Addio a Lea Vergine. La critica d’arte muore 24 ore dopo il marito Enzo Mari

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in foto Lea Vegine

Dopo il grande designer Enzo Mari è morta anche la moglie, curatrice e critica d’arte Lea Vergine. I coniugi se ne sono andati a un giorno di distanza l’uno dall’altro. Entrambi erano ricoverati all’ospedale San Raffaele di Milano per le complicazioni da coronavirus. Mari si è spento all’età di 88 anni nella mattina di lunedì 19 ottobre, mentre la moglie all’età di 82 anni è deceduta oggi.
Lea Vergine, all’anagrafe Lea Buoncristiano, era nata a Napoli il 5 marzo 1936. Si era trasferita a Milano e dopo anni di convivenza aveva sposato il designer Enzo Mari: dalla loro unione è nata la figlia Meta. Studiosa dei nuovi linguaggi visivi, nel saggio “Il corpo come linguaggio” (Prearo Editore, 1974) Lea Vergine ha analizzato la nascita e l’evoluzione della Body Art, imponendosi come una delle principali studiose delle avanguardie delle azioni performative. Ha posto in rilievo (in “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche”, Mazzotta, 1980) la funzione delle donne nei fenomeni artistici della prima metà del XX secolo, apportando un contributo fondamentale sia nell’approccio critico sia nella rivalutazione dell’opera artistica femminile. Tra le sue numerose pubblicazioni si segnalano: “Attraverso l’Arte/Pratica Politica” (Arcana, 1976); “L’arte ritrovata” (Rizzoli, 1982); “L’arte in gioco” (Garzanti, 1988); “Gli ultimi eccentrici” (Rizzoli, 1990); “L’arte in trincea. Lessico delle tendenze artistiche 1969-1990” (Skira, 1996); “Body art e storie simili. Il corpo come linguaggio” (Skira, 2000); “Ininterrotti transiti” (Rizzoli, 2001); “Quando i rifiuti diventano arte. Trash rubbish mongo” (Skira, 2006); “Parole sull’arte 1965-2007” (Il Saggiatore, 2008); “La vita, forse l’arte” (Archinto, 2014). Nel 2016 il testo autobiografico “L’arte non è faccenda di persone perbene” (Rizzoli), scritto in collaborazione con Chiara Gatti, ne ha compiutamente ricostruito il percorso umano e artistico.
Ha curato altrettante numerose mostre, tra cui: “L’altra metà dell’avanguardia”, Milano, Palazzo Reale, Roma, Palazzo delle Esposizioni, Stoccolma, Kulturhuset (1980-1981); “Arte cinetica e programmata”, Milano, Palazzo Reale (1983-1984); “Geometrie dionisiache”, Milano, Rotonda della Besana (1988); “Quando i rifiuti diventano arte / Trash”, Musei di Trento e Rovereto (1997-1998). Nel 1991 ha curato il convegno “Arte: utopia o regressione?” a San Marino; e nel 1996 il convegno “La scena del rischio” alla Galleria Civica di Torino.