“Acque torbide” di Monica Florio, raccontare i disagi dell’adolescenza

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di Fiorella Franchini

“In un periodo d’inganno universale, dire la verità è un atto sovversivo”, e un libro ha anche questo compito, non tanto istruire bensì porre domande. “Acque torbide” di Monica Florio – Edizioni Cento Autori – Collana Storie per crescere diretta da Pina Varriale – è una storia che interroga la nostra coscienza sociale e individuale sulle problematiche dell’adolescenza. – I miei libri sono tutti incentrati sul disagio, non solo giovanile, ma, poiché agli adulti preferisco i ragazzi – meno formali e più autentici –, racconto spesso l’adolescenza e, in particolare, ciò che può minacciarla. – dichiara l’autrice, giornalista, saggista e operatrice culturale.
La cronaca segnala un vero e proprio boom di casi di pedofilia in cui vengono coinvolti bambini e ragazzi. Uno scandalo dietro l’altro: genitori preti, inseganti,istruttori, allenatori, adulti nel web che compiono abusi fisici, sessuali, mentali generando nella psiche delle vittime profonde conseguenze personali e relazionali che possono portare, attraverso una generica sfiducia nei confronti dei grandi, alla manifestazione di problematiche legate al corpo, a disturbi nella sfera alimentare, alla messa in atto di condotte auto-aggressive, a volte anche autolesioniste, a problemi nella sfera sessuale, a forti inibizioni e blocchi. Il romanzo di Monica Florio conduce il lettore in quest’universo frastagliato. La storia è raccontata dal punto di vista di Michele, un ragazzino intelligente e intuitivo che a causa dell’aspetto un po’ singolare – è basso, grassottello e con gli occhiali –, viene preso di mira dai coetanei che lo chiamano Polpetta. Quando scopre il legame tra la sorella Valentina e l’istruttore di nuoto, un pedofilo seriale, decide nonostante la fobia per l’acqua, di iscriversi in piscina. Guidato dalla sua spiccata sensibilità, Michele cerca di mettere in guardia Valentina dal suo seduttore ma, al tempo stesso, decide di non rivelarlo ai genitori e di mantenere il segreto. Alla fine, quando tutto sembrerà essersi risolto, altri pericoli, tenteranno di colpire Michele negli affetti più cari.

Monica, sono racconti di fantasia o storie reali?
– Ritengo il quotidiano una fonte di ispirazione importante benché le storie che narro sono sempre frutto della mia fantasia e, quindi, inventate ma, al tempo stesso, veritiere e plausibili. Uno sguardo discreto ma diretto, quello di Monica Florio, al periodo più difficile
dell’esistenza umana, a metà strada tra infanzia e maturità, tra contestazione e ricerca di punti di riferimento. Inquietudini e insicurezze che vanno riconosciute e indirizzate verso la consapevolezza di se stessi.

“Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi” ha scritto
Franz Kafka , la scrittura per te è narrazione della realtà o denuncia sociale?

– Nel riflettere la realtà mi propongo di scrivere romanzi di denuncia, incentrati su quanto avviene davanti ai nostri occhi ma tendiamo a rimuovere perché ci vergogniamo di noi stessi in quanto complici se non direttamente responsabili. È il caso della pedofilia sugli adolescenti e del bullismo omofobico. Pur sapendo che esistono, finiamo per tollerarli o addirittura per giustificarli. Uno degli aspetti che invade maggiormente la piche dei bambini è proprio il fatto che viene violata la fiducia più che il corpo, quel rapporto di sicurezza, di affidabilità che pagheranno a caro prezzo per tutta la vita.

Quali ulteriori interrogativi fa nascere questo romanzo?
– Ho voluto mostrare la crisi di una famiglia borghese che si disgrega a causa dell’egoismo dei genitori, talmente concentrati su se stessi da trascurare i figli adolescenti. Anche quando verrà ristabilito l’equilibrio familiare, lo sguardo dei giovani protagonisti verso il mondo resterà mutato, il rapporto compromesso. E poi, davvero pensiamo di conoscere le persone con cui viviamo? Non siamo chi sembriamo, ecco il punto. Una diffidenza che avvelena i legami, il concetto di esistenza e di comunità. Il romanzo di Monica Florio, non riguarda, dunque, una sola tematica, ma investe la visione di tutto il nostro vivere quotidiano, nella quale ognuno può ritrovare i propri dubbi e le proprie angosce, l’incomunicabilità, l’insoddisfazione, la
decadenza dei valori. A fronte di questa gravità contenutistica la narrazione dell’autrice conserva una speditezza narrativa e una delicatezza di sentimenti, anche nell’attenzione ai dettagli e alla rappresentazione psicologica dei personaggi, che arriva direttamente al cuore del lettore. Un libro come una ferita, un graffio sulla pelle della nostra indifferenza, che mette in discussione la percezione della realtà dei genitori, degli educatori e dei ragazzi, fissando idee, pensieri, trasformando le emozioni in esperienza di vita.