Addio a Bergamene pioniere del design

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Enzo Enzo Bergamene è stato un combattente. Nella vita, fino all’ultimo giorno; come nella professione. Proprio ieri (10 luglio 2014), non avendolo visto agli esami in Accademia, non ho avuto il coraggio di chiedere notizie ai suoi assistenti, avevo lasciato il tavolo centrale dell’aula 206, sperando che lo avrebbe presto occupato. Speravo che insieme, prima o poi, avremmo urlato “silenzio!”, da due lati opposti dell’aula, eravamo piuttosto prevedibili nell’insofferenza. Non è eccessivo ricordarlo oggi ai colleghi con l’appellativo di “pioniere” del design della comunicazione in primis e come professionista quale “inventore” di quel “mestiere del grafico”- che nel Mezzogiorno – ci ha visti negli anni Settanta impegnati a traghettare il mestiere verso una professione, nel tentativo, anzi di accreditare un’attività inesistente per molti, in un lavoro di estrema complessità e con ricchissimi ascendenti culturali. Nella formazione Enzo è stato impegnato nel suo più importante progetto: aver dato a Napoli un itinerario formativo nel design, nell’Accademia di Belle Arti. Chi esercita oggi la professione del designer non può neppure immaginare cosa potesse essere il nostro lavoro nei primi anni Settanta. La scuola più grande – forse l’unica – scuola che tutti quelli della nostra generazione (e meridionali) hanno avuto è stato il Partito, nel Partito (allora nobile e bella parola) abbiamo mosso i primi passi nella “evangelizzazione”, verso quello che oggi – grazie a persone come Bergamene – possiamo definire “professione designer”. Nella avventurosa storia della grafica (oggi orgogliosamente “design di comunicazione”) degli anni Settanta-Ottanta – che ho sinteticamente tracciato altrove – l’inizio, nel Sud dell’Italia, si deve ad un incontro curato da Enzo: “La comunicazione grafica delle organizzazioni e delle istituzioni democratiche”, con la partecipazione, insieme a chi scrive, di Massimo Dolcini, Filiberto Menna, Michele Provinciali e Lica Steiner. L’obiettivo di Enzo era quello di far capire, ai “cepponi” del Partito napoletano, che fare comunicazione visiva di qualità, per la cultura della politica, era un percorso ineludibile e bisognava cominciare ad occuparsene seriamente. Enzo riuscì a “schierare” un critico d’arte, Filiberto Menna, che come pochi si occupava allora di design, e tre grandi Maestri (Dolcini, Provinciali e la Stainer). Bergamene è stato inoltre un designer di eccellente capacità creativa ed ha vissuto l’evoluzione della figura professionale e l’inevitabile “conflitto” tra Arte e Design; ha realizzato per la Fondazione Morra una identità visiva del Museo dedicato all’artista Hermann Nitsch e moltissimi lavori nei quali prevaleva spesso la frequentazione delle arti visive, dall’ironia del canestro caravaggesco di mozzarella (per il consorzio della Dop campana), al capitello tipografico per l’Istituto Palizzi, presentato alla Biennale della grafica di cattolica, nel 1984. Nel 2011, dopo quasi quarat’anni di lavoro, ha voluto rimescolare tutte le carte nella suggestiva e poetica performance dal titolo: “Guarda c’è la luna”, tenuta negli spazi della galleria Ferrari in via Cervantes a Napoli, con l’attrice Cristina Donadio, la Mouse erotic-fetish performer Alessandra Borgia, le musiche originali di Hermann Nitsch e di Maurizio Cantone eseguite dal vivo da  Cantone e Paolo Licastro (contrabbasso, fiati, iPhone  e iPad). È stato uno sconfinamento nelle arti, o forse un ritorno, ideato per riprendere quell’itinerario della formazione che quelli della nostra generazione hanno dovuto percorrere, in mancanza di altre strade per il design. Recentemente in Accademia, a giugno, alla presentazione del mio libro, ha voluto lasciarci in dono una intensissima riflessione sul destino e le contraddizioni della tecnica e sul futuro della tipografia nell’era digitale, che amava accogliere con naturalezza, senza dimenticare di ricordare il piacere delle matite. Enzo Bergamente lascia tuttavia una eredità forte; è riuscito nel più bel progetto che un designer possa immaginare: un corso di studi superiore per il design della comunicazione a Napoli, accudito con amorevole tenacia, difeso e fatto crescere con la passione di una generazione di combattenti per l’affermazione di una professione tuttavia ancora “debole”. Se mi ritrovo ancora in Accademia (luogo che ho lasciato per l’Università molti anni or sono) è solo per la sua tenace insistenza, che per anni lo ha visto impegnato a mettere insieme un team teaching selezionando uno ad uno i colleghi che gli sembravano adeguati al Suo progetto, alla Sua visione del design. Enzo ha saputo gestire anche ciò che è sempre difficile nel mondo Accademico, il suo stesso avvicendamento, ha saputo anche guidare e ispirare Enrica d’Aquanno, alla quale ha affidato il destino del suo migliore progetto.  

Pino Grimaldi