Napoli piange la scomparsa di Gerardo Mazziotti, l’architetto ribelle

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in foto Gerardo Mazziotti

E’ morto a Napoli a 98 anni l’architetto Gerardo Mazziotti,  tra i grandi protagonisti dell’urbanistica e della società civile napoletana degli ultimi 50 anni. Storico collaboratore e opinionista del Denaro, Mazziotti era stato tra i principali animatori del Centro Studi Nicola Amore – fondato dal direttore del Denaro Alfonso Ruffo e da Ermanno Corsi (che ne era il presidente) – assieme a storiche figure dell’architettura non solo napoletana quali quelle, tra le altre, di Guido D’Angelo e Aldo Loris Rossi. E proprio per Denaro Libri scrisse nei primi anni Duemila “Bagnolineide”: in cui volle raccontare “la montagna di errori, di orrori e di promesse mancate” di una lunga e travagliata vicenda: la trasformazione urbana di Bagnoli. “Bisognerebbe mandare a casa i professionisti della politica, – affermò allora – una pletora di gente incolta, impreparata e litigiosa che spesso beneficia delle cariche pubbliche senza dare niente in cambio”. “Caratterizzato da una vis polemica non comune – ricorda oggi Ermanno Corsi -, Mazziotti si è battuto come un leone, fino ai suoi ultimi giorni si può dire, contro l’inammissibile sciatteria e superficialità con cui si governava una città di grandi e nobili tradizioni come Napoli”. “Del resto – aggiunge Corsi – non è un caso che volemmo intitolare il nostro Centro Studi a Nicola Amore, l’unico vero sindaco che la città abbia avuto nella sua storia unitaria”.
Nato a Corigliano Calabro nel 1924, Mazziotti si laurea alla facolttà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli nel 1950 con una tesi, premiata dal Coni, su un velodromo coperto.  Il relatore della tesi, Carlo Cocchia, lo volle nel suo studio e lo associa nella progettazione dello stadio San Paolo. Negli stessi anni lavora alla riprogettazione del Padiglione del Nord America nella Mostra d’Oltremare. Nel corso degli anni cinquanta  collabora nella progettazione del rione La Loggetta insieme a Carlo Cocchia e Giulio De Luca, della residenza Giordani (oggi ostello della gioventù) e delle case a schiera per l’INA-Casa a Pozzuoli. Realizza da allora in poi numerose opere pubblicate sulle riviste italiane e straniere, tra le quali: le Terme del Solaro a Castellammare di Stabia, l’Ostello della Gioventù a Napoli Mergellina, la sede della Banca d’Italia di Benevento, il Polifunzionale scolastico a Napoli Marianella (“la machine à ètudier” esposta per un anno alla Fondation LC di Parigi ), l’Ospedale di Abhomey nel Bènin, il quartiere Monteruscello Uno, le Torri Cartesiane a Napoli Scampìa, la Villa Ajello a Corigliano Calabro.
Negli anni settanta diviene il direttore dei servizi tecnici dell’Istituto autonomo per le case popolari della provincia di Napoli (IACP) per il quale progetta alcuni palazzi nel nascente quartiere Scampia. A Benevento, nel 1968, costruisce il complesso della Banca d’Italia con Massimo Nunziata e Michele Pagano. Tra il 1970 e il 1980 progetta un complesso scolastico a Marianella dove vengono espresse a nudo le strutture portanti con l’ausilio della facciata continua.
Come studioso ha pubblicato i seguenti libri: Le cento sedi della Banca d’Italia (1960); Il recupero dei centri storici (1965); La ricerca della Forma (1992); Costruire (1992); Il Partenone (1993); Bagnoli, cronaca di un fallimento annunciato (1993); Progetto per Napoli metropoli europea (1994); Dalle case collettive alle Unità urbane (1995); Il Testimone (2001); L’assalto alla diligenza – lo spreco di migliaia di miliardi (2005); Bagnoli, odissea di una trasformazione urbana (2009); Diario napoletano (2012); Una vita da irriducibile irrequieto (autobiografia) (2015).
Il 5 luglio 2005 ha ricevuto il Premio Kivanis ai Calabresi Emeriti; il 9 luglio 2008 gli è stato assegnato il Premio Internazionale di Giornalismo Civile; il 2 giugno 2011 gli è stato conferita l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica. Ha scritto di lui il filosofo Aldo Masullo: «Dinanzi all’umiliante dileguarsi delle forme e al rifiuto sprezzante degli stili Gerardo ha l’audacia di rivendicare il primato classico della “forma” e di assumere quale principio religioso del suo lavoro di architetto il monito del grande Le Corbusier “l’architettura è al di là dell’utile”».