A due passi dal faro, il senso dell’esistenza nell’epopea della famiglia Marangoni

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di Fiorella Franchini

Patrizia Milone per il suo ritorno in libreria sceglie un genere letterario tra i più longevi della letteratura e tra i più apprezzati dai lettori di ogni tempo. “A due passi dal faro”- Iacobelli editore, una saga familiare che segue le vicende di Michele e Giovanni Marangoni, padre e figlio, che lasciano Messina dopo il terremoto del 1908 e vanno a vivere a Napoli da alcuni parenti, e poi della numerosa discendenza che Giovannino crea con Angela, descrivendone le vicissitudini durante il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale e gli anni post bellici, fino al 1950. C’è tutta la potenza narrativa delle trame di famiglia segnate da sogni e difficoltà, da paure e lutti, senso del dovere e tentativi di riscatto sociale. Un ritratto della borghesia meridionale caratterizzato dall’ampiezza del racconto e dall’attenzione all’ambientazione storica e sociale. La continuazione nel tempo dà al lettore la possibilità di entrare in confidenza con i personaggi che interagiscono tra loro e portano avanti episodi paralleli che s’intrecciano e condizionano ognuno quelli degli altri e finiscono per essere l’uno indispensabile per l’altro. Il gusto per le epopee familiari è una tendenza che accomuna tutte le culture, tutte le grandi storie sono saghe familiari, a partire dai poemi epici. L’appartenenza è un elemento determinante non solo per inquadrare i personaggi, ma per definirne contorni e caratteri, innesca il processo dell’immedesimazione e tendiamo a confrontare il loro accaduto con il nostro, a metterci nei loro panni. Impossibile non lasciarsi coinvolgere dal racconto e dall’abilità narrativa di Patrizia Milone, dalla sua scrittura capace di emozionare e di creare legami affettivi e compartecipazione. Rosalia, Lina, Cettina, Maria, generazioni di donne che si succedono e si confrontano, ognuna con la propria personalità e le sfide dell’ambiente nel quale hanno vissuto. Un sottile filo rosso le collega alla storia dell’emancipazione femminile, più che battaglia di genere, conquista di consapevolezza personale e dignità. L’autrice ci cala dentro decenni in cui la grande Storia ha travolto popoli e individui, innescando cambiamenti epocali, economici, culturali e psicologici. Patrizia Milone riesce a dipingere con le parole un affresco composito delle vicissitudini che hanno segnato la società umana e la quotidianità, tracciando i segni dei grandi eventi, i temperamenti dei singoli personaggi e, sullo sfondo, i paesaggi e le atmosfere di Napoli e Messina, città microcosmo, che amplificano fatti ed emozioni. Un romanzo che segue il fiume del tempo nel quale ogni individuo, ogni vicenda, ha una propria personale misura che dipende da dove ci si trova e da come ci si sta muovendo, perché il tempo “non va misurato in ore e minuti, ma in trasformazioni”. Il racconto s’innesta in questo fluire dove tutto galleggia, tutto cambia, ed è sempre un lungo, ininterrotto cammino verso una compiutezza personale e cosmica. La prosa scorrevole e vivace accompagna le circostanze di destini che si forgiano, duttili, con lo scorrere degli anni e che mostrano sempre nuove anse e improvvise cateratte, talvolta qualche riva su cui approdare prima di ripartire. “…Era giunto il momento di cambiare. – scrive Patrizia Milone, svelandoci i pensieri di Lina – Una iniziazione, o una liberazione non lo sapeva, avrebbe attraversato quel ponte immaginario tessuto di destino, pensieri, pregiudizi, di coraggio e di ricordi. Lo avrebbe percorso con il desiderio di scoperta, di meraviglia, di rinnovamento e di nuove emozioni…”. C’è tutto il senso dell’esistenza in mezzo a queste pagine: “ essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare”.