A Piazza Affari FCA e bancari muovono alla riscossa

50

 

Il punto della mattinata sui mercati. Le principali borse europee hanno aperto l’ultima seduta della settimana in rialzo. A Piazza Affari il Ftse Mib al momento segna +1.08%, il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,42%, il Cac40 di Parigi lo 0,52%, il Ftse100 di Londra lo 0,36% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,24%.

Ovviamente, l’attenzione degli operatori è tutta rivolta sul titolo FCA (+5,1%) che è rimbalzato insieme alla controllante Exor (+6,4%) dopo il crollo di ieri sulla scorta delle accuse dell’EPA (agenzia USA per la protezione dell’ambiente) di aver manipolato il software su 104mila veicoli con motori diesel al fine di mascherare l’eccesso di emissioni. Sergio Marchionne ha dichiarato che FCA non ha fatto niente di illegale, che le accuse non avranno impatto su piani e obiettivi del gruppo e che lavorerà con l’amministrazione Trump per risolvere il problema. 
Ad ogni modo, secondo indiscrezioni le indagini EPA potrebbero portare a una multa da almeno 4 miliardi di dollari a carico del gruppo automobilistico.

In recupero anche bancari. L’indice Ftse Italia Banche segna +1,9%, l’EURO STOXX Banks +0,9%. UBI Banca (+10,88%, asta di volatilità) prolunga il rally in scia all’annuncio della propria offerta vincolante per l’acquisto del 100% del capitale di Nuova Banca Marche, Nuova Banca Etruria e Nuova CaRiChieti a un prezzo simbolico di 1 euro.

In verde anche Bper Banca (+3,3%) e Banco BPM (+3,7%). E sale UniCredit (+1,6%): ieri l’assemblea ha approvato l’aumento di capitale da 13 miliardi di euro con il voto favorevole del 99,6% dei presenti. Secondo indiscrezioni l’operazione potrebbe partire il 13 febbraio.

I dati macro

In Germania l’Ufficio di Statistica Destatis ha comunicato che l’Indice dei Prezzi all’Ingrosso (Wholesale Price Index) nel mese di dicembre è aumentato del 2,8% rispetto a un anno fa (dal +0,8% precedente). Su base mensile il WPI è cresciuto dell’1,2%, ben oltre le attese fissate su un incremento dello 0,3%. 

In Spagna l’istituto di statistica INE ha annunciato che l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,6% nel mese di dicembre su base mensile ed è aumentato dell’1,6% su base annuale. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (HICP) è cresciuto dell’1,4% rispetto al mese di dicembre 2015.
In Usa le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 6 gennaio si sono attestate a 247 mila unità, inferiori alle attese (255 mila) ma oltre al dato rilevato la settimana precedente (237 mila). Il numero totale di persone che richiede l’indennità di disoccupazione si attesta a 2,087 milioni, inferiore ai 2,116 milioni precedenti.

I prezzi alle importazioni sono cresciuti dello 0,4% nel mese di dicembre a fronte di attese pari al -0,4%. Nel mese di novembre si era registrato un decremento dello 0,2%. I prezzi alle esportazioni sono cresciuti dello 0,3% su base mensile, risultando superiori al consensus (+0,1%).
In Cina
 a dicembre l’export è calato del 6,1% annuo dopo il progresso di appena lo 0,1% registrato in novembre (che aveva messo fine a una striscia di arretramento durata sette mesi) e contro il declino del 3,0% del consensus del Wall Street Journal (nell’intero 2016 le esportazioni sono invece calate del 7,7%).

Il calendario di oggi

04:00 Cina Bilancia Commerciale nov; 09:00 SPA Inflazione dic; 14:30 USA Vendite al dettaglio dic; 14:30 USA Indice prezzi alla produzione dic; 16:00 USA Indice fiducia consumatori (Univ. Michigan) preliminare gen; 16:00 USA Scorte delle imprese nov.

Materie prime
Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in modesto progresso dopo il balzo dell’1,50% registrato giovedì in scia all’impegno dell’Arabia Saudita a tagliare la produzione addirittura più di quanto previsto dal recente accordo dell’Opec.
Prese di beneficio invece sull’oro, che in overnight aveva superato quota 1.200 dollari l’oncia toccando i massimi delle ultime sette settimane. 
Continua l’apprezzamento del rame a Londra, con il metallo rosso che si avvia verso un guadagno di quasi il 5% nell’ottava.

Valute

Il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa Usa nei confronti delle altre dieci principali valute, nel corso della sessione asiatica ha registrato un modesto progresso dopo avere perso lo 0,50% nella precedente sessione (stesso declino registrato nell’intera ottava). 
Flessione che toglie un po’ di slancio allo yen (apprezzatosi nell’intera settimana di circa l’1,70% nella migliore performance registrata dalla fine di luglio) e quindi a Tokyo.

Borse asiatiche
A Tokyo il Nikkei 225 fa +0,80%, ma si deprezza di oltre l’1% nell’ottava. 
Alla riapertura degli scambi in Asia a guidare è il recupero del dollaro, che aiuta la piazza nipponica ma impatta sui mercati emergenti, a fronte di dati macroeconomici in arrivo dalla Cina tutt’altro che incoraggianti.

Il risultato complessivo è un moderato calo per l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che giovedì aveva chiuso sui massimi da fine ottobre (nell’intera ottava l’indice resta comunque in  progresso dell’1,8%).

Negativa Seoul, con il Kospi che perde lo 0,50% al termine degli scambi.

La seduta è contrastata a Sydney per i titoli del settore ma è soprattutto il comparto finanziario a trascinare al ribasso l’indice e l’S&P ASX 200 perde lo 0,79% in chiusura.

Giornata altalenante, invece, per le piazze cinesi: Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 segnano infatti un declino dello 0,21% e un guadagno dello 0,07% rispettivamente. Fa decisamente peggio lo Shenzhen Composite, che segna una flessione dell’1,55% al termine degli scambi.

In controtendenza Hong Kong: a circa un’ora dallo stop alle contrattazioni l’Hang Seng è infatti in progresso di circa lo 0,40% (fa meglio l’Hang Seng China Enterprises Index che si muove su un guadagno di quasi lo 0,60%).

Borsa Usa
Wall Street ha chiuso in calo, ieri, all’indomani della prima conferenza di Donald Trump ed alla vigilia della pubblicazione dei risultati trimestrali di alcuni colossi bancari. Il Dow Jones ha perso lo 0,32%, l’S&P 500 lo 0,21% e il Nasdaq Composite lo 0,29%.

Sull’azionario crolla FCA. Come si sa, Fiat Chrysler Automobiles ha fatto  -10,19%. Il gruppo automobilistico ha ricevuto dall’Epa una notifica di violazione del Clean Air Act. L’ente per la protezione dell’ambiente Usa accusa FCA di aver venduto oltre 100 mila veicoli con motore diesel dotato di un software capace di alterare le emissioni di NOx.