Sono passati quattordici anni, un soffio. Eri
un piumino di seta nera, dal passo felpato e con una buffa coda di volpe
a quota periscopio che esplorava tutti gli angoli più reconditi
e irraggiungibili della casa.
Ci hai completamente stregato con il fascino del mistero e della riservatezza
che ti caratterizza, con l'aria di sufficienza con cui ci osservi, mentre
siamo intenti nelle nostre varie attività casalinghe, alle quali
partecipi con azioni varie di disturbo e raid improvvisi, galoppandoci
contro e sgommando sul pavimento, orecchie piatte sulla nuca, occhi a
cinese e ruggito in gola.
Hai cominciato a comunicare non molto presto, non prima di aver studiato
i nostri modi, il nostro carattere e approfittando dell'amore e delle
attenzioni che ti dedichiamo ventriquattro ore su ventiquattro. Quindi
sei passato a palesare verbalmente ogni tua richiesta, emozione, irritazione,
modulando in maniera perfetta la tua voce e scegliendo come tuo referente
babbo, lasciando per lui un posto speciale nel tuo cuore.
Rido se penso alla forte attrazione che hai per i tessuti bianchi e odorosi
di ammorbidente, sui quali ti adagi morbidamente con un lieve sospiro,
coprendoti gli occhi con quella coda volpona "guatandoci" da
lontano e di sottecchi. Del resto ti infili nei posti meno graditi da
mamma, che dopo averti cercato per ore passando da una stanza all'altra,
sotto i mobili, dietro le tende, in terrazza .ti trova dentro il
pilozzo, mentre una singola goccia d'acqua ti cade a intermittenza in
testa (non è forse un esperimento scientifico?). Per non parlare
della magnetica attrazione per i letti .lì sì che ci
si può stendere, ribaltarsi a pancia in su senza tema di disturbo,
a meno che non sia una coperta fatta all'uncinetto, nel qual caso il disturbo
è nostro.
Quando siamo seduti a tavola, colazione, pranzo o cena, hai il tuo posto
accanto a babbo e di quando in quando, allonatanandoti dalla tua postazione,
girelli o promuovi manifestazioni di dissenso facendoti trovare sul tavolino
di cristallo accanto ai soprammobili, sulla trastiera del computer, o
sopra la tavola da stiro; certamente in quelle occasioni qualcuno si muove.
In caso di nostra indifferenza passi all'azione graffiando tutto ciò
che ti capita a tiro.
Di casa nostra sai tutto, se uno di noi sta male lo assisti per giornate
intere facendogli compagnia ai piedi del letto allontanandoti solo per
un breve spuntino o un passaggio alla toilette.
Ma solo io posso predenderti in braccio come se tu fossi un bambino in
fasce e cullarti mentre socchiudi maliziosamente gli occhi e un profondo,
liquido rumore di fusa ci ipnotizza.
Per quanto tu sia casalingo, so bene che la tua natura è profondamente
selvatica e se ti lasciassimo libero ti daresti alla macchia, come il
leggendario brigante Tiburzi, o il più fantomatico "Nebbia".
Prova ne è stata che il tuo istinto di cacciatore incallito, ti
ha fatto volare dal quarto piano dietro uno stupido pipistrello, per fortuna
senza gravi ripercussioni, e ti ha suggerito di nasconderti nel più
isolato scomparto dell'armadio per mezza giornata mandando le nostre menti
in pezzi.
In qualunque posto mi trovi, appena telefono a casa, la prima domanda
è rivolta a sapere di te, cosa fai, dove sei, se ne hai combinata
una delle tue e di solito l'esito è positivo con mio grande divertimento.
Ho scelto per te il nome che mi sembra rispecchiare al meglio il tuo carattere
e le tue origini orientali, e ti ho chiamato Nur ed-Din, per gli amici
Nur.
Ora nostro amatissimo amico riposi sereno sotto un manto di viole e ciclamini,
all'ombra degli alberi nel bosco di Fenice Capanne con il cinguettio degli
uccelli che ti fa compagnia.