Acqua: attivati 5,5 mld di investimenti, ma non sono sufficienti

54

Con un metodo per la prima volta omogeneo in tutta Italia sono state approvate le tariffe 2014-2015 per 1.736 gestioni che interessano circa 49 milioni di italiani, l’83% della popolazione del Paese. Considerando il dato complessivo delle tariffe approvate, la variazione media rispetto all’anno precedente è del +4,1% nel 2014 e del +4,5% nel 2015. A fronte di questi aggiornamenti sono stati attivati investimenti per circa 5,5 miliardi di euro per il periodo 2014-2017, che presuppongono interventi corrispondenti all’intera dotazione infrastrutturale preesistente al 2013. Inoltre, rispetto al dato consuntivato nel 2012, nel solo 2015 si registra un incremento del 55% degli stessi investimenti. È quanto emerge dalla relazione 2015 al Parlamento dell’Autorità per l’energia elettrica. L’aumento degli investimenti è visto come un segnale positivo dall’Autorità, ma “non ancora sufficiente”, come spiegato a margine della presentazione della relazione. gli investimenti necessari ammontanto a “60-65 miliardi peri i prossimi decenni, tendenzialmente concentrati nei primi anni, quindi il livello dovrebbe raddoppiare nel prossimo anno”, si sottolinea ancora. I dati raccolti in relazione alla qualità contrattuale hanno evidenziato livelli delle prestazioni molto differenziati a livello nazionale, evidenziando casi di eccellenza e di estrema difficoltà nel rispettare quanto previsto dalle carte dei servizi. Al riguardo, l’Autorità si accinge, entro la fine dell’anno, a introdurre una regolazione uniforme sul territorio nazionale.

Le Regioni

Quanto all’assetto organizzativo del settore tutte le Regioni hanno provveduto a delimitare gli Ato, evidenziando un trend positivo verso l’ambito unico regionale (10 regioni), anche se non è ancora stata raggiunta l’auspicata omogeneità a livello nazionale, sottolinea l’Authority. In 5 regioni (Liguria, Lombardia, Veneto, Marche e Campania) si riscontra poi la presenza di ambiti di dimensione inferiore al territorio delle province o città metropolitane, suggerendo ulteriori approfondimenti in ordine alla conformità al quadro normativo. In relazione al completamento del processo di costituzione degli enti di governo dell’Ambito, in 6 regioni (Lazio, Campania, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia) si riscontrano ancora elementi di potenziale criticità, pur essendo in corso, in alcuni contesti, iniziative volte al loro superamento. Per quanto riguarda i casi di mancato affidamento del Sistema idrico integrato al gestore d’ambito – la normativa ne obbliga il passaggio entro il 30 settembre 2015, pena l”ttivazione di poteri sostitutivi – riguardano 15 Ato distribuiti in 8 regioni. Numerose sono infine, pur in un quadro di graduale razionalizzazione, le porzioni di territorio nazionale che non sono ancora servite, per uno o più servizi, dal gestore affidatario, in ragione della presenza di gestori salvaguardati o di resilienti gestioni in economia.