AAA Visione politica cercasi per il settore cultura

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(foto da Pixabay)

Par condicio. In tempo d’elezioni è un diktat, una garanzia di equilibrio tra le informazioni che si offrono al pubblico. C’è però un settore che gode, elezioni o meno, di equilibratissima assenza di contenuti a favore di sporadici spot. Indovina, indovinello. Silenzio, povertà di iniziative peraltro tutte simili tra loro. Non ha bisogno di presentazioni: è il settore della cultura.
Nelle poco quiete stanze della politica televisiva, la parola cultura è spesso usata come estremo fendente per suggerire agli spettatori la divisione tra i buoni, quelli che la cultura la promuovono, la pubblicizzano e se l’appuntano sulla giacca, e gli altri, i cattivi, gli ignoranti, i beceri, quelli che meno male che sanno scrivere il proprio nome. Dagli uni agli altri una assoluta par condicio di assenza di programmazione: idee e spot più o meno sovrapponibili ed il grande assente: un programma politico per l’intero settore. Risparmiamoci pure la cascata di dati sugli occupati, la produttività e l’indotto generato. E’un settore economico a tutti gli effetti, e traina un ottima parte dell’economia nazionale. Misteriosa l’assenza di articolazione di un programma economico e politico che, partendo dalla cultura, si espanda su ogni altro settore produttivo. In ambito nazionale come in quello locale la cultura è come quei bambini che, grazie alla mancetta dei genitori offrono il gelato a tutti gli amichetti. Generosissimi, attrattivi anche per chi tanto amichetto non è, ma assolutamente, com’è giusto per un bambino, dipendenti dal portafoglio di mamma e papà. Ancora sentiamo parlare di un bonus per i finanziatori, delle lotterie e di mille altri modi per sostenere un settore che potrebbe essere invece il sostegno di molte economie locali ed un bel pilastro per quella nazionale. Ed ora a Napoli i programmi elettorali. Tutti. La par condicio è assicurata. SiamoallesoliteCalimero: sempre valida la lamentosa conclusione di uno spot della preistoria della pubblicità. I partiti che competono al governo della città hanno redatto i propri programmi: trova la differenza. I convegni sul tema dello sviluppo economico locale e nazionale ospitano le star della politica e dell’economia ma non aprono alla concreta programmazione nel settore. Certo di cultura si parla. Trova il matto che pubblicamente ne dichiari l’inutilità. Cosa manca. Si può essere bocconiani, esperti d’economia internazionale, docenti nelle università più importanti del mondo o saper contare fino a dieci col pallottoliere. La visione politica è una cosa diversa. La capacità di proiettare nel futuro, anche lontanissimo e privo della nostra presenza, un immagine di sviluppo non è il frutto di un sovradosaggio di allucinogeni. E’ la capacità di immaginare le conseguenze di un azione e di inserirle nel quadro globale che si era immaginato. La mamma illustra al pargolo le sue vacanze spensierate funestate, invece, dalle ripetizioni con un insenante pedante alle costole, e un esamino finale capace di bloccare per sempre la sua permanenza in una classe piena di persone simpatiche. La mamma declina una visione, futuro semplice e futuro anteriore. Un politico dovrebbe fare altrettanto. Prima di far indebitare la nazione, prima di firmare accordi e convenzioni, e prima di proporsi alla guida di un popolo. La grande assente nei programmi elettorali dei partiti che partecipano alla competizione è lei: la visione. Dalle case editrici, dai cinema e dai teatri, dai musei dalle sale d’esposizione si levano segnali di fumo. Il settore culturale ha bisogno di politica. Di una visione che proietti questa città in una economia studiata, organizzata e gestita. Niente spot, prego. La cultura un valore economico ma anche valore sociale capace di migliorare la vita. Cultura in azione, questa la sintesi della politica inglese focalizzata sulla massima diffusione della cultura attraverso mirati investimenti per rinnovare le comunità locali, per migliorare l’Inghilterra e la Gran Bretagna a casa propria e rafforzarne la reputazione a livello globale. Un libro bianco, non un libro dei sogni: nuove agevolazioni fiscali per favorire la cessione di opere d’arte a titolo successorio, agevolazioni fiscali a favore di musica e musei, l’apertura a nuove risorse private, la misura delle performances dei vari istituti con indicatori inediti. Tutto condivisibile oppure no. Non è importante ciò che il governo inglese abbia scelto per la nazione. L’importante è il metodo. La programmazione non superficiale, magari apparentemente sfrontata, è l’unica possibilità per indirizzare, determinare e gestire uno sviluppo che deve coinvolgere tutti i cittadini e li porti a sperimentarne i vantaggi sulla propria esistenza e quella dei figli. La progettazione non è solo quella urbanistica ed edilizia, senza progetto non c’è sviluppo, non c’è politica, non c’è futuro.