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  il racconto

La vendita maledetta
di Massimo Restaino

Arrivo alla stazione in tempo per prendere l’ultimo giornale dal giornalaio, quello che ha sempre la prima pagina piegata  e non lo vuole nessuno. Lo prendo io,  sono abituato a prendere gli ultimi.

Mi chiamo Angelo. Devo arrivare a Roma e detto tra noi, non amo volare. Cosa che di per se non sarebbe tanto strana se non fossi un angelo,  si  angelo di nome e di fatto. Beh insomma le cose stanno così, ho fatto poco per meritarmi le ali e adesso vado in treno. Ma per poco, voglio rimediare. Ora ci sono due cose sole da fare. Ma prima,  mi dai una sigaretta? Questo è uno dei motivi per i quali Giuseppe, non quello eh, mi dice che non prenderò mai le ali.  Certo ho scelto la giornata meno adatta per viaggiare, come se lo avessi scelto io, caldo fa caldo, ma è lo stress dell’angelo viaggiatore  che mi preoccupa, poi non ho ancora conosciuto Anna. Chi è Anna? Giuseppe mi ha svegliato ieri dicendomi che era l’occasione buona per rimediare; “ c’e’ una ragazza da verificare”, si diciamo verificare, come quando sul treno sale il controllore per verificare il tuo biglietto. Dicevo, la prima cosa è trovare Anna, e non sarà facile, la seconda  imparare a volare. Detto così sembrerebbe cosa da nulla. Eppure è semplice mi dice Giuseppe.

Comunque la sigaretta non ce l’hai, eh, l’ho capito subito.    

L’ultima volta ho preso la macchina di due signori che da Lucca, dove abito, andavano a Modena, un viaggio allucinante. Io sul tetto, Giuseppe mi volava sopra  e loro a velocità da crociera.

Insomma un viaggio da due ore è durato sei,  ma non posso lamentarmi.

Se posso dire una cosa bella di questo lavoro, speriamo che non mi senta Giuseppe, è quella di non essere visti. Oddio ultimamente mi si vede di più, questo succede quando mi  arrabbio, infatti, vorrei non farlo ma lo faccio, ah se lo faccio !

Mentre cerco di evitare  le persone che mi passano davanti  e dietro, cerco il posto adatto per riposarmi. Il viaggio in treno è stato faticoso, io non posso viaggiare  seduto come tutti voi…si vedono tanti colleghi, molti sono fortunati, sono di passaggio.Non devono fare un gran lavoro, devono solo accompagnare il tipo nel posto finale…e di recente se ne vedono tanti, troppi. Non percepisco il dolore come voi, devo sforzarmi e adesso non mi va, tra l’altro mi stanno cadendo i calzoni e mi innervosisce troppo. “Prendi la via più veloce Angelo perchè non c’e’ tempo…” diceva Giuseppe, vallo a capire…so che Anna ha dei problemi , chi non li ha?,  “eh.. adesso.. vediamo…la metropolitana? .”gli ho detto. Che tipi le donnine con i tacchetti, sarà un’ ora che cammino sul ciglio della strada, e di notte non mi piace. Cerco la luce blu che circonda Anna, ne ho viste tante, tutte spente, anzi due tre erano rosse, brutta luce….ma non la trovo. Sto’ per arrabbiarmi. Un automobilista con seggiolino da bambino dietro quasi mi sfiora e vedo sulla sua faccia il segno blu di Anna. Gli chiedo una sigaretta ,  mi da una Marlboro rossa. Cosa che mi fa felice per 5 minuti, nello stesso tempo arrivo al semaforo dove c’e’ una grossa luce rossa. Mi avvicino e vedo tanti colleghi. Sono due ragazzi che stanno partendo, il loro ultimo viaggio. Vedo Piero e Pino , non sopporto chi parla troppo, e sono loro che li portano. Purtroppo. E’ come prendere un calcio in faccia. Ma Anna non c’e’ , giro e cerco dentro macchine che girano e girano, sento voci e  urla ma  niente, sono persone sole che cercano la loro Anna.

 

L’umidità’ mi rende nervoso ma Anna non c’e’  vedo la sua luce dappertutto ma lei non c’e. Decido di aspettare. Cosa che potrebbe anche essere stupida, se non fosse che questa è la mia ultima occasione. Le urla sono forti e aumentano. La ragazza che urla è piccola ma le urla si fanno forti, mi avvicino e vedo Anna. Lei corre velocissima senza sapere dove andare, ci sono due uomini che corrono, hanno in mano qualcosa cerco di mettermi sulla loro strada ma non posso far nulla. Giuseppe me lo aveva detto. Anna è disperata, io urlo. Le urla adesso sono sconvolgenti , i due la scaraventano a terra e la picchiano selvaggiamente. Io non posso niente. Urlo, chiamo Giuseppe.  Anna, anzi quello che rimane, piange e urla con la faccia sanguinante. Un corpo senza anima, senza guida senza niente che cammina senza sapere dove andare sul bordo della strada. Le macchina la sfiorano, suonano, abbagliano, ma nessuno si ferma. Mi avvicino. Anna è bellissima e dolcissima. La piccola ragazza adesso è ferma sul bordo della strada e guarda fisso un punto che non c’e’.  Adesso è il momento lo so. Lei si guarda intorno e cerca qualcuno. Un camion grande con le luci accese si avvicina a velocità  sostenuta , un rumore sordo aumenta e lo sguardo della piccola ragazza diventa vuoto. Anna si sposta fino davanti al camion, allora cerco di spingermi vicino e lei e con tutta la forza che ho  la spingo verso il camion, che suona ma non si ferma, sfiorandomi. In quell’istante mi vede e il suo volto diventa ancora più triste, oddio che cosa sono diventato….
Quando si fa giorno, sono troppo stanco per pensare, vedo Anna che si allontana da sola.  Sono stanco e per questo e altri mille motivi piango. Dovrò tornare a piedi. Ancora una volta. Come Angelo faccio schifo lo so, ma so fare solo quello, mi accendo la sigaretta e cammino fino alla fermata del metrò. Quei geni , lassù, penseranno solo ad un’altra vendita maledetta andata bene.

 


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