Acqua, dallo Studio Vizzino diffida al ministero: più chiarezza sui controlli

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L’avvocato Riccardo Vizzino, col suo studio legale associato, noto per le sue battaglie a sfondo sociale a tutela della collettività, presenta una diffida stragiudiziale al Ministero della Salute, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alle aziende di servizio idrico Gori e Abc.

Oggetto della diffida sono i parametri di misurazione della qualità delle acque destinate al consumo umano. “Gli indici di valore delle componenti organolettiche dell’acqua, individuati dal Dlgs. 2001/31 – così dice il testo della diffida – sono palesemente inadatti laddove si consideri che l’uomo fa uso costante di ‘macchine’ per le esigenze quotidiane”. Le strumentazioni utilizzate per le molteplici necessità “sono altamente tecnologiche ed informatizzate. La normativa in oggetto non afferiva per nulla a tale evoluzione. Dunque, la delicatezza e la sensibilità dei dispositivi posti a supporto dell’uomo impongono una maggiore attenzione.”

Relativamente alle problematiche legate alle proprietà organolettiche dell’acqua, la diffida menziona le cosiddette “acque dure”, che contengono un’elevata concentrazione di sali di calcio e magnesio. La presenza di questi elementi “può provocare la formazione di incrostazioni nelle tubazioni di distribuzione, negli impianti interni e negli apparecchi elettrici utilizzati quotidianamente nelle abitazioni dei cittadini quali boiler, caldaie, centrali termiche, lavatrici, lavastoviglie, macchine del caffè sia elettriche che a gas eccetera”.

Cinque le richieste specifiche. Innanzitutto, si chiede di indicare modalità e tempi dei controlli che vengono effettuali sulle acque potabili e destinate al consumo, di indicare i “dati rilevati ovvero i valori individuati di sostanze presenti nell’acqua che quotidianamente attraversa le tubazioni e che, viene utilizzata normalmente” e quindi di indicare se tali valori possano assurgere a “consistenze dannose per l’uomo o di quanto in suo possesso”. Infine, di indicare le eventuali soluzioni all’addensarsi di tali consistenze, come i cosiddetti “addolcitori” delle acque dure o anche alternative a questi e di indicare proposte legislative e convenzioni che riguardino l’uso degli addolcitori e di altri strumenti per risolvere la nocività dell’acqua di uso comune.

Al termine della diffida, Vizzino dichiara che nel caso in cui non ricevesse risposte concrete in merito a questi cinque punti, si rivolgerà alle autorità giudiziarie civili e penali per la “tutela anche risarcitoria dei diritti e degli interessi dei cittadini come singoli e come categoria”. Viene infine posto un termine di dieci giorni, oltre il quale procederà alla richiesta dei danni materiali subiti dai cittadini “lesi dalla cattiva qualità delle acque di uso quotidiano”.

In allegato, il testo integrale della diffida

 

lettera_decreto_acqua_modificato_1.doc