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  il racconto

NUR
di Silvia Lazzerini

Sono passati quattordici anni, un soffio. Eri un piumino di seta nera, dal passo felpato e con una buffa coda di volpe a quota periscopio che esplorava tutti gli angoli più reconditi e irraggiungibili della casa.
Ci hai completamente stregato con il fascino del mistero e della riservatezza che ti caratterizza, con l'aria di sufficienza con cui ci osservi, mentre siamo intenti nelle nostre varie attività casalinghe, alle quali partecipi con azioni varie di disturbo e raid improvvisi, galoppandoci contro e sgommando sul pavimento, orecchie piatte sulla nuca, occhi a cinese e ruggito in gola.
Hai cominciato a comunicare non molto presto, non prima di aver studiato i nostri modi, il nostro carattere e approfittando dell'amore e delle attenzioni che ti dedichiamo ventriquattro ore su ventiquattro. Quindi sei passato a palesare verbalmente ogni tua richiesta, emozione, irritazione, modulando in maniera perfetta la tua voce e scegliendo come tuo referente babbo, lasciando per lui un posto speciale nel tuo cuore.
Rido se penso alla forte attrazione che hai per i tessuti bianchi e odorosi di ammorbidente, sui quali ti adagi morbidamente con un lieve sospiro, coprendoti gli occhi con quella coda volpona "guatandoci" da lontano e di sottecchi. Del resto ti infili nei posti meno graditi da mamma, che dopo averti cercato per ore passando da una stanza all'altra, sotto i mobili, dietro le tende, in terrazza….ti trova dentro il pilozzo, mentre una singola goccia d'acqua ti cade a intermittenza in testa (non è forse un esperimento scientifico?). Per non parlare della magnetica attrazione per i letti….lì sì che ci si può stendere, ribaltarsi a pancia in su senza tema di disturbo, a meno che non sia una coperta fatta all'uncinetto, nel qual caso il disturbo è nostro.
Quando siamo seduti a tavola, colazione, pranzo o cena, hai il tuo posto accanto a babbo e di quando in quando, allonatanandoti dalla tua postazione, girelli o promuovi manifestazioni di dissenso facendoti trovare sul tavolino di cristallo accanto ai soprammobili, sulla trastiera del computer, o sopra la tavola da stiro; certamente in quelle occasioni qualcuno si muove. In caso di nostra indifferenza passi all'azione graffiando tutto ciò che ti capita a tiro.
Di casa nostra sai tutto, se uno di noi sta male lo assisti per giornate intere facendogli compagnia ai piedi del letto allontanandoti solo per un breve spuntino o un passaggio alla toilette.
Ma solo io posso predenderti in braccio come se tu fossi un bambino in fasce e cullarti mentre socchiudi maliziosamente gli occhi e un profondo, liquido rumore di fusa ci ipnotizza.
Per quanto tu sia casalingo, so bene che la tua natura è profondamente selvatica e se ti lasciassimo libero ti daresti alla macchia, come il leggendario brigante Tiburzi, o il più fantomatico "Nebbia". Prova ne è stata che il tuo istinto di cacciatore incallito, ti ha fatto volare dal quarto piano dietro uno stupido pipistrello, per fortuna senza gravi ripercussioni, e ti ha suggerito di nasconderti nel più isolato scomparto dell'armadio per mezza giornata mandando le nostre menti in pezzi.
In qualunque posto mi trovi, appena telefono a casa, la prima domanda è rivolta a sapere di te, cosa fai, dove sei, se ne hai combinata una delle tue e di solito l'esito è positivo con mio grande divertimento.
Ho scelto per te il nome che mi sembra rispecchiare al meglio il tuo carattere e le tue origini orientali, e ti ho chiamato Nur ed-Din, per gli amici Nur.
Ora nostro amatissimo amico riposi sereno sotto un manto di viole e ciclamini, all'ombra degli alberi nel bosco di Fenice Capanne con il cinguettio degli uccelli che ti fa compagnia.


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