“Affrontare il nodo della sanità integrativa”

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Roma, 6 giu. (AdnKronos Salute) – “Nel rapporto ci sono proposte concrete per la riorganizzazione del sistema di sanità integrativa che cercano di ottimizzare le risorse, circa 3,5 miliardi che lo Stato spende oggi per le detrazioni fiscali. Abbiamo mostrato che il sistema delle detrazioni sanitarie oggi è particolarmente ineguale e favorisce per l’80% i redditi elevati e le Regioni del Nord. Il sistema della sanità integrativa, diversamente, garantisce una maggiore redistribuzione dei redditi e con queste risorse che oggi vengono impiegate nel campo delle detrazioni sanitarie, si potrebbe supportare un’adesione generale per tutti i cittadini in grado di abbattere di 20 miliardi la spesa per le prestazioni oggi pagate di tasca propria”. Lo ha spiegato all’Adnkronos Salute Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione salute, alla presentazione del Rapporto Censis-Rbm 2018 sulla sanità pubblica, privata e intermediaria.

“Con il nuovo Governo vogliamo condividere un punto di partenza e dichiarare la nostra disponibilità – afferma Vecchietti – la spesa sanitaria privata è un fenomeno che abbraccia tutti i cittadini italiani, soprattutto ha un’incidenza sui redditi medio bassi e per chi ha fragilità. Affrontare il nodo della sanità integrativa vuol dire dare una risposta a un bisogno sociale del nostro Paese. E non tanto andare a incidere sul finanziamento del Ssn, che rimane una stella polare. Ma, come è avvenuto in alcuni Paesi Ue, va affiancato con uno strumento aggiuntivo, un secondo pilastro, alla portata di tutti e non solo collegato ai redditi dipendenti, che consenta di ridurre un’incidenza crescente sempre più evidente sui redditi delle famiglie della spesa sanitaria privata”.

“Se è vero che il Ssn è universale – prosegue – e che deve garantire a tutti l’accesso delle cure, non possiamo permettere che 2 italiani su 3, 44 mln di cittadini, debbano accedere di tasca propria alle cure”.

La proposta di Rbm Assicurazione salute è quella di prevedere che “attraverso la disponibilità per tutti i cittadini di una polizza sanitaria o di un Fondo sanitario integrativo, si possa realizzare un effettivo affidamento in gestione della spesa sanitaria privata a un sistema ‘collettivo’ a governance pubblica e gestione privata. Un sistema – spiega – in grado di assicurare una ‘congiunzione’ tra le strutture sanitarie private (erogatori) e i cosiddetti ‘terzi paganti professionali’ (le forme sanitarie integrative, appunto) con una funzionalizzazione della spesa sanitaria privata alla tutela complessiva della salute dei cittadini”.

“In termini economici – osserva Vecchietti – si stima che questa impostazione potrebbe consentire di dimezzare e assicurare un contenimento della spesa sanitaria privata attualmente a carico delle famiglie di circa 20 miliardi di euro (più del 50%), con una riduzione dei costi medi pro capite attualmente sostenuti ‘di tasca propria’ di quasi 340 euro”.

“Un secondo pilastro strutturato anche in sanità, inoltre, consentirebbe di contenere anche i gap assistenziali sempre più evidenti tra i diversi Servizi sanitari regionali – evidenzia l’amministratore delegato di Rbm – favorendo altresì un contenimento del costo unitario delle singole prestazioni/beni sanitari (si tratta, in media, di un risparmio compreso attualmente tra il 20% ed il 30%) erogate privatamente ampliando l’accessibilità ai percorsi di cura da parte dei cittadini. Quest’ultimo risultato – ha concluso – potrebbe essere conseguito attraverso l’acquisto collettivo delle prestazioni da parte delle forme sanitarie integrative e l’ottimizzazione delle agende delle strutture sanitarie, rendendo la spesa sanitaria privata non solo più equa ma anche più sostenibile ed efficiente rispetto ad una spesa sanitaria privata individuale”.