Addio a Giulio Avati, giornalista di razza

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In foto Giulio Avati

Con Giulio Avati, morto prematuramente ieri mattina a Napoli, se ne va un altro testimone di un giornalismo ormai estinto (e non solo perché tutto, o quasi, è mutato sotto il profilo produttivo e tecnologico): nel quale “l’essere umani”, anche a dispetto di un’immagine della professione che voleva accreditare il contrario, era parte integrante del mestiere: il che non voleva dire, secondo la moda d’oggi, esser buoni a tutti i costi (di una bontà che spesso fa soltanto da paravento all’indifferenza e al cinismo quando non a uno smisurato egocentrismo). Giulio Avati, giornalista figlio di giornalisti – con una storia professionale, dunque, che aveva radici fin dentro la stagione eroica della stampa napoletana, quella succeduta agli Scarfoglio e alle Serao – era per l’appunto un professionista di quella fatta: amato e apprezzato dai colleghi, soprattutto quelli più giovani. Ecco il ricordo, sul Mattino, il giornale per il quale aveva lungamente lavorato, di Pietro Gargano.

“Giulio Avati se ne è andato nel sonno, su una poltrona in casa del fratello Roberto a Bagnoli. È stato un cronista di razza. Pur essendo figlio d’arte – suo padre, colonna del Corriere di Napoli, era corrispondente storico del Messaggero – aveva cominciato dalla gavetta, respirando la polvere dei campi di calcio di periferia.
Era l’esatto contrario di ciò che sembrava. Sonnolento all’apparenza, stava ben sveglio sulle notizie, veloce nello scrivere quanto lento nel parlare. Pareva un tipo tranquillo, eppure amava il pericolo, la velocità, le corse dei cavalli da spettatore e protagonista, il poker all’americana. Sul web c’è una sua foto scattata in un torneo del campionato italiano, quando era in testa. Tra le sue doti, una notevole memoria: ricordava tutte le carte uscite e tutti i precedenti di un caso di nera.
Si occupò da inviato dei delitti della Uno bianca a Bologna. Scrisse sulla tragedia dei dodici angeli morti nella galleria del Melarancio e del processo Zarrelli per i tre ammazzati di via Caravaggio.
Gli volevamo bene, ci narravamo esempi della sua leggendaria distrazione. Una volta si fermò in un autogrill per un bisogno e all’uscita sbagliò vettura, sedendo al volante di un’auto accanto a una signora che all’avvio del motore cominciò a urlare. Prima che imboccasse l’uscita successiva, i carabinieri indagavano su un misterioso rapimento.
Qualche anno fa diventò uno di famiglia. Era appena finito, male, il secondo dei suoi tre matrimoni e cercò riparo da me. Tornava a casa solo per dormire. All’improvviso svanì. È stato pure sindacalista, nel 1993 eletto nel comitato di redazione con Francesco Romanetti ed Enzo Ciaccio. Al momento della pensione lavorava nella redazione degli Interni. Ci mancheranno la sua bravura, il suo disincanto, le sue contraddizioni. Statte bbuono, Giugiù, un abbraccio forte forte”.

(Pietro Gargano per Il Mattino)

LUTTO AVATI

La redazione del quotidiano online ildenaro.it si unisce al dolore del collega Francesco Paolo Avati per la perdita del caro papà Giulio. A Francesco ed alla sua famiglia vanno le più sentite e partecipate condoglianze da parte della direzione, dei giornalisti e dell’amministrazione.