Adolescenti in burnout, l’ecatombe mentale dei nostri ragazzi 

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Un dramma che in una manciata di giorni ha travolto due famiglie e un’intera comunità scolastica, quella del liceo scientifico Frisi, in provincia di Monza. Due ragazzi del quinto anno hanno deciso di togliersi la vita, e ora studenti, professori, genitori e l’intera opinione pubblica si interroga con angoscia. Ansia, stress scolastico, ma spesso anche un malessere personale e problemi di salute, di disagio personale o relazione. Le scuole superiori che sono effettivamente esigenti. Sempre più stress tra i banchi di scuola ed i ragazzi di oggi si ritrovano in burnout. Quando si parla di questa Sindrome si fa riferimento ad un vero e proprio esaurimento emotivo che colpisce gli adulti nel mondo del lavoro, specie quelli impegnati in professioni di aiuto, ma anche le persone che impegnano molte energie in quello che fanno. Siamo in una era in cui tutto scorre velocemente. La tecnologia, le relazioni, i momenti di condivisione, la scuola, tutto corre ad una velocità significativa. Questa condizione di iperarousal corporeo risveglia delle constanti emozioni di ansia, preoccupazione e delle volte anche di rabbia. Insieme alle emozioni ad uscirne frastornato è anche il corpo. La sindrome si lega alla presenza di uno stress cronico e persistente correlato ad esaurimento fisico ed emotivo. Negli ultimi tempi c’è stato un segnale di aumento della fragilità emotiva dei ragazzi. Sempre più giovani e giovanissimi sono vittima di stress e ansia, tanto da dover necessitare di cure psichiatriche e psicoterapeutiche. Al contempo si registrano casi di diciottenni che si presentano volontariamente ai servizi ambulatoriali di psichiatria. In crescita anche i numeri di ricoveri minorili. In un caso su tre, i medici diagnosticano disturbi gravi come depressione o manie. Ragazzi costantemente sotto pressione per apparire al top: a scuola, dove non possono commettere errori, ma anche nella vita privata. E qui c’entrano anche i social network. Devi essere impeccabile, sempre in perfetta forma fisica, fare un sacco di cose, così da postarle e rispondere a tutti su watsapp. Ma i genitori dove sono? Spesso sono assorbiti dal lavoro, dalle relazioni personali e dall’online. Il loro comportamento si ripercuote come un effetto contrappasso sui ragazzi. Le famiglie difficilmente hanno tempo per rilassarsi insieme. Ma non necessariamente i problemi dei ragazzi sono legati alla scuola. Magari anche alla vita privata. Alla società, sempre più competitiva, agli aspetti relazionali che stanno cambiando ed il boom delle nuove tecnologie che certo non aiuta. Ma cosa fare?  Tutti noi abbiamo delle responsabilità nei confronti di questi ragazzi, figli del domani e della nostra società e pertanto dobbiamo aiutarli, sorreggerli, capirli e comprenderli nel difficile cammino della crescita. Dobbiamo affinare la nostra capacità di ascolto, che non è solo verbale. Abbandoniamo la logica della critica ed il criterio di produttività e competizione per i ragazzi e iniziamo ad insegnargli che nessuno può permettersi di dare giudizi sulla loro persona, spiegando loro che un conto è valutare la performance, sottolineando gli errori, altro è svalutare la persona. Poniamo attenzione al loro atteggiamento fisico, traduciamo il linguaggio del corpo, osserviamo i comportamenti quotidiani e soprattutto accogliamo i silenzi che sono la prima e più importante forma di comunicazione degli adolescenti. Infine assumiamoci la responsabilità ed il coraggio di affrontare un argomento di grande rimosso: la morte. Se evitiamo l’argomento, con sentimento di vergogna, o lo mostriamo come un mito desiderabile, con gli adolescenti che in questo periodo di crescita affrontano una nuova nascita sociale avvertendo il bisogno fisiologico di una morte simbolica e culturale che li metta al riparo dalla morte reale, almeno da quella scelta.