotto la doccia: avrebbe cercato di parlare con Mc Manfoot aspettandolo all'uscita dell'ascensore all'ottantacinquesimo piano della torre, nel tragitto dall'ascensore al suo ufficio. Si rendeva conto che ciò era contrario alle regole, ma era l'ultima possibilità che gli restava.
Nel percorso della casa all'ufficio, ripeté mentalmente mille volte il discorso che aveva in mente di fare al presidente e continuò mentre passeggiava nervosamente nel corridoio cieco a fianco all'ascensore, dove si era messo per non incontrare il flusso dei suoi ex colleghi che arrivavano al lavoro.
Uno strano rumore, crescente e sempre più assordante lo spinse nell'atrio, dove alzò macchinalmente gli occhi verso il grande orologio elettronico che sovrastava la scrivania del sorvegliante.
Vide la scritta " Tuesday - 2001-Sept.11- 08:46 a.m."
Fu l'ultima cosa che vide.


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