A Roma primo centro per scompenso cardiaco di Aisc

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Roma, 6 apr. (AdnKronos Salute) – Assicurare ai pazienti affetti da scompenso cardiaco la migliore soluzione in ogni fase del percorso della patologia, migliorando l’aderenza alle terapie e garantendo una gestione coordinata da un team multidisciplinare di specialisti.

Sono questi i punti di forza delle convenzioni siglate oggi a Roma da Aisc (Associazione italiana scompensati cardiaci) con l’ospedale Madre Giuseppina Vannini e con l’Irccs San Raffaele Pisana, in occasione dell’evento ‘Un nuovo modello per la gestione ottimale dello scompenso cardiaco in Italia: tra esigenze del paziente, realtà assistenziali e istituzioni’, che si è tenuto presso la struttura di Torpignattara.

Per la prima volta all’associazione pazienti viene affidato un Centro di scompenso cardiaco – la nuova struttura dedicata presso il Poliambulatorio di via Arce, afferente all’ospedale Vannini – dove saranno assicurate anche attività di informazione, ricerca e formazione. Inoltre, in virtù della convenzione con l’ospedale, a breve verrà istituto un Master di primo livello per la formazione di personale infermieristico dedicato alla gestione del paziente scompensato.

Gli accordi – sottolineano le due strutture ospedaliere e l’Aisc – permetteranno una reale presa in carico dei pazienti colpiti da una patologia che rappresenta la seconda causa di morte in Italia, e che nel Lazio ha colpito oltre 17 mila pazienti nel 2015.

“Siamo arrivati alla conclusione, dopo 4 anni dall’istituzione dell’associazione, che il mondo medico forse dovrebbe affrontare meglio questa problematica – spiega Salvatore di Somma, direttore scientifico Aisc – Prima di tutto coinvolgendo di più i pazienti, sensibilizzandoli verso corretti stili di vita, regimi alimentare sani e attività fisica. Forse abbiamo sottovalutato il bisogno di una multidisciplinarietà.

Quello che pensiamo è che i centri gestiti da Aisc debbano essere equipaggiati per rispondere a tutte le esigenze complesse dei pazienti con scompenso cardiaco: quelle cardiologiche, quelle internistiche, quelle nefrologiche e quelle respiratorie e riabilitative. Il San Raffaele diventa una struttura collegata al Vannini, che risponde a queste esigenze in una sorta di ‘staffetta del cuore’ dove i pazienti vengono seguiti durante l’intero percorso. Questo – puntualizza di Somma – è un modello sperimentale; l’idea sarebbe quella di esportarlo non solo nel Lazio, ma anche in altre regioni”.

“Finalmente oggi avviamo un progetto che passa dalla semplice enunciazione ‘il paziente al centro’, che tante volte volte si sente ripetere al giorno d’oggi, a un azione concreta – aggiunge Massimo Fini, direttore scientifico Irccs San Raffaele Pisana – Non è più una semplice enunciazione, ma diviene un percorso di presa in carico globale diviso tra più strutture sanitarie, che effettivamente mette al centro dell’interesse medico quelli che sono i reali bisogni di salute del paziente”.

“Lo scompenso cardiaco – evidenzia Fini – è diventato ormai una epidemia sanitaria, a causa dell’invecchiamento della popolazione e l’incremento delle patologie croniche. E’ evidente che non possiamo pensare di gestirlo, come purtroppo è stato fino ad adesso, con interventi spot. Gli interventi devono esser sincronizzati e collegati fra di loro”.

“La risposta innovativa che diamo oggi è proprio questa: farci carico del paziente dall’evento acuto fino alla fase post acuta, riabilitativa. La collaborazione tra i due istituti – precisa Fini – permetterà già ai pazienti aderenti all’Aisc di avere una gestione unitaria, condivisa e di collaborazione; è auspicabile che questo diventi un modello che prescinde dalle strutture partecipanti”.

Per Pietro Lentini, responsabile del Centro ipertensione dell’ospedale Vannini, è fondamentale che “il paziente scompensato sia assistito in maniera globale, poiché va incontro a riacutizzazioni frequenti. Ha necessità di essere controllato quando sta bene, in fase di compenso, e ha necessità di supporto immediato qualora entri in scompenso acuto”.

“L’istituzione di questo ambulatorio – dice Lentini – ci renderà sempre più efficienti, e soprattutto istituzionalizzerà e renderà più visibile questo tipo di collaborazione. I pazienti hanno bisogno di essere informati, e l’informazione è parte della cura perché il paziente scompensato, soprattutto nelle prime fasi, non sa di esserlo”. Alla giornata hanno preso parte anche esponenti della Giunta della Regione Lazio, con cui Aisc ha da tempo avviato un rapporto di proficua collaborazione per la messa a punto dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali dedicati ai pazienti scompensati.

“Questa convenzione sposa in pieno l’intento del nuovo corso della Regione – ha evidenziato la consigliera Marta Leonori – ovvero quello di mettere insieme pazienti, realtà assistenziali e istituzioni per una presa in carico a tutto tondo del malato. L’idea è quella di ripartire dopo degli anni che hanno avuto necessariamente un’attenzione agli aspetti finanziari. Ripartire – conclude – mettendo al centro i pazienti”.