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  il racconto

Verità
di Francesca Carta, nata a cagliari il 26/08/1982

C' era una volta una bambina che non aveva amici. E questo non le importava. Era troppo saggia per avere a che fare con persone della sua età, non riusciva ad illudersi che esisteva babbo natale, la befana, la fatina dei dentini e tutte le altre cose che si inventano i genitori per fare star buoni i figli. Non riusciva a credere a tutto quello che le raccontavano i grandi, nemmeno a gesù bambino, e ogni volta che qualche adulto le parlava nel modo zuccheroso e forzatamente infantile che usano i grandi quando si rivolgono a un bambino, lei faceva mille obiezioni intelligenti al suo discorso così l' adulto ci restava male e si allontanava con un senso di disagio. Con i bambini le risultava ugualmente difficile stringere dei rapporti poichè avrebbe dovuto adattarsi al loro modo di pensare e fingere di essere interessata ai loro giochi e ai loro scherzi per lei tanto tediosi. Riusciva a resistere solo qualche minuto a fingere di essere un' altra persona, dopodichè le mancava il respiro e si sentiva male fisicamente. Così la bambina non riusciva ad avere rapporti normali nè con i coetanei nè con gli adulti. Era considerata strana anche dai suoi genitori che non la capivano, ma pensavano che le sue stranezze fossero causate dalla salute cagionevole, quando in realtà era la salute che risentiva delle cose di questo mondo. Ma la bambina andava bene a scuola, era educata e quando era a casa non faceva mai confusione così i genitori non si preoccupavano più di tanto per lei. Si tranquillizzavano prendendo per timidezza il suo rifiuto verso il mondo e si mettevano l' anima in pace. Erano troppo occupati a lavorare per pensare ai misteri della mente di loro figlia e alla sua infinita tristezza. Così la bambina passava la maggior parte del suo tempo col suo gatto, Nebiros, l essere vivente che la conosceva meglio di qualunque altro. Era un bel gatto bianco col pelo lungo e morbido che faceva da custode ai pensieri, dubbi e segreti della bambina. Gli aveva dato quel nome bizzarro dopo averlo letto su un vecchio libro che aveva trovato a casa di sua nonna dove c' erano disegnati demoni e caproni infernali. Un brutto giorno la bambina rientrò in casa da scuola e come sempre corse in giardino chiamando Nebiros, ma lui non rispose nè quel giorno nè mai più. La bambina pianse tanto per parecchi giorni e parecchie notti, non riusciva a superare il dolore per la perdita del suo unico amico perchè non aveva niente e nessuno che colmasse il vuoto che le aveva lasciato. Una notte sua madre, esasperata dai continui pianti entrò di colpo nella sua cameretta e le disse che non poteva disperarsi così per un semplice gatto, che avrebbe dovuto crearsi delle amicizie vere con gli altri bambini e se avesse continuato a comportarsi in modo tanto scostante sarebbe rimasta sola per il resto della sua vita. La bambina non aveva mai avuto tanta attenzione da parte di sua madre, mai le aveva parlato con un' espressione così seria e preoccupata e con quella fermezza negli occhi. La bambina era tanto buona e non voleva essere causa di dispiaceri e problemi per sua madre perciò decise di mettere da parte il suo vero io per non far preoccupare gli altri. Da quel giorno decise di adattarsi ad ogni situazione. Con gli adulti fingeva di essere meno intelligente di quel che era, di credere a tutto ciò che le dicevano e di sapere meno cose di quelle che in realtà sapeva. Con i bambini fingeva di divertirsi a fare i loro giochi e i loro discorsi e si abbassava al livello di ogni persona con la quale aveva a che fare. La bambina si accorse che tutti la trattavano meglio, la tenevano in considerazione e non era più l' esclusa della classe. Era facile per lei fingere una volta che ci si era abituata,così continuo a fingere per molti anni fino a quando divenne una ragazza che aveva tanti amici ed era apprezzata e benvoluta da tutti. Alla ragazza piaceva essere popolare, partecipare alle feste e divertirsi con i propri amici perciò continuò a fingere ancora e ancora. Fino a quando divenne una donna con un buon lavoro e un bel marito che aveva un buon lavoro a sua volta e questo permetteva loro di vivere in una bella casa col giardino, simile a quella in cui aveva vissuto da bambina, solo che non c' era nessun gatto, non ne aveva mai più voluto uno dopo la scomparsa di Nebiros. Tutti le volevano ancora bene e pensavano che fosse felice. Ormai la donna era talmente abituata a fingere che fingeva anche con se stessa e si autoconvinceva che tutta la sua vita le andasse bene.
Un giorno la donna si svegliò, si lavò, si cambiò, salutò il marito e prese la macchina per andare a lavoro come ogni mattina. Mentre guidava improvvisamente sentì un botto sotto la macchina. Allarmata accostò la macchina e andò a controllare cos' era successo e sull' asfalto, con il corpo squarciato e le budella che gli fuoriscivano dall' addome, c' era un bel gatto bianco col pelo lungo che fino a qualche secondo prima doveva essere stato morbido e ora era imbevuto di sangue. La donna trattenne a stento un conato, rientrò in macchina confusa, spaventata e con un gran senso di colpa. Le tornò in mente Nebiros e quella lontana parte della sua vita, l' infanzia, quando ancora non aveva imparato a fingere su tutto e si ricordò di tutte le cose che sapeva allora, cose molto più importanti di quelle che conosceva adesso, cose che aveva voluto dimenticare. Si accorse che era felice a quei tempi, sola, unica a conoscere i segreti del mondo con il suo gatto a cui raccontarli che sapeva come custodirli. Si ricordò della grande verità che aveva tenuto sepolta nella memoria per tanti anni e si accorse di quanto era futile a confronto tutto ciò che faceva e possedeva. Perchè una volta conosciuta la grande verità tutto il resto non ha più senso, ogni cosa che si farà durante la propria vita non avrà nessuna importanza. Questa è la verità che solo le persone in punto di morte sono in grado di capire e lei era nata con la maledizione e il privilegio di conoscerla dalla nascita.
Il marito quella sera rientrò in casa da lavoro e la trovò sdraiata sul letto, le lenzuola imbevute di sangue, le vene tagliate con una precisione da chirurgo e una fermezza da macellaio. Non lasciò neanche un biglietto, non le importava più. Accanto a lei dormiva acciambellato un bel gatto bianco dal pelo lungo e morbido.


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