Il film, diretto dal regista James Mangold, è un biopic musicale che racchiude i momenti più significativi della carriera del cantante del Minnesota. La sceneggiatura, letta e approvata dallo stesso, è tratta dal libro Dylan goes electric di Elijah Wald. Il titolo rimanda alla canzone del cantautore americano Like a Rolling Stone ed evidenzia come Dylan all’inizio della sua carriera fosse “un completo sconosciuto” che si sarebbe poi affermato come un’icona della musica statunitense. Con ben otto nominations agli Oscar, il film fa rivivere alcuni cambiamenti storici, culturali e politici in una New York anni Sessanta raccontando la nascita e l’evoluzione del personaggio. La genesi della “leggenda” si conforma e si costruisce attraverso diverse tappe della vita del cantante che vengono narrate sapientemente ed attentamente nel corso del film. Tra le prime scene quella di un Dylan giovanissimo che arriva a New York per iniziare la sua avventura nella musica andando a far visita in ospedale al suo idolo Woody Guthrie, cantante folk, affetto da una malattia neurodegenerativa, che lo ha ispirato nel suo percorso artistico e creativo. Proprio questo inizio risulta fondamentale per comprendere l’andamento e quindi la dinamica circolare del film: esso inizia a finisce con Woody quasi a voler svelare una chiave di lettura nascosta metaforicamente in relazione a questo personaggio. Il film racchiude molte scene dedicate a momenti di musica diegetica, con dialoghi serrati e veloci, movimenti di macchina dinamici ed intensi alternati ad altri più statici. I primi piani dei volti mettono in luce i sentimenti, le emozioni e le reazioni che si vengono a creare in diversi momenti del vissuto personale dei personaggi nel corso del film. L’evoluzione musicale di Bob Dylan non viene persa di vista, mantiene un posto centrale nella narrazione del film restituendoci allo stesso tempo anche l’immagine di un uomo indecifrabile, misterioso, anticonformista, un antidivo che è rimasto sempre fedele alle sue idee e che ha avuto il coraggio di mostrarle anche quando sapeva che avrebbe creato dissenso. Allo stesso modo, con i suoi idoli Guthrie e Seeger e con le sue amanti Sylvie Russo e Joan Baez, si evidenzia un continuo clima di trasformazione dei rapporti che di nuovo si ricollega al messaggio che emerge con prepotenza nel film: il cambiamento è in corso. Da Blowin’ in the wind a Girl from North Country per arrivare alle canzoni che simboleggiano la nuova direzione che Dylan vuole intraprendere al Newport Folk Festival del 1965 come Maggie’s Farm e Like a Rolling Stone: una definitiva transizione dal folk ad un sound più “elettrico” e rock. Ed è qui che Dylan goes electric, proprio come viene evidenziato nel titolo del libro di Elijah Wald. Il concerto al festival folk del 1965 cambia la storia della musica per sempre: il futuro premio Nobel per la letteratura sale sul palco con una chitarra elettrica accompagnato da una rock band. L’esibizione provocatoria incendia la folla e darà inizio ad una nuova era. La figura di Woody Guthrie è la metafora di questo cambiamento, il folk sta venendo meno proprio come Woody, il suo consumarsi giorno dopo giorno a causa della malattia rappresenta la fine di un genere musicale che sta per trasformarsi in qualcos’altro. Nella scena finale, dopo l’esibizione incendiaria del 1965 sul palco del Newport Folk Festival, Bob va a salutare Woody in ospedale per l’ultima volta, quasi come sapesse che non l’avrebbe mai più rivisto. Anche quel saluto rappresenta l’ultimo atto finale di distacco da un qualcosa che non appartiene più a Dylan: quel saluto è il suo addio al folk che permetterà di fare spazio alla nuova “rivoluzione elettrica”.





































