Addio Cina, i gioielli campani preferiscono l’India

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A cura di Alfonso Vitiello Dopo la salita al potere di Narendra Modi, che prende il posto della nostra connazionale Sonia Ghandi, in India si risveglia la domanda dei gioielli e del A cura di Alfonso Vitiello Dopo la salita al potere di Narendra Modi, che prende il posto della nostra connazionale Sonia Ghandi, in India si risveglia la domanda dei gioielli e del lusso. Il consumo del metallo nobile, secondo il World Gold Council, è aumentato del 40% mentre cala in Cina, la quale guidava questo mercato dal 2011. Nuova Delhi sorpassa alla grande non solo Pechino, ma anche Shanghai, Hong Kong e Tokyo dove la vendita dell’oro crolla del 37 %. Il consumo dell’oro in India non è dovuto solamente al cambiamento delle politiche del governo e al ribasso del prezzo, ma anche al periodo delle festività religiose e delle celebrazioni di matrimoni. Ottimi affari dunque per i napoletani e in particolare per il comparto del corallo di Torre del Greco, vista la dote in gioielli che ogni sposa indiana porta con sé. Sicché non sono poche le aziende campane che, abbandonando quello cinese, si stanno affacciando sul mercato indiano. Il primato cinese del consumo dei beni di lusso è dunque già finito. E una delle principali ragioni è nella lotta alla corruzione scatenata dalle autorità cinesi con il conseguente calo delle vendite di merci preziose destinati a regalie. (Tra parentesi: basterebbe poco permetter fine a questa pratica diffusa in tutto il mondo. Gli effetti se ne vederebbero subito. La corruzione, infatti, alimenta la sfiducia del pubblico e ha effetti depressivi sugli investimenti. Speriamo, dunque, che seguendo l’esempio cinese i Paesi europei si decidano a fare un passo avanti in questa direzione. Anche perché, come si dice a Napoli, “una noce nel sacco non suona” e non si può combattere da soli la international corruption, come ben sanno da anni gli americani). Insomma l’oro preferisce i mercanti indiani e Delhi riconquista la leadership nella vendita dell’oro fino. D’altra parte anche molti altri paesi asiatici hanno avuto un calo nel consumo dell’oro giallo, dalla Thailandia al Giappone. Perciò consiglierei alle aziende produttrici di gioielli di concentrare le proprie risorse, i propri sforzi e investimenti nel mercato indiano. La partecipazione a fiere settoriali potrebbe essere un ottimo elemento di penetrazione in un mercato come quello indiano non facile da gestire da lontano. Molta attenzione va posta ai dazi doganali. L’India non ha mai ridotto i dazi doganali per limitare l’import, anzi al contrario il governo centrale cercherà di irrigidire le importazioni per aumentare il loro prodotto interno.