L’ Italia a ruota libera. A soffrirne in particolare è la sua economia

44
in foto il ministro Giancarlo Giorgetti

Anche facendo sforzi mentali in senso contrario, chiunque osservi, dall’interno e dall’ esterno dei confini dello Stivale, non potrà far finta di non notare con amarezza la confusione generalizzata che ormai regna sovrana all’ inter no dello e va aumentando giorno dopo giorno. Beninteso tale stato di fatto non è limitato all’ Italia ma é presente, in misura diversa in tutta la UE. Per tentare di rendere queste righe in istruzioni in qualche modo utili, anche se in misura minima, a aiutare a districarsi tra i tanti paletti che condizionano e limitano il percorso del vivere quotidiano, è opportuno limitare l’osservazione alla realtà specifica del Paese. Solo per memo è bene confermare in premessa che tutti i settori che possono essere ricondotti all’agire quotidiano sono interessati dalle negatività accennate prima, ma in particolare lo è quello economico. Anche se in maniera grossolana, è necessario stabilire da quando si debba iniziare a prendere in considerazione l’ andamento negativo dei conti del Paese. Senza alcuna meraviglia se ne conclude che tale osservazione porta dritti all’inizio del secolo, ormai arrivato a un quarto della sua durata. È in buona parte assimilabile alla polvere nascosta da tempo sotto il tappeto. Ciò che continua a mettere sempre più in ginocchio la Macchina Paese, sono le due crisi economiche e finanziarie innescatesi negli USA e poi dilagate nel mondo, nel secondo decennio scorso, insieme all’ esodo biblico originato in nazioni divenute sempre più invivibili. Ancora più dannosa è stata la Pandemia indotta dal Covid a tutte le latitudini, in particolare le vittime che ha fatto dovunque nel mondo. Infine le guerre che, anche se di riflesso, hanno contribuito in maniera sostanziale a mettere KO il Bel Paese. Prima l’occupazione dell’ Ucraina, poco dopo la guerra in Israele, che ha infiammato gradatamente altre realtà mediorientali, hanno provocato un aumento del tutto anomalo dei prezzi di quanto il bacino del Mediterraneo riceve da quelle zone. In tal modo si può convenire senza tema di sbagliarsi sul fatto che tante avversità abbattutesi sull’ Italia non scontano particolari errori o negligenze proprie, da attribuire quindi ai governi vigenti a Roma in quello stesso tempo. Altrettanto non vale per quelli che possono essere definiti errori strategici di quanti si sono alternati al potere almeno negli ultimi venti anni e poco più. Il risultato della loro opera è stato quello di far prendere il sopravvento a fattori che hanno intaccato fortemente la produttività dell’ azienda Italia. Clientelismo, sovradimensionamento dello stock forza lavoro nei processi industriali e mancanza di incentivi all’imprenditoria, non a pioggia, ma mirati, sulla lunga distanza hanno scombussolato il mix capitale-lavoro con la conseguenza della creazione di pesanti diseconomie, molto resistenti ai tentativi dell’ uomo al fine di eliminare le stesse. Non per banalizzare, ma come è vero che non c’e sordo con maggiori problemi di incomunicabilità di quello che non vuole sentire, altrettanto vale per chi è fortemente miope e si ostina a non focalizzare perché non vuol vedere qualcosa a lui sgradita. Quanto fin qui riportato è una frazione minima di quanto ha portato il Paese sull’orlo del baratro. Con l’aggravante che chi lo ha posto in essere non può nemmeno tentare di discolparsi. Vale per tutto ciò che ha fatto adducendo la scarsa conoscenza delle regole della materia come attenuante. Giá nei tribunali dell’ Urbe si diceva che “ignorantia legis non excusat”. Il peggio è che non è facile credere che sia stata l’ insufficiente conoscenza della materia a aver determinato quanto è sotto gli occhi di tutti. Tanto rende di difficile credibilità i continui annunci di quanti sono ai posti chiave per corregere, d’ora in poi, la rotta dell’ Italia all’ inizio del primo secolo del terzo millennio. Peccato per gli italiani non poter aggiungere “salvis juribus”, nel qual caso ci sarebbe stata la possibilità di rifarsi nei confronti di chi detiene il potere, anche solo in parte.