8 marzo a Napoli, occupato il Centro antiviolenza: Non fa nulla. Il Comune: Ritardo nell’acquisizione dei fondi

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in foto Palazzetto Urban, dove ha sede il Centro antiviolenza del Comune di Napoli

Occupato da parte di un gruppo di donne di “Non Una Di Meno” la sede del Palazzetto Urban dove ha sede il Centro antiviolenza del Comune di Napoli. Le manifestanti hanno deciso di occupare la sede perché – affermano – ”da luglio il Centro non risponde nemmeno al telefono”. Un’accusa che l’amministrazione respinge: “Abbiamo spiegato loro – dice l’assessore alle Pari opportunità, Francesca Menna – che il telefono è attivo e che solo a causa della pandemia c’è stato un ritardo dell’acquisizione dei fondi regionali da cui è dipeso un rallentamento di tutte le procedure per l’assegnazione del servizio. In questo momento stiamo nominando la commissione che dovrà esaminare le domande e procedere all’assegnazione”. Le donne hanno denunciato che “sebbene la Convenzione di Istanbul raccomandi un posto letto in casa rifugio ogni 10mila abitanti, in Campania ce ne sono solo 13, ognuna con 6 posti e a Napoli, con una popolazione di circa un milione di abitanti, esiste solo una casa rifugio” e sottolineano che “gli sportelli antiviolenza attualmente attivi sono garantiti solo per l’impegno delle volontarie che, senza alcun tipo di riconoscimento istituzionale o retribuzione, sono da sempre attive nella lotta alla violenza maschile sulle donne nel nostro territorio. “Non ci servono ulteriori panchine rosse per ricordarci quante di noi sono state uccise – affermano – ci servono i Centri antiviolenza aperti, funzionanti e femministi ma, soprattutto, finanziati. Il 12 febbraio è scaduto l’avviso pubblico del Comune di Napoli per la realizzazione di un Centro antiviolenza che avrà sede a Montecalvario presso il Palazzetto Urban ma l’amministrazione ha messo a disposizione solo 116mila euro per finanziare un unico Centro antiviolenza per sei mesi”. “Non è possibile – proseguono – pensare di finanziare un Centro antiviolenza solo per sei mesi perché soprattutto in questa fase storica in cui la pandemia ha acuito la violenza sulle donne, le istituzioni devono lavorare affinché i Centri siano considerati servizio pubblico essenziale e dunque devono disporre di finanziamenti a lungo termine e sedi in diversi spazi della città”. L’assessore Menna ha evidenziato che ”rispetto al tema dei finanziamenti, il Comune e’ solo il punto terminale di una filiera ricevendo i fondi dalla Regione per cui un qualsiasi ritardo nell’erogazione del servizio collegato all’assenza di fondi dipende dal rallentamento della filiera stessa”.