A Napoli e in Campania una politica che inquieta

59
in foto Palazzo San Giacomo

Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 7 giugno all’interno della rubrica “Spigolature”.

di Ermanno Corsi

Mala tempora currunt dicevano i nostri padri latini e, per dimostrare che non era una “finta lamentela”, aggiungevano sùbito che “rischi anche peggiori si stanno preparando…”. Per risollevare un po’ il morale, a Trento operatori e studiosi di Economia mondiale (8 premi Nobel, 75 relatori accademici, il gotha dell’intelligenza internazionale), non hanno voluto riunirsi secondo le modalità tradizionali. Hanno pensato di dar vita a un “Festival” nel senso meno paludato di quanto la materia proposta avrebbe richiesto. Perciò lavori inframezzati con manifestazioni di vario genere, ma leggere, accattivanti e “dilettevoli”. Scopo principale (pur di fronte a problemi che per Dante avrebbero fatto “tremare le vene e i polsi”), quello di imparare a “divertirsi un pò”.

CONFIDUSTRIA DISPETTOSA. Non tutto però è andato secondo il “vibrante desiderio”. Come sempre accade (anche nelle famiglie dedite alla cura “maniacale” di economia e finanza), non tutte le ciambelle riescono col buco (ripeteva nei suoi racconti Emilio De Marchi). A guastare il festoso ”festival” altoatesino ci ha pensato il Csc (acronimo per Centro Studi Confindustria).Sua la diagnosi impietosa: all’arretramento della produttività delle aziende registrato in aprile, segue l’ulteriore flessione di maggio, mentre giugno è un grosso punto interrogativo. Quanto all’Italia, se il “suo” Nord regge abbastanza bene all’urto dei tempi, il “nostro” Sud cresce ulteriormente in divario e affanno sociale. Solo per gli accresciuti costi dell’energia dopo l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina di Zelensky?

RAGIONI PROPRIE. Le regioni meridionali hanno non poco di cui autoaccusarsi per essere sempre indietro di molti passi non attribuibili ad alcuna “malvagia eminenza grigia” se non a se stesse (economia depressa, disoccupazione che aggredisce giovani e donne, qualità di vita mediamente precaria). La Campania si distingue, in negativo, per alcuni “primati”. Il suo “calendario fiscale” ha già una febbre molto alta: un carico sempre più pesante di tasse, tributi, addizionali regionali e comunali (ora c’è anche la Città Metropolitana che non sente ragioni: si paga e basta!). Si “limano” sbrigativamente retribuzioni, stipendi e pensioni mentre si rendono un po’ “meno leggeri” appannaggi e rimborsi di amministratori pubblici e fasce dell’alta burocrazia “dirigenziale” (sempre molto attenta a “dirigere” i propri interessi!).

DEFICIT SENZA VIE D’USCITA. Uno riguarda la legalità e l’ordine pubblico. Nel questionario proposto dal Mattino a oltre 10 mila giovani studenti di Napoli e Provincia, ben un terzo giudica i boss “persone rispettabili”. Alla domanda specifica sulla “notorietà”, il risultato è che il famigerato Raffaele Cutolo è più conosciuto di don Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso dai casalesi. Pessimo segno dei tempi che rischiano di dare ragione a chi sostiene che se prima era la malavita ad essersi “infiltrata” nello Stato, adesso si dovrebbe parlare dello Stato che si è “infiltrato” nella malavita!

SEMPRE PIU’ GIU’. Non si ferma la discesa della politica tra crisi dei partiti e contrapposizioni “speciose”. A Sorrento l’intraprendente Mara Carfagna, ministro della Coesione sociale, presenti Mattarella e Draghi fa’ il punto sul Recovery Plan la cui attuazione è legata alla “sinergica collaborazione” delle istituzioni locali. Dopo Sorrento, tappa a Salerno sua città natale ma anche come omaggio al governatore De Luca che di Salerno è il grande nume tutelare. Risultato: nel salone della Provincia nessun deluchiano presente, nemmeno a cercalo col lanternino! A uno “sgarbo” così si riduce l’antagonismo politico?

ONORE A CIRIACO DE MITA. Sarà stato pure un intellettuale della “magna Grecia”, come alludeva Gianni Agnelli; non avrà mai sciacquato i panni in Arno, come diceva lui per la parlata rivelatrice dei luoghi natii, ma il Sindaco di Nusco, deceduto a 94 anni, resta nella storia del nostro Paese per il “cursus honorum” (più volte ministro, segretario nazionale della Democrazia cristiana, presidente del Consiglio) e per l’intelligenza politica che resta esemplare per come comprendeva le vicende nel loro sviluppo e per come sapeva proiettarsi negli anni che sarebbero venuti.