Gennaro Sasso, tra i maggiori filosofi e storici del pensiero italiani del secondo Novecento, continuatore della grande tradizione idealistica di Benedetto Croce e Giovanni Gentile, è morto a Roma all’età di 97 anni. Studioso di eccezionale rigore e una delle ultime grandi figure della tradizione storico-filosofica italiana nata dall’incontro tra filologia, pensiero e coscienza civile, il nome di Saso è legato soprattutto agli studi su Niccolò Machiavelli, su Croce, su Dante Alighieri e sull’idealismo italiano, ma la sua opera ha attraversato, con impressionante ampiezza, l’intera storia della filosofia occidentale, da Platone a Gentile, da Lucrezio a Thomas Mann.
Sasso ha insegnato storia delle dottrine politiche, storia della filosofia e filosofia teoretica all’Università “La Sapienza” di Roma, di cui era stato nominato professore emerito nel 2005. Direttore dal 1986 al 2010 dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli fondato nel 1946 da Croce, dal 1987 al 2020 ha guidato la storica rivista di filosofia, storia e letteratura “La Cultura”, rinata nel 1963, grazie a lui e a Guido Calogero, dopo essere stata soppressa dal fascismo nel 1935. Era presidente della Fondazione Giovanni Gentile, presidente dell’Edizione nazionale delle Opere di Benedetto Croce e socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.
Nato a Roma il 25 giugno 1928, Sasso apparteneva a una generazione di studiosi formatasi all’ombra dei grandi maestri del Novecento italiano. All’Università di Roma fu allievo di Carlo Antoni e di Federico Chabod, discutendo nel 1950 una tesi sul pensiero politico di Machiavelli. Frequentò le lezioni di figure decisive della cultura italiana: Gaetano De Sanctis, che egli stesso avrebbe definito ”il più strabiliante”; Guido De Ruggiero; Luigi Scaravelli; Pantaleo Carabellese; Natalino Sapegno. Fu proprio Sapegno a presentargli, durante un esame universitario, il giovane Cesare Garboli, con cui nacque un’amicizia destinata a durare tutta la vita. Negli anni immediatamente successivi alla laurea entrò all’Istituto Italiano per gli Studi Storici, fondato da Croce a Palazzo Filomarino. Quell’esperienza fu decisiva: non soltanto per la sua formazione intellettuale, ma perché lì si consolidò il metodo che avrebbe caratterizzato tutta la sua opera. Per Sasso, la filosofia non era mai astratta costruzione sistematica, ma analisi concreta delle forme storiche del pensiero; e la storia, a sua volta, non era semplice cronaca degli eventi, bensì luogo drammatico in cui le idee rivelano la loro necessità e i loro conflitti.





































