Acquistare azioni per puntare al dividendo conviene sempre?

Quando un investitore, abituato ad acquistare obbligazioni, volge lo sguardo alle azioni societarie è naturalmente attratto da quelle con una certa regolarità nella distribuzione del dividendo agli azionisti.

Il dividendo, pur non essendo una cedola periodica sicura come per i Titoli di Stato e i corporate bond, rappresenta per molti investitori un modo per ricevere in anticipo una porzione di quanto investito nell’azionario.

Ciò di cui vogliamo discutere è se tale approccio conviene sempre all’investitore. Alcuni scenari, infatti, andrebbero tenuti in debita considerazione.

Il dividendo durante i mercati ribassisti

Le azioni societarie che riconoscono dividendo agli azionisti, permettono a questi ultimi di ottenere una remunerazione variabile mentre tengono impegnato il capitale. Il dividendo è una condivisione dei profitti annuali con i possessori delle azioni, a cui in alcuni casi possono aggiungersi dei dividendi straordinari dovuti a cessioni di business, o a extra profitti.

Intanto il prezzo delle azioni fluttua in Borsa secondo le dinamiche di mercato. Durante i periodi favorevoli, l’azionista beneficia del dividendo e di un aumento del valore del capitale dovuto a un prezzo per azione superiore.

Nelle fasi ribassiste, invece, il valore del titolo potrebbe perdere molti punti percentuali e addirittura portarsi al di sotto del prezzo medio di carico, ovvero quanto speso per acquistare le azioni. In tale condizione il dividendo, ammesso che l’azienda sia in grado di garantirlo (stiamo ipotizzando una fase economica critica), servirà forse a coprire una porzione delle perdite non contabilizzate.

In questi casi, altri strumenti finanziari di ricopertura dal rischio possono venire in supporto all’investitore attraverso le piattaforme digitali sviluppate per investire online in qualsiasi condizione di mercato.

Tali strumenti di investimento permettono di operare esclusivamente sul prezzo delle azioni sottostanti, allo scopo di esporsi durante le fasi rialziste e anche quelle ribassiste. In questo modo, pur non eliminando del tutto il rischio, mentre si resta investiti sulle azioni con dividendo è possibile provare a generare plusvalenze anche quando il titolo mostra di aver intrapreso una fase discendente non strutturale.

Foto: Pixabay.

Le azioni con dividendo: cos’altro considerare?

Quando si valuta un titolo azionario perché lo storico dimostra una buona continuità nel distribuire dividendo, non è necessario guardare soltanto alla continuità e alla crescita costante. L’investitore dovrebbe porre attenzione anche al payout ratio (la percentuale di utile netto condivisa sotto forma di dividendo) impostato dalla governance della società.

Generalmente un payout ratio superiore all’80% viene considerato estremo e lancia un campanello d’allarme sulla sostenibilità sul lungo periodo di tale politica. Meglio allora prediligere società che hanno stabilito un payout ratio non superiore al 50%, perché è segno di una gestione prudente e volta non solo a premiare gli azionisti, ma anche a mantenere una riserva di liquidità strategica per i momenti difficili.

Inoltre un obbligazionista dovrebbe confrontare il rendimento medio di periodo dei Titoli di Stato e il dividend yield (il rapporto tra il dividendo annuale e il prezzo corrente di un’azione espresso in percentuale) dell’azione sotto esame.

Per un investitore interessato a incassare un reddito più o meno costante nel tempo anche dalle azioni, è dunque utile operare delle attente valutazioni e tenersi pronto a ricoperture con altri strumenti finanziari.