Ercolano, il vescovo Di Donna: La camorra? Qui è stata (quasi) sconfitta, ora serve una rivoluzione culturale

485
in foto monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra

Un invito a non farsi rubare “la libertà riconquistata” dal racket e dalla camorra ma a rimanere “cristiani che amano la loro città”. Così il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha esordito all’alba nella Basilica di S. Maria a Pugliano a Ercolano nell’omelia che conclude la novena della Madonna Assunta, patrona della città. L’evento religioso che qui si intreccia con quello civile (il 14 agosto 1699 la popolazione si riscattò dal dominio baronale dei feudatari) ha dato l’occasione per ricordare la liberazione dal giogo oppressivo della camorra e delle estorsioni che, negli scorsi anni, ha piegato il tessuto produttivo ed economico di Ercolano. Liberazione resa possibile grazie alle denunce degli imprenditori e alle operazioni anti clan delle forze dell’ordine. ”Anche la nostra città ha vissuto di recente un tentativo, piuttosto riuscito, di liberazione dal potere della camorra e del racket. Dal 2003 al 2009 vi sono stati 58 omicidi e 34 tentativi di omicidio. Questo numero da solo dà l’idea del clima in cui si viveva, la quiescenza generalizzata dei commercianti che pagavano il pizzo, la difficoltà in cui si svolgeva la vita quotidiana dei cittadinì’ ha commentato Di Donna facendo riferimento al libro ‘Ercolano. Una storia antiracket’. ”Ma quella realtà che sembrava immutabile nel giro di alcuni anni e’ stata capovolta. E così, non più nomi di assassinati per le strade ma numeri delle operazioni di polizia, di arresti e dei processi in tribunale. Non tutto è stato risolto ma almeno sono finiti gli omicidî’. Risultati raggiunti dall’incontro di imprenditori con l’esperienza antiracket, con la fiducia nelle istituzioni che ha sconfitto una mentalità paurosa. ”Cominciano timidamente a denunciare i commercianti, le donne innanzitutto. Ne seguono passeggiate nei posti insanguinati dalla camorra, l’impegno di Radio Siani, e quello della chiesa che fece la sua parte apponendo sulle facciate esterne uno striscione con la frase ”Per amore del mio popolo non tacerò”. Ma l’invito è tenere alta l’attenzione. “Certo, forse non del tutto la città è stata liberata perché non basta il successo giudiziario e investigativo ha detto Di Donna “C’è bisogno che questa liberazione dal potere della camorra sia supportata da un autentico sviluppo culturale, sociale ed economico, turistico. Se ciò non avviene, tutto sarà perduto e questa liberazione sarà quasi vanificata”. Ai fedeli presenti in piazza, infine, l’esortazione “Non lasciatevi rubare la libertà riconquistata. Mai più padroni sul nostro territorio: né camorristi né di altro tipo. Ma liberi cittadini e cristiani che amano la loro città”.