Accertamento negativo del credito, i chiarimenti della Corte d’Appello di Cagliari

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di Valentino Vecchi*

Con sentenza del 21.01.2022, la Corte d’Appello di Cagliari (sezione distaccata di Sassari) si è espressa su alcune questioni ricorrentemente affrontate nei giudizi promossi dai clienti di istituti di credito per l’accertamento del saldo di un conto corrente bancario.

In primo luogo, la Corte, riformando la sentenza di primo grado che aveva concluso per il rigetto della domanda attorea (anche) per omesso deposito del contratto di conto corrente da parte del cliente, ha chiarito che l’onere di produzione del contratto di accensione del c/c grava sulla banca nel caso in cui il correntista neghi l’esistenza di un contratto stipulato in forma scritta. Al riguardo la Corte ha avuto modo di chiarire che la regola generale secondo la quale il correntista deve provare l’inesistenza della clausola giustificativa dei pagamenti effettuati mediante la produzione del contratto è operativa ove si faccia questione di un contratto pacificamente concluso per iscritto, mentre, nell’ipotesi di allegazione attorea di un contratto verbis tantum, incombe sulla banca l’onere di produrre il documento contrattuale di cui assuma la stipulazione (Cass. Civ. n. 6480/21)”.

L’operato del Giudice di prime cure è stato altresì censurato – e riformato – in ordine all’onere di produzione della documentazione di natura contabile. Difatti, rilevato che la sentenza di primo grado aveva concluso per il rigetto della domanda attorea (anche) per non aver, il correntista, depositato le liste movimenti (essendosi limitato a produrre unicamente gli estratti scalari), la Corte ha invece precisato che “nell’ipotesi in cui non si contesti l’operazione né la valuta assegnatale dalla banca, gli estratti scalari sono idonei alla individuazione delle competenze applicate e contestate”. Difatti, secondo la Corte “l’azione di accertamento non presuppone necessariamente la produzione integrale delle serie degli estratti dall’accensione del rapporto il quale, pur essendo unitario, non deve essere esaminato in base a criteririgidi e massimalistici e ben può essere rielaborato nei limiti degli estratti prodotti”.

A ben vedere, gli estratti conto (liste movimenti) avrebbero dovuti essere prodotti dalla banca per avvalersi dell’eccezione di prescrizione.

La Corte territoriale, difatti, chiarito che l’individuazione delle rimesse solutorie è da operarsi sul saldo ricalcolato – e non su quello risultante dall’estratto conto bancario – ha difatti precisato che “Il CTU officiato anche della ricostruzione delle rimesse solutorie ha potuto verificare soltanto il saldo giornaliero sugli estratti scalari, confrontandolo con l’accordato e verificandone l’eventuale sconfinamento per stabilire la soglia del pagamento. Tale metodologia non è corretta perchè soltanto dagli estratti conto -ove sono indicate le date dei movimenti- è possibile verificare se e quando un versamento paga le competenze extrafido. Nell’indisponibilità degli estratti conto, che la banca avrebbe dovuto produrre per dimostrare gli effetti estintivi dell’eccezione proposta, non è possibile neppure mediante la CTU procedere ad una eventuale individuazione delle rimesse solutorie, con la conseguenza che la relativa eccezione deve essere respinta”.

In ultimo, la Corte ha rigettato l’eccezione di nullità di un finanziamento occorso per il ripiano dell’esposizione debitoria di conto corrente che si è dimostrata essere inesistente a seguito del ricalcolo del saldo del rapporto. Secondo la Corte, difatti, “pacifica la materiale consegna della somma mutuata mediante accredito sul conto corrente, a nulla rileva che parte di questa somma fosse andata in compensazione con debiti fondati su titoli nulli”.

*dottore commercialista
esperto in contenzioso bancario
consulente tecnico del Tribunale di Napoli
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