A Modena l’attualità di Reinhardt tra fumetti e satira

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Modena, 9 mar. (AdnKronos) – Si apre oggi alla Galleria Civica di Modena “Ad Reinhardt. Arte + Satira”, la prima mostra organizzata sotto l’egida della nuova Fondazione Modena Arti Visive, di cui fa parte, a partire dallo scorso ottobre, la storica istituzione modenese, diretta da Diana Baldon, che è anche curatrice della mostra.

La mostra, dedicata al celebre artista americano Ad Reinhardt (New York, 1913-1967), presenta per la prima volta e fino al 20 maggio in un’istituzione italiana un aspetto ancora poco studiato del suo lavoro. Benché l’artista americano sia noto principalmente come pittore astratto, questa esposizione raccoglie più di 250 opere tra fumetti a sfondo politico e vignette satiriche selezionati dagli archivi dell’Estate of Ad Reinhardt di New York. I lavori su carta sono accompagnati da una proiezione di diapositive scattate dall’artista in 35mm e ora digitalizzate, nonché da un considerevole numero di diari di viaggio, schizzi e pamphlet. “Sicuramente – sottolinea Diana Baldon – questa è una mostra per chi ha già conosciuto un po’ Reinhardt, i suoi lavori astratti, le tele monocromatiche ma anche i suoi scritti sull’arte. Proprio perché nessuno potrebbe immaginare che una personalità artistica come la sua si fosse dedicata a partire dagli anni ’30 al fumetto, che è proprio il contrario dell’arte astratta”.

Reinhardt sviluppò il proprio interesse verso la pittura e il fumetto da bambino, mettendo a frutto questi talenti in numerose pubblicazioni scolastiche e durante i lavori estivi dalle scuole superiori al college. Nel corso degli anni Trenta e Quaranta, durante e dopo i quattro anni passati a lavorare in qualità di pittore astratto per la Easel Division del Federal Art Project degli Stati Uniti, Reinhardt creò più di 3.000 vignette satiriche e illustrazioni per copertine che apparvero su numerose pubblicazioni americane. Si ricordano i periodici New Masses, The Student Advocate e The Fight Against War and Fascism; svariate riviste tra cui Glamour, Listen e Ice Cream Field; nonché annuari di baseball e The Races of Mankind, pamphlet anti-razzista che vendette più di un milione di copie. Più notoriamente, Reinhardt lavorò nello staff artistico della redazione del quotidiano PM a partire dal 1943, realizzando le caratteristiche vignette-collage che uniscono elementi disegnati a mano a ritagli da libri di seconda mano, una tecnica inusuale mai apparsa prima sui quotidiani.

“Alcune vignette e fumetti – spiega Baldon – sono estremamente attuali. Questo anche grazie al fatto che Reinhardt era decisamente progressista. Ci si rende conto che sono passati 80 anni ma alcuni temi di cui si occupava la stampa allora sono gli stessi di adesso e che ci sono processi nati allora e non ancora conclusi. Naturalmente alcune illustrazioni satiriche trattano argomenti suggeriti dall’attualità americana di quegli anni, dai problemi salariali ai diritti delle donne. Ma ce ne sono diversi dedicati al coinvolgimento europeo nei conflitti mondiali, a Mussolini, ad Hitler e alla loro alleanza sgangherata, a Churchill”.

Dopo aver studiato e insegnato Storia dell’Arte per gran parte della sua vita, nel 1958 l’artista dichiarò: “Non credo nell’originalità. Io credo nella Storia dell’Arte”. Tale dichiarazione è comprovata nella sua serie di vignette sull’arte ampiamente omaggiata e riproposta, intitolata How to Look. La celebre serie apparve a pagina intera nell’edizione domenicale di PM nel corso del 1946 e fu utilizzata dall’artista come piattaforma per difendere in modo adamantino lo sviluppo e la comprensione dell’arte astratta in America. Il fumetto presenta un approccio didattico nel quale Reinhardt ironizza sul ruolo dell’intrattenitore pronto a spiegare tutto e che non era diretto unicamente ai lettori ma anche ai colleghi artisti. Dopo essersi assicurato una cattedra al Brooklyn College nel 1947, Reinhardt pubblicò occasionalmente altre vignette sull’arte nei periodici ARTnews, trans/formation e Art d’aujourd’hui, dove espresse le sue taglienti osservazioni satiriche sul mondo dell’arte contemporanea del tempo.

Nel 1952 Reinhardt cominciò a girare il mondo in lungo e in largo. Nei suoi numerosi viaggi in Europa, Medio Oriente, Giappone e Asia Sudorientale scattò più di 12.000 fotografie a colori che furono presentate in occasione dei suoi leggendari “Non-Happenings”. Queste conferenze visive, presentazioni di diapositive simili a maratone, riordinavano geografie e periodi storici in stupefacenti e imprevedibili sequenze, trasformando la lezione di storia dell’arte in una parodia umoristica del diario di viaggio dell’artista. Numerose immagini provenienti da culture lontane trovano così corrispettivi e giocosi accostamenti: le natiche delle statue fanno il verso alle geometrie di un idrante urbano. Le loro composizioni formali richiedono allo spettatore grande attenzione, come i dipinti e gli scritti di Reinhardt incoraggiano una consapevolezza attiva mentre li si guarda e se ne fa esperienza. Lungo tutto il lavoro di Reinhardt, incluse le opere presentate in questa occasione, risulta evidente un’incredibile capacità di allargare la nozione corrente di quale sia il dominio estetico dell’arte, e di quale possa essere.

Ad Reinhardt. Arte + Satira è realizzata in collaborazione con Ad Reinhardt Foundation, New York, e Mudam Luxembourg, e con un ringraziamento particolare a David Zwirner, New York/London/Hong Kong. La mostra curata da Diana Baldon è stata originariamente presentata dal 12 giugno al 6 settembre 2015 con il titolo Art vs. History alla Malmö Konsthall, Svezia. Diana Baldon è stata infatti a lungo direttrice della Malmö Konsthall prima di tornare in Italia. “Mi mancava il nostro Paese, anche se avere a che fare con la burocrazia italiana è faticosissimo”, sorride. Da italiana che ha diretto musei all’estero, la Baldon è naturalmente stupita delle polemiche che accompagnarono nel 2015 la nomina di direttori stranieri in musei italiani: “La possibilità di questo scambio di visioni è una grande opportunità. Alcuni di loro li conosco personalmente e non si può non stimarli. Il confronto con mentalità ed approcci diversi rende il terreno più fertile. A mio avviso è una cosa bellissima”.