A Casalnuovo i funerali del ragazzo ucciso. La madre: Io non perdono

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in foto il luogo dell'omicidio

“Io chiederò giustizia per Simone, io non perdono”. Lo ha detto la madre di Simone Frascogna, il 19enne ucciso a coltellate la sera del 3 novembre a Casalnuovo da tre giovani con i quali era nata una banale lite per motivi di viabilità, intervenendo ai funerali del figlio questa mattina nella parrocchia di Maria Santissima Annunziata. Al termine della funzione, la donna si è avvicinata al microfono accolta dai presenti con un commosso applauso: “Io sono la mamma di Simone – ha detto – voi siete Simone. Io chiederò giustizia per Simone, voi chiederete giustizia per Simone. Io non perdono”. (Zca/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 08-NOV-20 10:54 NNNN

Proclamato il lutto cittadino

I funerali sono stati presieduti dal vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, nella chiesa Maria Santissima Annunziata nella frazione Licignano (che ricade nella Diocesi di Acerra). Con un’ordinanza firmata venerdì, il sindaco di Casalnuovo Massimo Pelliccia ha proclamato il lutto cittadino per tutta la giornata di oggi, domenica 8 novembre. Alcuni giovani, amici di Simone, hanno indossato una maglia bianca con la scritta “Siamo tutti Simone”, mentre all’esterno della chiesa è stato esposto uno striscione: “Hai portato via con te una parte di noi”. Al termine dei funerali, all’uscita dalla chiesa, la bara bianca è stata accolta da un lungo e commosso applauso e dal volo di palloncini bianchi.

Il Vescovo: Pentitevi, ma pentitevi seriamente

“Pentitevi, ma pentitevi seriamente”: Si è idealmente rivolto direttamente “a voi giovani assassini” Monsignor Di Donna, definendo i tre giovani arrestati, rei confessi, “assassini”, perché, ha spiegato, “non mi piace definire quello che è successo un atto di bullismo. Non siete dei bulli, questo non è bullismo: è omicidio, è assassinio. Voi avete commesso non solo un reato secondo la legge, voi avete commesso un peccato gravissimo contro Dio che ci ha dato un comandamento chiaro: tu non uccidere, mai devi uccidere, perché la vita è sacra, appartiene a lui, solo a lui e a nessuno è lecito toglierla”. “Un giorno Dio vi chiederà conto del sangue di Simone, del sangue innocente che da Abele fino alla fine del mondo sarà versato. Pentitevi – ha proseguito il vescovo di Acerra – ma pentitevi seriamente, cambiate vita, riconoscete che siete stati dei vigliacchi. Simone da solo, voi in tre. Lui a mani nude, forte solo delle sue arti marziali, voi invece armati di coltello. Lui con la forza della ragione e delle mani, voi con la ragione della forza e della violenza. E’ uno scontro impari, è stato uno scontro sleale. Dov’è la forza, in questo, avete vinto voi? Chi è stato il più forte in questo scontro? Non voi, è stato Simone. Lui è il leone, lui ha vinto, non voi”.

Non è possibile che un’ambulanza arrivi dopo mezz’ora
Non è possibile morire così quando si ha ancora la vita davanti, non è possibile accettare che i suoi sogni siano stroncati in questo modo. Però non è neppure possibile accettare che un’ambulanza arrivi dopo mezz’ora”. E’ un passaggio dell’omelia pronunciata dal vescovo di Acerra. “Purtroppo – ha proseguito il vescovo – in questo tempo di emergenza sanitaria comprendiamo che possa succedere anche questo, ma intanto non è ammissibile. E non è possibile che quelli che hanno assistito a questo fatto drammatico siano stati lì muti e immobili, non hanno visto, non hanno fatto niente, anzi addirittura qualcuno riprende anche la scena con il telefonino, stupida consuetudine che si sta diffondendo sempre di più. Non è possibile che nelle nostre città manchino garanzie minime di sicurezza e di controllo del territorio, anche se dobbiamo dire che quando manca il senso civico e un minimo senso di responsabilità individuale nessuna forma di controllo sarebbe sufficiente. Ci vorrebbe un poliziotto per ogni cittadino, e questo non è possibile”.