Le bugie hanno le gambe corte, sempre e comunque

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Con il passare dei giorni che lo seguirono, il “Ferragosto polare” è stato ormai ingoiato dal Grande Mare dell’ Oblio. Ora sta venendo a galla, dalle profondità del, Mare Glaciale Artico la verità nuda e cruda sul suo contenuto. Evitando volutamente di ricordare commenti e domande retoriche su quanto accadde realmente a Ancohrage, è invece necessario approfondire alcune dichiarazioni di personaggi che hanno le mani in pasta, espresse in questi ultimi giorni. A metà settimana, il politologo francese Bruno Tertrais, conosciuto e stimato in patria come al di fuori dei suoi confini, ha concluso così una sua intervista rilasciata alla stampa internazionale. Ha ribadito, dopo aver reso ai microfoni un quadro dello stato dei fatti quanto meno aggiornato, ribadendo che, solo nella settimana che si avvia al termine, si sono verificate delle ipotesi di intesa tra le parti in causa nella vicenda che lasciano intravedere la un documento di pace. Aggiungendo anche che questa volta il risultato delle varie riunioni che si sono tenute, senza ancora finire, ai quattro capi del mondo, alla loro conclusione, stanno lasciando qualcosa di concreto. Per finire Tertrais ha rincarato la dose di rimbrotto nei confronti delle delegazioni che andarono in gita a poca distanza dal Polo Nord perchè, a detta di quel politologo, si comportarono.da Untori di Manzoniana memoria. Quegli stessi, ritornando sull’ argomento, iniziarono con il riferire a soggetti sensibili che Putin aveva solo voluto far credere al mondo che da parte sua non esistevano remore a seppellire l’ascia di guerra pronta a colpire l’Ukrayna.
Di conseguenza, se di confronti si vuol discutere, il raziocinio invita a credere che finalmente sono pronte per operare sessioni di addetti ai lavori di indubbia capacità. Se tanto prenderà l’avvio, finalmemente si potrà cominciare a sperare che l’avvio dei negoziati di pace è prossimo. Intanto dalla “gita estiva” in capo al mondo a quando riprenderanno i colloqui, saranno passati circa quattro mesi, se non più, densi di morti e distruzioni. Sempre che non si sgonfi quella bolla di realpolitik e con essa il ritorno della pace, o meglio la formazione di un nuovo assetto geopolitico.