Il termovalorizzatore di Acerra chiude fra tre mesi e la politica tace. Legambiente lancia l’allarme

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in foto a destra Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania

“Mancano più di tre mesi alla preventivata chiusura di Acerra e l’immmobilità la fa da padrone. Tutti sapevano, tutti non hanno fatto nulla. Una continua “emergenza programmata” a danno delle comunità. Ancora una volta, come da decenni, si registra incapacità politica di gestire il ciclo integrato dei rifiuti e quello non meno importante delle responsabilità. Unico ciclo che funziona è quello delle chiacchiere, dei proclami e dello scaricabarile”. Così, in una nota, Mariateresa Imparato presidente Legambiente Campania sulla prossima chiusura del termovalorizzatore di Acerra. “Siamo al paradosso, solo in Campania se da un lato non si riesce a gestire una chiusura programmata dell’inceneritore, dall’altra è ancora più grave che non si riescano a portare avanti politiche che permettano al ciclo di rifiuti di chiudersi, favorendo la realizzazione degli impianti di compostaggio – spiega – Questi impianti vanno pensati, progettati e realizzati bene, con processi partecipativi che coinvolgano le popolazioni locali, ma vanno fatti. La Regione su questo deve mettersi in gioco, accompagnando i processi, coordinando le iniziative e mettendo in campo strumenti efficaci per la loro realizzazione non solo lanciando appelli”. “Possibile che in Campania anche questo diventa straordinarietà? E nel frattempo la Campania è sotto l’incalzante sanzionamento da parte della Commissione Europea per le inadempienze in materia di gestione dei rifiuti, che occorre ricordare attinge dalle nostre tasche ad una velocità pari a 120.000 euro al giorno, la situazione è tutt’altro che confortante – conclude – Al 31 dicembre 2018 per tale motivo l’Italia ha pagato 151,64 milioni di euro”.