Acen, ricerca Srm sull’edilizia: La filiera delle costruzioni vale 100 mld l’anno (5,3% del Pil) e 1,8 mln di posti

34

 Srm (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) ha presentato oggi a Napoli la ricerca “La filiera delle costruzioni tra innovazione, sostenibilità e prospettive di crescita”, nuovo numero e decima edizione della collana “Un Sud che Innova e Produce” che dal 2013 analizza le forze produttive endogene del Mezzogiorno in un’ottica proattiva e sostenibile. L’evento, organizzato con Acen e ospitato dall’Associazione presso la nuova sede di Palazzo Ruffo della Scaletta, è stato aperto dai saluti istituzionali del presidente Angelo Lancellotti. La filiera delle costruzioni ha un ruolo economico e sociale soprattutto nel Mezzogiorno. Il valore aggiunto in Italia è di 99,3 miliardi di euro al 2023, con un peso del 5,3% sul Pil e che arriva al 10,5% se si considerano gli effetti indiretti ed indotti del settore. Il peso è ancora più rilevante in termini di occupazione: 1,78 milioni di occupati, il 6,8% sul totale ed oltre il 12% se si considera tutta la filiera. 

Così nel Sud e in Campania
Il Mezzogiorno (ed ancor più la Campania) presenta un livello di specializzazione produttiva maggiore: il settore pesa sull’area l’11,6% in termini di valore aggiunto ed il 13,3% in termini di occupazione (in Campania rispettivamente 12,3% e 14%). Importante è anche il contributo alla filiera nazionale, esprimendo il 25% del VA ed il 30% dell’occupazione italiana. Alla base c’è una presenza imprenditoriale non trascurabile che contribuisce alla competitività del Paese: 223,6 mila imprese al Sud (il 30% del dato nazionale), delle quali il 31% in Campania. “È una filiera con un rilevante impatto sulla crescita economica del territorio”, sottolinea la nota. La filiera delle costruzioni è caratterizzata dalla sostanziale assenza del commercio internazionale e dal peso ridotto del commercio interregionale per cui gran parte della ricchezza generata dalla filiera resta nella regione di origine e ciò vale in modo particolare per il Mezzogiorno e per la Campania: l’85,6% del Va generato dalla domanda di prodotti dell’edilizia resta nella regione contro l’83,9% dell’Italia, in Campania si arriva al 91,6%. L’industria delle costruzioni acquista un’ampia gamma di beni e servizi prodotti da altre industrie. Ne deriva che i moltiplicatori della spesa per la suddetta industria sono elevati, soprattutto al Sud dove, per ogni 100 euro spesi nel settore, si generano 128,5 euro di valore aggiunto (tra effetto diretto, indiretto e indotto), più della media nazionale (Italia 115,6 euro, Campania 123,1 euro).
Dalla Survey di Srm, si evince poi che che la dimensione d’impresa è un fattore che incide sulle scelte del mercato di riferimento. Quasi i tre quarti delle imprese più piccole del Sud si affidano al mercato regionale (in Italia 58,6%). Mentre i tre quarti delle imprese più grandi opera in un mercato nazionale ed internazionale (in linea con la media italiana). Le imprese del Sud preferiscono poi reti di fornitura “corte”. Solo per il 45% dei casi le imprese del Sud vanno oltre il mercato locale. La Campania si distingue per un dato più elevato, pari al 61,2%, in linea con il dato nazionale (il 62%). Al Sud ci sono meno imprese investitrici, sottolinea lo studio. La propensione ad investire del Mezzogiorno è di 17 punti inferiore alla media nazionale, ma il divario si riduce a solo 5 punti se si considerano le imprese più grandi. Tuttavia quelle che investono riescono comunque a farlo con una maggiore intensità. Si evidenzia che oltre il 20% delle imprese meridionali investe più del 30% del fatturato (in Italia il 16%).

Il ruolo dell’innnovazione
Prevalgono inoltre gli investimenti tradizionali, ma aumenta l’interesse per l’innovazione. Il 38% delle imprese del Sud investe in innovazione e sostenibilità e, con una quota del 44%, le imprese campane danno una spinta significativa (Italia 42,5%). Anche in questo caso, la dimensione conta: le imprese del Sud più grandi investono in innovazione in misura analoga a quelle nazionali (44,2% contro 43,7%). Più di una impresa su tre, nel Sud, investe in digitale (39,5% in Italia), alimentata anche dal forte rapporto con i poli di ricerca sul territorio. Circa il 40% delle imprese meridionali investe, infatti, nei legami con il sistema della ricerca pubblica e privata (Italia 31,3%). Il 28% delle imprese investe in sostenibilità, in linea con la media Italia. Significativo è che tra le principali motivazioni ci sono il miglioramento delle performance aziendali (63%) e l’adeguamento alla domanda di mercato (60%). Ciò conferma una crescente maturità strategica delle imprese della filiera. Cresce infine la consapevolezza dell’importanza di adeguarsi alle sfide tecnologiche e di mercato. Le imprese del Sud per il prossimo futuro consolidano l’orientamento verso investimenti innovativi. Quasi 1 su 2 prevede un aumento dell’investimento in digitale nel prossimo triennio. Analoga è la proporzione di imprese che investiranno in sostenibilità (46% contro una media Italia del 44%).