A Terra Murata l’Epica Serena di Giuseppe Tulino

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In foto: Giuseppe Tulino

di Francesco Bellofatto

Parlare di Giuseppe Tulino significa trovare la sintesi più efficace tra arte e artigianato. Non solo: l’artista, che negli stanzoni di Palazzo d’Avalos fino al 31 agosto porta la sua Epica Serena, dal ferro, materiale che conosce profondamente, trova nutrimento per un discorso di senso che dalle divinità greche porta ad una necessaria riflessione sul tempo presente.

E lo può fare perché l’artigiano-artista Tulino sa plasmare il ferro ed adattarlo alle esigenze della moderna tecnologia e dei più avanzati processi industriali. Analogamente, l’artista-artigiano Tulino, con le sue opere – moderne, estemporanee ma al tempo stesso dense di mitologia – riesce a dare anima al ferro, “animandolo”, nel senso stretto della parola, facendolo parlare in un discorso metatemporale che cerca di affrontare le millenarie – irrisolte – questioni dell’umanità.

L’ambientazione – bella, struggente per la sofferta storicità del luogo e per l’affilato contrato tra le pareti tufacee e la sideralità del ferro – potrebbe a torto essere definita “new age”: orbene, l’accostamento a un termine desueto quanto le mode che l’hanno determinato, delle opere e dell’istallazione – da leggere nella sua globalità – è quanto mai sbagliato e rimanderebbe ad una lettura superficiale che impedisce di cogliere il suo più autentico significato. Anche accostare la sincera omogeneità – che è la cifra stessa della sua autenticità artistica – della cifra stilistica di Tulino all’arte della materia di Kounellis o all’arte povera di Burri, come fonti di ispirazione è sbagliato. Tulino, nel suo laboratorio di Marianella, quotidianamente fa i conti con la materia. Poi, nella sua dimensione creativa, eleva l’artigianato ad arte, costruendo un percorso di senso.

Ma entriamo (e fatelo, entro il 31 agosto) a Palazzo d’Avalos, l’antico carcere di Terra Murata: lo stanzone, che come da millenaria retorica carceraria ci propone sullo sfondo ampi finestroni con grate che ci offrono solo la paradisiaca vista di Miseno e del Vesuvio, ospita l’Epica Serena, una parata di “nuovi eroi”, sculture in acciaio, ognuna, per volere dell’artista, con un nome e un compito specifico.

“Così come le divinità greche guidavano e cambiavano il corso degli eventi umani ed il manifestarsi della natura, per un fine a noi sconosciuto ed a volte capriccioso – spiega Tulino – oggi con rinnovato ardore si manifesta l’azione serena dei nuovi eroi pronti a contrastare l’ odio, la paura, la sopraffazione e l’egoismo suicida”.

In questa operazione, fortemente voluta e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Procida, il  visitatore potrà ritrovare il senso della ricerca dell’artista-artigiano, che spinto dai recenti accadimenti, affida al suo “esercito” un messaggio di speranza e di auspicio, di un nuovo modo e di un nuovo mondo. All’Arco cosmico, elemento predominante del progetto, il compito simbolico di scoccare la freccia nell’infinito, dalla sommità di Terra Murata.

“Un dardo di speranza per un nuovo tempo che verrà – conclude Tulino -, che ci chiamerà sempre più a decisioni e scelte politiche e ambientali consapevoli e sostenibili, come unico deterrente per un inversione di tendenza, finalizzata ad un vero, serio benessere per il pianeta e le generazioni future” .