Da questa parte, signore
e signori. Prego, da questa parte.
Bene. Per favore restiamo uniti. Grazie.
Signore. Anche lei, prego.
Ci siamo tutti? Mi pare di sì.
Ah, sì, certo. La signora Quanter.
D'accordo aspettiamo la signora Quanter. Ah, eccola. Bene. Posso cominciare?
Grazie.
Dunque, in questa sala potete ammirare le principali scoperte avvenute
nell'ultimo secolo del primo millennio.
In questo periodo c'è stato un enorme sviluppo delle telecomunicazioni,
ed in particolare il telefono.
Fino agli anni novanta il telefono, di cui potete vedere un'esemplare
in bachelite nera nella teca numero F1, era solo un mezzo per trasmettere
e ricevere via cavo il suono della voce. Dall'epoca del suo inventore
Antonio Meucci, il telefono non ebbe un grande sviluppo, se non nella
forma. Infatti, tra gli anni sessanta e settanta gli stilisti si sbizzarrirono
nelle forme più disparate: statuette, automobili, a piatto, a sfera.
Nella teca numero F2 abbiamo esposti diversi esempi. Notate quello bianco
con a fianco quella statuetta di donna. Riproduce la famosa attrice degli
anni 60 Marlyn Monro nel film "La moglie e la vacanza". Quando
riceve una chiamata un si aziona una ventolina che fa sollevare la gonna
alla statuetta. Pare che rappresenti una scena del film. Curioso vero?
Poi con il progredire dell'elettronica, il disco combinatore diventò
una tastiera a pulsanti e il telefono acquisì nuove funzioni, come
la richiamata e la messa in attesa.
Notate nella teca alla vostra sinistra, numerata con la targhetta F3,
l'esemplare bianco e nero. Come potete vedere la linea stilistica ha abbandonato
quella fantasiosa degli anni precedenti per diventare più sobria.
Inoltre cominciarono a fare la loro apparizione due nuovi tasti: quello
a forma di stelletta e quello con le linee incrociate.
La loro funzione era varia. Potevano servire per molti scopi in combinazione
con i numeri.
Verso la fine del millennio fecero la loro comparsa i telefoni cellulari,
dei telefoni portatili senza fili così chiamati per il tipo di
sistema di trasmissione. Pare che sfruttassero molti ripetitori denominati
appunto cellule.
Qui l'elettronica sostituì completamente la meccanica. Eccone due
esemplari ancora in buono stato nella Teca F4.
Le funzioni crebbero fino a comprendere anche un sistema di messaggi di
testo scritto.
Il progresso dei telefoni ebbe uno sviluppo inversamente proporzionale
alle loro dimensioni. I "cellulari" o "telefonini"
diventarono sempre più piccoli e potenti. Eccone alcuni nella teca
numero F5. Notate per favore le loro dimensioni.
Molti di questi cellulari avevano lo schermo, quella parte trasparente,
a colori e potevano rappresentare immagini. Immagini che potevano essere
catturate con un sistema simile agli apparecchi fotografici digitali dell'epoca.
Ora sarebbero ingombranti e del tutto obsoleti, grazie agli impianti digitali
inseriti nella corteccia cerebrale ad altissima risoluzione e collegati
alla retina dell'occhio, ma per quei tempi erano un vero boom tecnologico.
Bene signori, possiamo passare alla prossima sala denominata Mass Media.
Da questa parte, grazie.
Signora Quanter, per cortesia, venga. Se mi rimane indietro rischia di
perdersi. Per favore qualcuno può accompagnare la signora? Grazie
mille, lei è molto gentile. La signora è molto interessata
alla visita del nostro museo e si perde nella contemplazione. Stia tranquilla
signora, le farò avere personalmente una guida dove potrà
approfondire la storia di tutti i reperti che ho descritto.
Bene, eccoci quà. Questa è la sala dei Mass Media o mezzi
di comunicazione di massa, come venivano definiti.
Si distinguono in due categorie: radio e televisione.
Entrambi utilizzano per la trasmissione delle informazioni le onde radio,
onde elettromagnetiche che si propagano nell'aria e che influenzano i
circuiti elettrici.
Scoperte all'inizio del 1900 da un certo William Marcons in Italia vennero
rapidamente utilizzate come sistema di trasmissione delle comunicazioni.
Dapprima attraverso semplici impulsi, che decifrati e ricomposti, diventavano
dei testi scritti. Nella teca G1 abbiamo uno strumento il cui uso è
sconosciuto ma che i nostri esperti ci assicurano che veniva utilizzato
per questo tipo di trasmissione. Probabilmente i segnali avvenivano per
mezzo della chiusura e apertura di un circuito elettrico, ma non ne siamo
certi.
Passiamo alla teca G2. Quì potete vedere uno sviluppo del sistema
di comunicazione. E' un reperto antico attribuito a William Marcons. Quell'oggetto
con quella ragnatela di fili metallici era chiamato "antenna"
e l'altro con quegli oggetti a forma di bolle di vetro era la radio.
La radio veniva utilizzata per trasmettere la voce a distanza.
No signore, non come il telefono.
Noi adesso abbiamo i visori retinici. In quel periodo d'inizio secolo
non si aveva la possibilità di trasmettere informazioni ovunque.
Inoltre il telefono aveva lo svantaggio di essere legato ad un filo.
La radio invece poteva essere portata ovunque, purché potesse avere
una fonte d'alimentazione.
Provate ad immaginare alla difficoltà di collegare una nave in
navigazione con la terraferma, o una nave spaziale con un pianeta.
La radio, attraverso le onde elettromagnetiche, permise tutto questo.
Fu un grosso passo avanti. Nella teca G3 potete vedere alcuni esemplari.
Il loro cattivo stato di conservazione è dovuto purtroppo al fatto
che sono stati recuperati da navi affondate in mare e questo è
il massimo che siamo riusciti ad ottenere.
Nella teca G4 potete vedere invece alcuni bei reperti per abitazioni.
Il loro scopo era solo quello di ricevere e pertanto non potevano venire
utilizzati per le trasmissioni in senso opposto. Erano il nostro equivalente
dei notiziari olografici che ricevete tutti voi a casa.
Sì, signora. Anche dei videonotiziari.
Potevano ricevere anche programmi, così venivano chiamati, d'intrattenimento:
musica, teatro, racconti, documentari.
Anche quì, come potete vedere nelle prossime teche, l'elettronica
ha avuto la sua parte nella miniaturizzazione. Ecco quì alcuni
esemplari a "transtore", così chiamati per il nome di
alcuni componenti che sostituirono quelle ingombranti bolle di vetro.
Notate le dimensioni: potevano essere messi in tasca e portati ovunque.
L'alimentazione avveniva per mezzo di quei cilindretti che vedete a fianco
dell'esemplare rosso.
Ora noi abbiamo l'alimentazione a mezzo micropila atomica, una mini reazione
atomica che ha durata pressochè infinita, ma all'epoca un reattore
atomico poteva solo generare vapore ed era grosso come vagone della sotterranea.
Le ultime radio dei primi anni del secondo millennio avevano raggiunto
le dimensioni di pochi centimetri e potevano essere inserite ovunque in
tutti gli oggetti.
No, signora. Gli impianti intracranici erano ancora fantascienza per quell'epoca,
anche se molti autori di quel genere letterario li ipotizzavano già.
Passiamo alla televisione. Venite, seguitemi alla sala H. Da questa parte.
Oh, bene signora Quanter, anche lei è con noi adesso.
Anche quì, come potete vedere dalle teche, abbiamo dei reperti
che illustrano lo sviluppo di questo straordinario mezzo di telecomunicazione
del 1900, che rivoluzionò completamente il secolo.
La sua scoperta avvenne nei primi del secolo, ma il suo sviluppo esplose
nella seconda metà dopo l'invenzione della camera da ripresa. Come
per la macchina fotografica, che vi ho illustrato precedentemente, la
camera da ripresa aveva un funzionamento simile. Le immagini catturate
dall'obiettivo venivano proiettate su di un sensore a griglia. Ogni casella
veniva scansita e convertita in impulsi elettrici di intensità
variabile a seconda dell'intensità della luce che li aveva colpiti.
Questi impulsi venivano trasmessi ad un altro apparecchio che provvedeva
a ricostruire l'immagine mediante impulsi luminosi su di uno schermo.
Questo veniva chiamato tubo catodico, anche se non ha proprio l'aspetto
di un tubo.
Spero che la mia spiegazione vi sia stata chiara. Purtroppo sono solo
una guida, non un tecnico.
Quì abbiamo una rappresentazione di una "telecamera"
e di un "televisore" di quegli anni. Sono solo riproduzioni
basate su documenti fotografici dell'epoca. Gli originali sono ormai introvabili.
Ecco invece in queste teche due televisori degli anni 70. Notate le stesse
forme stilistiche che abbiamo visto prima nei telefoni. Anche quì
abbiamo una sovrabbondanza di colori e curve. Erano oggetti "moderni",
tra virgolette, per quell'epoca e s'immaginava che rappresentassero il
futuro.
In queste teche invece, abbiamo i primi televisori a colori.
No, signore, non mi riferisco ai colori esterni. Purtroppo questi esemplari
non sono funzionanti e molti sono solo fedeli riproduzioni. Mi riferisco
alla proiezione. Nei modelli precedenti le immagini venivano ricostruite
per mezzo di puntini luminosi, per cui risultavano in "bianco e nero",
come venivano chiamate.
Tutti i colori erano tradotti in tonalità di grigio. Ecco in questa
riproduzione come dovevano apparire. Notate l'assenza totale di colori,
ma l'immagine era comprensibile.
Nei "televisori a colori" l'immagine iniziale, tramite dei filtri
colorati, veniva suddivisa nei tre colori fondamentali: blu, rosso e verde.
L'intensità della luce nelle tre tonalità veniva trasmessa
dalla telecamera e riprodotta, con procedimento inverso dal televisore.
Ecco in questa teca due televisori a colori e una riproduzione dell'immagine
video.
L'evoluzione dell'elettronica, che ha permesso la miniaturizzazione dei
circuiti elettronici, ha permesso anche quì l'aggiunta di numerose
funzioni, e i televisori aumentarono la qualità di immagine e alcuni
diventarono anche interattivi, cioè tramite un comando a distanza,
che diventò ben presto uno strumento indispensabile tanto da farlo
diventare un simbolo di potere nelle famiglie, si poteva inviare dei segnali
per partecipare alle trasmissioni televisive "da casa".
Verso la fine del millennio e il suo inizio l'era digitale entrò
di prepotenza nel televisore, che grazie alla tecnologia a cristalli liquidi
e al plasma, perse il tubo catodico e si trasformò in una specie
di quadro da appendere a parete. Ecco alcuni esempi. Notate lo spessore
ridotto ora a pochi centimetri.
Grazie al digitale, dicevo, i canali televisivi si moltiplicarono a dismisura
permettendo agli utenti televisivi una scelta più vasta. Tuttavia
la qualità dei programmi era in calando: stando ai documenti dell'epoca
le reti televisive si preoccupavano principalmente degli "indici
di ascolto", una sorta di statistica, piuttosto della qualità,
e privilegiavano tutto ciò che teneva la gente davanti al televisore,
anche a costo di trasmettere programmi scadenti e ripetitivi, e questo
con il solo scopo di vendere spazi pubblicitari a prezzi esorbitanti.
Bene. Passiamo ora alla sala di cui siamo più fieri nel nostro
museo del "Fine Millennio". Vorrei per favore che ci fossimo
tutti. Da questa parte. Entrate prego.
Ci siamo tutti? Bene. Luce prego.
Questa sala è il nostro "fiore all'occhiello", come dicevano
una volta.
Nel secolo XIX l'uomo aveva sconfitto migliaia di malattie che in altre
epoche avevano decimato le popolazioni del globo.
La vita si era allungata fino a raggiungere e superare i cento anni di
età. Oggi abbiamo allungato ancora questo limite. In quegli anni
si era sviluppata una scienza, la criogenica che permetteva, tramite l'ibernazione
di congelare un essere umano in stato comatoso e di risvegliarlo in un
futuro dove le principali piaghe incurabili del secolo fossero ormai state
sconfitte. Una sorta di allungamento della vita.
Il procedimento di per se era semplice, ma data la fisiologia del corpo
umano, comportava alcuni problemi. Non si poteva congelare un corpo umano:
il sangue congelando si sarebbe espanso provocando emorragie nel corpo,
e principalmente nel cervello, danneggiandolo irreparabilmente.
Per cui il sangue veniva sostituito con una soluzione salina che rimaneva
fluida alle basse temperature: una sorta di antigelo.
Ecco quì una ricostruzione di una sala operatoria dove sarebbe
potuto avvenire l'intervento. Il paziente ovviamente avrebbe dovuto subire
l'arresto cardiaco prima dell'operazione.
In quel contenitore potete osservare il sangue che viene raccolto. Non
preoccupatevi, non è sangue vero ma è solo colorante rosso.
Successivamente, il corpo veniva immerso a testa in giù in una
vasca contenente azoto liquido e portato alla temperatura di -190 gradi
Celsius per il suo viaggio verso il futuro. Quei cilindri che vedete sono
i contenitori che contenevano alcuni corpi che abbiamo rinvenuto. Tutta
l'operazione aveva il solo inconveniente che si doveva mantenere il livello
di azoto liquido nelle vasche per evitare la degenerazione dei corpi.
Si, signora. E' terribile, anche perchè inizialmente il corpo deve
essere vivo. Non si può operare il procedimento su di un cadavere.
E il trattamento è anche dispendioso. Pensate che in taluni casi,
per risparmiare, la testa veniva separata dal corpo chirurgicamente e
ibernata. Si pensava che nel futuro la chirurgia avrebbe trovato il modo
di riunire la testa ad un corpo.
Finiamo il giro della sala davanti a questi reperti.
Sono alcuni corpi che abbiamo recuperato dai contenitori durante recenti
scavi e rappresentano esemplari della specie umana del XX secolo. Quì
li potete vedere annegati in una fusione di siliconica trasparente in
atmosfera inerte. Rappresentano corpi di persone anziane, di età
approssimativa tra i sessanta e ottant'anni. Nella teca accanto abbiamo
invece alcune teste separate dal corpo. Notate la precisione chirurgica
del taglio.
Altri corpi sono al vaglio degli scienziati per capire la storia della
razza umana al finire del primo millennio.
Pensate che abbiamo recuperato più di 2500 corpi congelati e altri
ancora sono in procinto di essere ritrovati.
Sì signore, sembrano vivi. Il loro stato di conservazione dovuto
all'ibernazione è eccellente. Ma non c'è alcuna possibilità
che si risveglino. Nel loro corpo non c'è più una sola goccia
di sangue, sostituito come dicevo dalla soluzione salina. E' anche la
ragione del loro pallore cadaverico. E' il mito di Frank Steen, lo scienziato
che nel famoso romanzo di Mary Shally ha dato vita a un cadavere.
Bene, se vogliamo proseguire, da questa parte, nella sala K accanto, abbiamo
le testimonianze dei mezzi di trasporto di fine millennio. Prego da questa
parte. Anche lei signora Quanter. Signore le avevo chiesto di accompagnare
la signora.
Dunque quando ci siamo tutti possiamo proseguire.
L'automobile, così chiamata per il suo moto autonomo di spostarsi,
.....