Addio allo scenografo Franco Mancini. Lavorò con Eduardo e Francesco Rosi

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in foto (ultimo a destra) Franco Mancini con l'architetto Zarrella e Bruno Orsi (dalla pagina Facebook dell'Archeoclub Lubrense)

E’ morto lo scenografo Franco Mancini. A darne notizia nel pomeriggio, attraverso un post su Facebook, è l’Archeoclub Lubrense. “Stamattina – si legge nel post – è arrivata l’urna con le ceneri di Franco Mancini, uno dei più prestigiosi studiosi italiani, scenografo, docente, storico e critico. Ad accoglierlo al cimitero di S. Maria la Neve, c’è stato l’assessore alla cultura, Sergio Fiorentino amici e parenti. L’architetto Mancini, massese di nascita, da oggi riposa nella tomba di famiglia. L’Enciclopedia dello Spettacolo riporta tutta l’estesa biografia del nostro amico che è stato sempre vicino all’Archeoclub, soprattutto in occasione dell’Operazione Conoscenza degli anni ’90, curando l’allestimento di tutta la mostra sui beni culturali di Massa Lubrense.
Qui ricordiamo la motivazione che fu scritta da Franco Simioli nel conferimento del ‘Vervece d’oro’: “Per aver trasfuso nella sua ultraquarantennale attività di architetto, scenografo e studioso di teatro l’animo massese, espresso con la profonda attenzione ai valori etico-sociali ricercati, sia nel passato che nella società contemporanea, a mezzo dell’interpretazione più autentica del sentimento e del costume popolare posta nelle scenografie delle grandi opere teatrali, cinematografiche e televisive degli autori del valore di Luigi Pirandello, Giacomo Rossini, Edoardo Scarpetta, Eduardo De Filippo, Vinti, Nelli, Cerlone, Marotta, Francesco Rosi, Damiano Damiani, Silvio Siani e tanti altri ancora; e negli importanti contributi alla conoscenza della scenografia dall’età del Barocco ai giorni nostri.
Massa Lubrense annovera Franco Mancini tra i suoi figli migliori per l’alta professionalità raggiunta e per essere egli tornato al paese che gli ha dato i natali, dopo una intensa e proficua vita artistica e professionale vissuta in tutta Italia, sia come titolare di cattedra nell’Accademia di BB.AA. di Venezia e Napoli, che come direttore della stessa Accademia napoletana, che come soggettista e scenografo presso i maggiori teatri italiani sui set cinematografici e televisivi, accanto alla vasta produzione saggistica. Ma nel ‘buon retiro’ di via S. Antonio a Massa centro l’Arch. Mancini ha continuato a lavorare e studiare, esprimendo il suo talento anche per la valorizzazione dei beni artistico-monumentali del paese natio, tra cui la progettazione di un teatro all’aperto, nell’ambito del restauro del Castello dell’Annunziata.
Massa Lubrense, attraverso il conferimento della benemerenza civica ‘Vervece d’oro’ esprime l’apprezzamento per l’alto magistero del Professore Mancini e per il lustro conferito, con la sua presenza, alla nostra Città”.
Rivolgiamo il nostro saluto ed un affettuoso abbraccio ai familiari e alla cara Mariolina Rascaglia
“.

Estratto aggiornato della voce pubblicata nell’Enciclopedia dello Spettacolo
Architetto, scenografo e studioso italiano di teatro, nato a Massa Lubrense (Napoli) il 20 Gennaio 1930. Laureatosi in architettura all’università di Napoli, dopo aver prestato servizio come assistente presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli (1955-1962), dal 1963 al 1966 è titolare alla cattedra di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel ’67 torna all’Accademia di Napoli dove, dal ’70 all’84, ricopre anche la carica di direttore.
La sua attività di scenografo, iniziata nel 1955, si è svolta prevalentemente, con una riconoscibile coerenza di stile, a Napoli, per Eduardo De Filippo e il Teatro San Ferdinando (compagnie Scarpettina e De Filippo). Per lo stesso Eduardo ha allestito una serie di atti unici trasmessi dagli studi milanesi della RAI TV.
Mancini ha lavorato anche per il cinema, creando le scenografie di La sfida di Francesco Rosi (Leone d’argento al Festival di Venezia del 1958), L’isola di Arturo di Damiano Damiani (Gran premio al Festival di San Sebastiano del 1963), Lo sgarro di Silvio Siano (id.), I due della legione di Lucio Fulci (1962). Ha inoltre partecipato alla preparazione dei film La donna scimmia di Marco Ferreri e La rimpatriata di Damiano Damiani.
Le sue idee sulla scenografia, che egli rivendica (contro le esperienze occasionali di artisti figurativi) quale competenza esclusiva di una solida preparazione sia tecnica sia storico-culturale, sono esposte in alcuni articoli, tra i quali ricordiamo Scenografia: un rapporto da precisare in Critica d’arte, 1964, N. 62; Un’esperienza cinematografica: L’isola di Arturo, ivi, 1965, N. 69.
Ottimo studioso di storia della scenografia, si è occupato soprattutto di argomenti relativi al teatro locale, pubblicando in Napoli nobilissima una serie di articoli poi raccolti nel volume Scenografia napoletana dell’età barocca (Napoli, 1964). É anche autore di un fondamentale saggio sulla scenografia del ‘900 dal titolo L’evoluzione dello spazio scenico dal naturalismo al teatro epico, Ed. Dedalo, Bari, 1975.