A ‘Moscato d’Asti Experience’ la prima Docg italiana in bottiglia

8

Asti, 3 dic. (Labitalia) – Unanime l’apprezzamento verso le Denominazioni astigiane al termine della prima edizione di ‘Moscato d’Asti Experience’. Un evento possibile grazie allo spirito di collaborazione che ha animato i Consorzi di tutela dell’Asti Docg e della Barbera d’Asti e vini del Monferrato, che con i loro 21.000 ettari rappresentano circa il 60% del vitigno piemontese a Doc e Docg, per circa 160 milioni di bottiglie. Una tre giorni iniziata nelle sale del Castello Gancia di Canelli, per la prima volta aperto al pubblico grazie al patron, Edoardo Gancia, e che si è conclusa al Castello di Grinzane Cavour, dove gli ospiti hanno potuto apprezzare le preparazioni dello chef Marc Lanteri.

Presenti un centinaio di giornalisti, wine writer e blogger provenienti dall’Italia e dai paesi esteri di riferimento per le Denominazioni: Usa, Regno Unito, paesi scandinavi, Repubbliche Baltiche, Russia, Germania. Nutrito anche il gruppo asiatico, proveniente da Cina, Giappone, Corea del Sud e Singapore. Oltre al ricco programma di degustazioni, gli ospiti hanno fatto tappa in alcuni dei luoghi più caratteristici di un territorio che dal 2014 è Patrimonio universale dell’Umanità Unesco.

Particolare attenzione per i vini a base Moscato Bianco, protagonisti di una lectio magistralis dell’esperto Walter Speller, che nel corso della Masterclass svoltasi al Castello Gancia ha approfondito il rapporto tra il vitigno, il suo territorio di origine, l’Asti e il Moscato d’Asti, i primi vini che, a livello internazionale, presentano la loro vendemmia 2018. Grande successo della degustazione, dove la nuova annata ha rivelato tanto l’ampio ed elegante bouquet organolettico quanto le enormi opportunità in termini di abbinamento, grazie anche al nuovo Asti Secco Docg. Una tipologia, questa, giunta alla sua seconda vendemmia, che rende l’Asti un vino ottimo per molti piatti, pur mantenendo intatto quel suo carattere ‘rural glam’ che lo ha reso celebre.

“Il mondo dell’Asti – sostiene Walter Speller, inviato per l’Italia del blog jancisrobinson.com – è rappresentato da un territorio speciale e con una storia antica. Una terra, un’uva, quella di Moscato Bianco, e tre vini Docg che rappresentano un tesoro di aromi: Asti Dolce, Asti Secco, spumantizzati con metodo Martinotti, e il Moscato d’Asti”.

Al Foro Boario di Nizza Monferrato, nel cuore del suo territorio di produzione, è andata poi in scena ‘Barbera Revolution’, condotta dall’esperta Kerin O’Keefe. Una Masterclass realizzata per la grande ‘rossa’ piemontese, dove sono emersi i tratti distintivi di questo vino, sempre di più tra gli interpreti di primo piano della produzione vinicola italiana. Un vitigno dalla cui versatilità prendono forma vini capaci di farsi apprezzare giovani ma anche di invecchiare, maturando una complessità che li colloca di diritto nel novero dei grandi vini internazionali. “Gli oltre 100 degustatori provenienti da varie parti del mondo – sottolinea Kerin O’Keefe, responsabile della sezione italiana di ‘Wine Enthusiast’, che ha offerto la sua personale lettura della Barbera d’Asti Docg – testimoniano la crescita qualitativa e il grande interesse che il vitigno incontra nelle sue varie versioni. ‘Barbera Revolution’ è la dimostrazione del grande cambiamento che questo vino ha avuto negli ultimi anni anche tra gli opinion internazionali”.

L’Enoteca regionale di Acqui Terme, insieme al Consorzio del Brachetto, ha ospitato, infine, un seminario di approfondimento dedicato alla nuova tipologia Acqui Docg Rosé brut e al Brachetto d’Acqui Docg, un vino rosso dolce e molto conosciuto, prodotto con un vitigno autoctono e italiano al 100%. L’assaggio ha colpito per la grande piacevolezza e aromaticità del vitigno.